Appalti sottosoglia, procedure ordinarie e principio del risultato

Secondo ANAC è possibile utilizzare le procedure ordinarie in alternativa alle modalità di affidamento indicate dall’articolo 50 del Codice dei contratti pubblici (Parere in funzione consultiva n. 13 del 13 marzo 2024).
Nel quesito si pone la questione della possibilità (o meno) «di ricorrere ad una procedura aperta per l’affidamento di un appalto di lavori di importo inferiore a un milione di euro”. Viene evidenziato che la procedura – in luogo del previsto affidamento diretto -, «in considerazione della peculiarità dell’opera interessata dai lavori, appare maggiormente idonea a soddisfare l’esigenza della stazione appaltante di una più ampia concorrenza, secondo quanto opportunamente esplicitato nella motivazione del provvedimento di indizione della procedura stessa».
L’Autorità, sulla base dei chiarimenti forniti dalla circolare del Ministero infrastrutture e trasporti ritiene «debba considerarsi consentito, in via generale, per gli affidamenti di valore inferiore alle soglie comunitarie di cui all’art. 50 del Codice Appalti (anche) il ricorso alle procedure ordinarie, secondo le opportune valutazioni della stazione appaltante in relazione alle caratteristiche del mercato di riferimento, alle peculiarità dell’affidamento e agli interessi pubblici ad esso sottesi».
Tale possibilità resta comunque assoggettata al rispetto del principio di risultato che impone al RUP di valutare attentamente e di salvaguardare gli interessi della Stazione Appaltante: pertanto, pur potendo discostarsi dalla disposizione, è comunque tenuto a chiarire, almeno a livello interno, le ragioni per le quali sceglie di operare con una dinamica di affidamento maggiormente dispendiosa in termini di tempo e lavoro. Il RUP quindi, preventivamente, in sede di predisposizione della decisione a contrarre, deve chiarire che il risultato, dell’affidamento e di una esecuzione tempestiva del contratto, lo si persegue meglio o in modo più efficace.

fonte: sito ANAC