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Imposta di bollo in caso di procedura aperta: chiarimenti Agenzia delle Entrate

L’imposta di bollo è disciplinata dal d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, che all’articolo 1, stabilisce “Sono soggetti all’imposta di bollo gli atti, documenti e registri indicati nell’annessa tariffa”.
L’articolo 2, comma 1 prevede che “L’imposta di bollo è dovuta fin dall’origine per gli atti, i documenti e i registri indicati nella parte prima della tariffa, se formati nello Stato, ed in caso d’uso per quelli indicati nella parte seconda”. Il comma 2 al medesimo articolo specifica che “Si ha caso d’uso quando gli atti, i documenti e i registri sono presentati all’ufficio del registro per la registrazione”.
In merito agli atti indicati in tariffa, si osserva che l’articolo 3, comma 1, della tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. n. 642 del 1972 prevede l’applicazioned ell’imposta di bollo, fin dall’origine, nella misura di euro 16,00 per ogni foglio per le “…Istanze, (…) diretti agli uffici e agli organi, anche collegiali dell’Amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, (…), tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo o il rilascio di certificati, estratti,copie e simili”.
Al riguardo, con riferimento al quesito proposto al punto sub 1), si ritiene che nel caso in cui l’adesione alla procedura di gara cosiddetta “aperta”, necessita di una formale domanda di partecipazione da parte dell’operatore economico invitato, la stessa deve essere assoggettata all’imposta di bollo ai sensi dell’articolo 3 della tariffa, parte prima, allegata al citato d.P.R.

Beni strumentali ai fini del reverse charge (e DURC fiscale): chiarimenti Agenzia Entrate

OGGETTO: Articolo 17-bis del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Requisito dell’utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente. ( .pdf )

Con la consulenza giuridica specificata in oggetto, e’ stato esposto il seguente

QUESITO
L’associazione ALFA (di seguito, anche “l’Associazione”, Facendo riferimentoall’articolo 4 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, (convertito, con modificazioni,dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157), e alla successiva Circolare 1/E dell’Agenziadelle Entrate, riscontra la carenza di sufficienti chiarimenti sull’applicazione delcriterio di “strumentalità” relativo all’utilizzo, da parte del fornitore del servizio, dibeni di proprietà del committente, nello svolgimento della prestazione all’interno di uncontratto per l’affidamento a terzi di opere e servizi.
In particolare, l’Associazione riterrebbe opportuno che l’Agenzia chiarisse lecasistiche che possono considerarsi escluse dall’applicazione della suddetta norma, conparticolare riferimento ad interventi nei quali il Committente risulta essere proprietariodi beni che non sono “strumentali” al compimento dell’opera, ma si configurano,invece, come “oggetto del servizio” da effettuare (per esempio, l’intervento disostituzione di …, già installati presso un impianto … in esercizio, con nuovi
…acquistati dal committente stesso).

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
Nella fattispecie descritta dall’Associazione, poiché l’appalto è riferitoall’installazione di nuovi …, l’utilizzo di tali …, sebbene forniti dal committente persostituire i pannelli non più funzionanti o poco performanti, non può essereconsiderato come utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente ma, bensì,come “oggetto dell’appalto”.
Tale interpretazione secondo l’istante, risulta essere conforme anche a quantoprevisto dalla Circolare 1/E dell’Agenzia delle Entrate, secondo cui i beni strumentalisono ordinariamente «macchinari e attrezzature che permettono ai lavoratori diprestare i loro servizi (.)», in quanto, nell’esempio fatto, che è l’oggetto della presenterichiesta di chiarimenti, gli effettivi beni strumentali per lo svolgimento del lavoro disostituzione dei …sono l’attrezzatura necessaria per smontare e rimontare i …edeventuali mezzi per il trasporto dei …all’interno del sito d’impianto.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
L’articolo 4 del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, conmodificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157, ha introdotto al decretolegislativo 9 luglio 1997, n. 241, l’articolo 17-bis, dal titolo «Ritenute e compensazioniin appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge per il contrastodell’illecita somministrazione di manodopera».
Il comma 1 del predetto articolo impone ai soggetti che rivestono la qualifica disostituti d’imposta sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, residenti ai fini delleimposte sui redditi nel territorio dello Stato, che affidano il compimento di una o piùopere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a euro 200.000 a un’impresa, tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziatio rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo dimanodopera presso le sedi di attività del committente con l’utilizzo di beni strumentalidi proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma, di richiedereall’impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, obbligate arilasciarle, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute,trattenute dall’impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici ailavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio. Taliobblighi, come previsto dai commi 5 e 6 dell’articolo 17-bis, non trovano applicazionese le imprese appaltatrici o affidatarie o subappaltatrici consegnano al committente lacertificazione, messa a disposizione dall’Agenzia delle entrate, che attesta lasussistenza dei requisiti indicati alle lettere a) e b) del comma 5 del suddetto articolo.
Con la circolare n. 1/E del 12 febbraio 2020 sono stati forniti i primi chiarimentiin merito alla disciplina di cui al menzionato articolo 17-bis del decreto Legislativo n.214 del 1997. In particolare, per quanto concerne l’ambito oggettivo di applicazione, lacircolare n. 1/E sopramenzionata (paragrafo 3.1) ha chiarito che i presupposti alricorrere dei quali si applica l’intera disciplina dell’articolo 17-bis, fatto salvo ilricorrere delle cause di esonero previste dal comma 5, sono: a) l’affidamento a un’impresa del compimento di un’opera o più opere o di uno o più servizi di importocomplessivo annuo superiore ad euro 200.000; b) l’affidamento di cui al punto sub a)deve avvenire tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetticonsorziati o rapporti negoziali comunque denominati; c) i contratti di cui al punto subb) devono essere caratterizzati da: c1) prevalente utilizzo di manodopera; c2)prestazione svolta presso le sedi di attività del committente; c3) utilizzo di benistrumentali di proprietà del committente o ad esso riconducibili in qualunque forma.
Con la medesima circolare n. 1/E del 2020 (paragrafo 3.2.5), nel ribadire che ilprevalente utilizzo della manodopera presso le sedi del committente deve altresìavvenire «con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente o ad esso riconducibili in qualunque forma», ha precisato che:
– i predetti beni strumentali «saranno ordinariamente macchinari e attrezzatureche permettono ai lavoratori di prestare i loro servizi, ma ciò non esclude che sianoutilizzate altre categorie di beni strumentali»;
– «l’occasionale utilizzo di beni strumentali riconducibili al committente ol’utilizzo di beni strumentali del committente, non indispensabili per l’esecuzionedell’opera o del servizio, non comportano il ricorrere della condizione di applicabilitàin esame».
Con riferimento al caso di specie, la scrivente osserva che la questione postadell’istante riguarda l’esclusione dell’applicabilità delle previsioni di cui all’articolo 17-bis in relazione ad un contratto di appalto avente ad oggetto la sostituzione di vecchi…,già installati presso un impianto fotovoltaico in esercizio, con …acquisitati dalcommittente stesso.
Facendo riferimento all’esempio fatto nell’istanza in oggetto, risulta che, comesostenuto dall’istante, il Committente, nel caso in esame, risulta essere proprietario dibeni (ossia i vecchi ..da sostituire) che si configurano, invece, come “oggettodell’appalto” che è svolto presso la struttura produttiva del committente, presso laquale è chiamata a intervenire e operare l’impresa appaltatrice. Il requisito di cui sitratta, pertanto, dovrà essere valutato avendo riguardo agli effettivi beni strumentaliutilizzati dal commissionario per lo svolgimento del lavoro di sostituzione dei …, adesempio, l’attrezzatura necessaria per smontare e rimontare i ..ed eventuali mezzi per iltrasporto dei …all’interno del sito d’impianto.
Alla luce di quanto sopra, la scrivente ritiene che nel caso di specie, qualora ibeni strumentali utilizzati per l’esecuzione dei servizi affidati non siano di proprietà delcommittente, né ad esso riconducibili in qualunque forma, non sussisterebbero ipresupposti per l’applicazione della disciplina di cui all’articolo 17-bis del decretolegislativo n. 241 del 1997.

Imposta di bollo per procedura negoziata , indagine di mercato , offerta economica non accettata , capitolati ed allegati tecnici : chiarimenti Agenzia delle Entrate

Agenzia delle Entrate – Risposta n. 7 del 05.01.2021

Oggetto: imposta di bollo sulle istanze di partecipazione a gare

Con l’istanza di interpello specificata in oggetto, e’ stato esposto il seguente
QUESITO
Il Comune interpellante, riferisce che Nell’ambito delle procedure di gara gestite (…) è stata affrontata la problematica riferita all’applicazione dell’imposta di bollo in rapporto sia  all’istanza di partecipazione alla gara, sia all’offerta economica”.
In particolare, ritenendo di non aver dubbi riguardo l’applicazione dell’imposta di bollo sull’istanza di partecipazione alla procedura di gara cosiddetta “aperta”, l’istante manifesta  dubbi con riferimento alle procedure negoziate e nei casi in cui l’amministrazione decida di utilizzare lo strumento dell’indagine di mercato per individuare le imprese da invitare ad una  procedura negoziata o da consultare ai fini di un affidamento diretto.
L’interpellante riferisce che, attualmente, sia per le procedure negoziate che per quelle ad evidenza pubblica, gli acquisti di beni e servizi sono gestiti in modalità elettronica attraverso l’utilizzo di piattaforme telematiche in cui, al momento della richiesta da parte di un operatore a partecipare a una procedura, aperta, ristretta o negoziata, viene generato automaticamente un documento individuato come “domanda di partecipazione”.
A tale riguardo, l’interpellante chiede, di conoscere se anche la domanda di partecipazione a gare con procedura negoziata sia soggetta all’imposta di bollo.
Come sopra menzionato, l’interpellante ritiene, inoltre, “di dubbio inquadramento (…) anche il caso in cui l’amministrazione decide di ricorrere ad indagini di mercato al fine di individuare le imprese da consultare ai fini di un affidamento diretto, o da invitare, in una seconda fase (meramente potenziale) ad una procedura negoziata”.
Chiede, pertanto, di conoscere anche in questa ultima ipotesi le determinazioni della scrivente in merito all’applicazione dell’imposta di bollo.
Inoltre, l’interpellante nutre perplessità anche in relazione alla corresponsione del tributo in argomento relativamente all’offerta economica e, pertanto, chiede “se è corretto richiedere l’apposizione del bollo sull’istanza di partecipazione solo in caso di procedura aperta/ristretta e nessun bollo sull’offerta economica a prescindere dalla procedura utilizzata”.
Infine, chiede di conoscere le “modalità di calcolo dell’imposta di bollo sugli allegati ai contratti conclusi mediante scrittura privata”, con riferimento a quelli redatti in formato word diverso dall’ “uso bollo”, che spesso risultano essere, a detta dell’interpellante, “corposi e non omogenei nel contenuto, che presentano, cioè, oltre a pagine di diversa lunghezza (…) anche inserimenti grafici, tabelle, elenchi ed altro”.
In particolare, chiede se sia possibile considerare “aderente alla normativa vigente anche un’applicazione dell’imposta di bollo esclusivamente per foglio e che prescinda dal dato delle linee effettive”.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’interpellante, premettendo di ritenere “di assoggettare a bollo la domanda di partecipazione presentata nell’ambito di una procedura aperta”, relativamente alla gara con procedura negoziata è del parere che la stessa “… si distingua dalle normali procedure di  affidamento per essere l’amministrazione ad avviare il dialogo con il singolo operatore economico attraverso la lettera di invito a presentare la sua offerta e non, come normalmente accade, l’operatore economico a proporsi con la domanda di partecipazione in adesione al bando di gara.
L’adesione ad una procedura negoziata non necessiterebbe, dunque, di una formale domanda di  partecipazione da parte dell’operatore economico invitato, il quale potrebbe limitarsi a presentare la documentazione amministrativa (…) richiesta”.
Stante quanto sopra, l’interpellante sarebbe orientato “a non richiedere alcun bollo sulla domanda di partecipazione dell’impresa nelle procedure negoziate”.
Qualora, inoltre, l’Amministrazione decida di ricorrere a indagini di mercato al fine di individuare le imprese da consultare per l’eventuale affidamento diretto o da invitare,
successivamente ad una procedura negoziata, ritiene che “l’atto con cui il soggetto manifesta la propria disponibilità a formulare un’offerta se, per certi versi, partecipa alla natura della ‘domanda di partecipazione’ in una procedura aperta (trattandosi di una risposta di un privato ad un avviso pubblico), sotto altri aspetti, se ne distingue, posto che l’operatore non presenta un’istanza, ma si limita a manifestare il proprio interesse e la propria  disponibilità a partecipare ad una procedura, o a presentare un’offerta e che alla disponibilità del privato non necessariamente consegue la partecipazione dello stesso ad una procedura di affidamento”.
Per tale motivo, l’interpellante ritiene di “…non assoggettare a bollo l’atto con cui l’operatore economico manifesta la propria disponibilità nei confronti dell’Amministrazione a formulare un’offerta a seguito di indagine di mercato”.
Con riferimento all’offerta economica, il Comune istante “è orientato a ritenere non dovuta l’imposta di bollo”.
Infine, relativamente alle modalità di calcolo dell’imposta in questione sugli allegati ai contratti conclusi mediante scrittura privata, trattandosi in alcuni casi di “atti corposi e non omogenei nel contenuto”, per ovviare a problemi pratici di conteggio, l’istante ritiene che “…potrebbe considerarsi aderente alla normativa vigente (…) un’applicazione dell’imposta di bollo esclusivamente per foglio e che prescinda dal dato delle linee effettive”.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’imposta di bollo è disciplinata dal d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, il quale, all’articolo 1, dispone che “Sono soggetti all’imposta (…) gli atti, documenti e registri indicati nell’annessa tariffa”.
L’articolo 2, comma 1 stabilisce che “L’imposta di bollo è dovuta fin dall’origine per gli atti, i documenti e i registri indicati nella parte prima della tariffa, se formati nello Stato, ed in caso  d’uso per quelli indicati nella parte seconda”. Il comma 2 dello stesso articolo specifica che “Si ha caso d’uso quando gli atti, i documenti e i registri sono presentati all’ufficio del registro per la registrazione”.
Al riguardo, con riferimento al quesito relativo alla procedura di gara negoziata, e in particolare alla “domanda di partecipazione” si concorda con la tesi del Comune istante in ordine alla circostanza che tale documento non rientra tra quelli previsti dall’art. 3 della Tariffa. Ciò in quanto, l’adesione ad una procedura negoziata non necessiterebbe di una formale domanda di partecipazione da parte dell’operatore economico invitato, il quale potrebbe limitarsi a presentare la documentazione amministrativa richiesta. Pertanto, tale documento non deve essere assoggettato ad imposta di bollo.
Con riferimento all’indagine di mercato, che anticipa la procedura di gara, e che è finalizzata ad  individuare le imprese da consultare ai fini di un affidamento diretto, o da invitare, in una  seconda fase (meramente potenziale) ad una procedura negoziata, dall’esame della documentazione
inviata alla scrivente si desume che la stessa è “svolta in modalità telematica, finalizzata all’individuazione di idonei operatori economici, da invitare alla successiva procedura negoziata”. Alla stessa dovrà seguire la presentazione delle
manifestazioni di interesse tramite apposito modello e, come precisato nell’articolo 15 della bozza trasmessa alla scrivente, si tratta di un avviso, finalizzato ad una ricerca di mercato, non (…)  impegnativo per il Comune”, che “non costituisce proposta contrattuale, né offerta o promessa al
pubblico” e che “non vincola in alcun modo l’amministrazione comunale, che sarà libera di sospendere o interrompere o modificare, in tutto o in parte, la procedura in essere, ed eventualmente anche di avviare altre procedure, senza che i soggetti che hanno inviato manifestazione di interesse (…) possano vantare alcuna pretesa” .
Per le suesposte caratteristiche, si concorda con l’istante che il documento denominato manifestazione di interesse (cfr. art. 6 della bozza di avviso pubblico) non rientra tra quelli disciplinati dalla Tariffa e, come tale, non sia da assoggettare ad imposta di bollo.
Relativamente al quesito concernente l’applicazione dell’imposta di bollo sulle offerte economiche non seguite dall’accettazione da parte della pubblica amministrazione, si rinvia a quanto rappresentato nella risoluzione n. 96/E del 16 dicembre 2013 secondo cui “le offerte economiche presentate dagli operatori che non sono seguite dall’accettazione da parte della Pubblica amministrazione non sono rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta di bollo. Si tratta, infatti, di mere proposte contrattuali, la cui validità permane fino al termine indicato dalla procedura, che non producono effetti giuridici qualora non seguite dall’accettazione.

Con riferimento alle modalità di calcolo dell’imposta di bollo, sugli allegati ai contratti si fa presente che il decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56, recante ( Disposizioni integrative al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50) ha introdotto delle novità alle modalità di affidamento di cui all’articolo 32 del d.lgs n. 50 del 2016.
In particolare, l’articolo 22 del citato decreto ha introdotto il comma 14- bis al richiamato articolo 32 che stabilisce “I capitolati e il computo estimativo metrico, richiamati nel bando o nell’invito, fanno parte integrante del contratto”.
Relativamente al trattamento tributario da riservare, ai fini dell’imposta di bollo, ai capitolati oggetto del presente quesito, si osserva che tali documenti poiché disciplinano particolari aspetti del contratto, sono riconducibili alle tipologie di cui al citato articolo 2 della Tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. n.642 del 1972, che prevede l’imposta di bollo nella misura di euro 16,00 per ogni foglio.
Con riferimento agli allegati concernenti, grafici e disegni che non consentono il conteggio delle linee al fine dell’applicazione dell’imposta di bollo, si confermano i chiarimenti già resi dalla  scrivente con la risoluzione n. 97/E del 27 marzo 2002, con la quale è stato anche precisato che  gli allegati di natura tecnica, quali gli elaborati grafici progettuali, i piani di sicurezza, i disegni, i computi metrici sono parte integrante del contratto e devono in esso essere richiamati,  ma in quanto elaborati tecnici la cui redazione viene affidata ad un professionista in possesso di determinati requisiti, rientrano tra gli atti individuati dall’articolo 28 della tariffa, parte seconda, del d.P.R. n. 642 del 1972, per i quali è dovuta  l’imposta di bollo in caso d’uso nella misura di euro 1,00 per ogni foglio o esemplare.
IL DIRETTORE CENTRALE

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    Agenzia Entrate: chiarimenti sulle misure emergenziali “Decreto Liquidità” e “Cura Italia”

    Agenzia delle Entrate – Circolare n. 9 del 13.04.2020

    Con il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, recante “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali” (c.d. “decreto liquidità”, di seguito Decreto) sono state introdotte misure volte a salvaguardare le imprese da una potenziale e grave crisi di liquidità derivante dalle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica COVID-19.
    A tal fine, il predetto decreto , in ambito fiscale, al fine di permettere alle imprese di far fronte alla crisi di liquidità causata dall’emergenza epidemiologica, estende a tutte le imprese, a prescindere dall’attività economica concretamente esercitata o da limiti dei ricavi o compensi dell’esercizio precedente, come previsto dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la sospensione dei versamenti in autoliquidazione in scadenza nel mese di aprile 2020 e nel mese di maggio 2020, relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, all’imposta sul valore aggiunto e ai contributi previdenziali e assistenziali, nonché ai premi per l’assicurazione obbligatoria, purché l’impresa abbia subito una contrazione del fatturato rispetto ai mesi di marzo e aprile relativi al periodo d’imposta precedente,
    Viene prorogato, inoltre, fino al 31 maggio 2020, il regime – inizialmente introdotto dal comma 7 dell’art. 62 del decreto “Cura Italia” – in ragione del quale si consente il mancato assoggettamento alle ritenute d’acconto, da parte del sostituito d’imposta, sui redditi di cui agli artt. 25 e 25-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (tra i quali redditi di lavoro autonomo e quelli derivanti dalle provvigioni inerenti rapporti di commissione, di agenzia), ove questi ultimi siano corrisposti a favore di soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a euro 400.000 nel periodo di imposta precedente e che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.
    Tra le novità più significative del Decreto vi sono quelle in materia di determinazione degli acconti in base al metodo previsionale in luogo di quello storico, la previsione di un regime fiscale speciale per le donazioni di farmaci ad uso compassionevole ed infine, la sospensione dal 23 febbraio al 31 dicembre 2020, dei termini previsti in materia di agevolazioni “prima casa”.
    In particolare, al fine di ridurre il fabbisogno finanziario delle imprese, viene favorito l’utilizzo del metodo previsionale ai fini della determinazione degli acconti dovuti per il 2020, introducendo, un regime di favore che prevede la mancata applicazione di sanzioni (per omesso o insufficiente versamento) ed interessi nell’ipotesi in cui l’acconto versato col metodo previsionale non sia inferiore all’ottanta per cento della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo di imposta in corso.
    Le altre misure previste dal decreto liquidità riguardano:
    – rimessione in termini per i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni (art. 21);
    – disposizioni relative ai termini di consegna e di trasmissione telematica della Certificazione Unica 2020 (art. 22);
    – proroga dei certificati, in materia di appalti, emessi dall’Agenzia delle entrate (art. 23);
    – agevolazione nelle modalità di rilascio della delega all’accesso alla dichiarazione precompilata e della relativa documentazione (art. 25)
    – semplificazioni per il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche (art. 26)
    – disposizioni in materia di processo tributario e notifica degli atti sanzionatori relativi al contributo unificato (art. 29);
    – modifiche al credito d’imposta per le spese di sanificazione (art. 30).
    In relazione alle previsioni fiscali contenute negli atti normativi precedenti il Decreto e, in particolare, relativamente al Decreto “Cura Italia”, sono stati forniti chiarimenti con i seguenti documenti di prassi:
    – risoluzione n. 12/E del 18 marzo 2020 (“Sospensione dei versamenti tributari e contributivi a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 – primi chiarimenti”);
    – circolare n. 4/E del 20 marzo 2020 (“Articolo 67 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 – chiarimenti e indicazioni operative sulla trattazione delle istanze di interpello nel periodo di sospensione dei termini”);
    – circolare n. 5/E del 20 marzo 2020 “Primi chiarimenti in merito ai termini per il pagamento degli importi dovuti a seguito di accertamenti esecutivi – Articoli 83 e 68 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cd. Decreto ‘Cura Italia’)”;
    – risoluzione n. 14/E del 21 marzo 2020 (“Sospensione dei versamenti tributari e contributivi a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 – ulteriori precisazioni”);
    – circolare n. 6/E del 23 marzo 2020 (“Sospensione dei termini e accertamento con adesione – Articoli 67 e 83 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cd. decreto ‘Cura Italia’) – Primi chiarimenti”);
    – circolare n. 7/E del 27 marzo 2020 (“Articolo 67 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 – chiarimenti e indicazioni operative sulla trattazione delle istanze di accordo preventivo per le imprese con attività internazionale e di determinazione del reddito agevolabile ai fini del c.d. patent box.”);
    – circolare n. 8/E del 3 aprile 2020 (“Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Risposte a quesiti.”).
    – risoluzione n. 18/E del 9 aprile 2020 (“Premio ai lavoratori dipendenti – ulteriori chiarimenti – articolo 63 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18”);
    – risoluzione n. 13/E del 20 marzo 2020 con la quale è stato istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta di cui all’articolo 65 del Decreto Cura Italia (“Credito d’imposta per botteghe e negozi”).
    – risoluzione n. 17/E del 31 marzo 2020 con la quale è stato istituito il codice tributo per consentire ai sostituti d’imposta di recuperare in compensazione nel modello F24 il premio di 100 euro corrisposto ai dipendenti che nel mese di marzo 2020 hanno prestato lavoro presso la sede, previsto dall’articolo 63, comma 1, del Decreto “Cura Italia”.
    Considerato che le disposizioni tributarie del Decreto, come sopra anticipato, in taluni casi modificano e integrano le misure già previste dal decreto “Cura Italia”, i chiarimenti contenuti nella presente circolare, ove necessario, operano un coordinamento con i chiarimenti già contenuti in precedenti documenti di prassi (in particolare, da ultimo, nella citata circolare n. 8/E del 2020), al fine di fornire una ricostruzione sistematica delle interpretazioni fino a questo momento rese ed aggiornare le stesse alla luce vigente quadro normativo.
    A seguito dei quesiti pervenuti da parte delle associazioni di categoria in merito all’ambito applicativo delle previsioni fiscali contenute nel Decreto, con la presente circolare, vengono forniti chiarimenti anche sotto forma di risposta ai quesiti.
    Al fine di rendere sistematica la trattazione degli argomenti e facilitare la lettura del documento, oltre alla illustrazione delle misure sopra richiamate vengono formulate risposte ai quesiti pervenuti, suddivisi per aree tematiche omogenee sulla base del contenuto che caratterizza le singole previsioni fiscali contenute nel Decreto. 

    [estratto] (…)