Sussiste l’obbligo di verifica dell’anomalia quando un concorrente offra un considerevole ribasso?

Sussiste l’obbligo di verifica dell’anomalia quando un concorrente offra un considerevole ribasso? Ai sensi del co. 1 dell’art. 86 “quando il criterio di aggiudicazione è quello del prezzo più basso, le stazioni appaltanti valutano la congruità delle offerte che presentano un ribasso pari o superiore alla media aritmetica dei ribassi percentuali di tutte le offerte ammesse, con esclusione del dieci per cento, arrotondato all’unità superiore, rispettivamente delle offerte di maggior ribasso e di quelle di minor ribasso, incrementata dello scarto medio aritmetico dei ribassi percentuali che superano la predetta media”, ma che, in base al comma 4, “Il comma 1 non si applica quando il numero delle offerte ammesse sia inferiore a cinque. In tal caso le stazioni appaltanti procedono ai sensi del comma 3”, secondo il quale “In ogni caso le stazioni appaltanti possono valutare la congruità di ogni altra offerta che, in base ad elementi specifici, appaia anormalmente bassa.”
La lettura coordinata della disposizione come sopra riportata conduce all’enucleazione della regola, secondo cui, se nelle gare da aggiudicare col criterio del prezzo più basso il numero delle offerte ammesse sia inferiore a cinque, la stazione appaltante ha solo la facoltà, e non già l’obbligo, di valutare l’offerta “che, in base ad elementi specifici, appaia anormalmente bassa”.
Secondo la prevalente giurisprudenza detta facoltà “può essere esercitata motivando in ordine alle ragioni ed agli elementi di fatto sulla base dei quali essa si sia risolta nel senso della verifica facoltativa, mentre alcuna motivazione è richiesta quando l’amministrazione ritiene di non dover far uso di tale facoltà” (cfr. Tar Catania, III, 29 aprile 2014, n. 1300, 12 novembre 2013, n. 2756 e 30 settembre 2013, n. 2353).
E’ da escludere che un ribasso considerevole possa costituire ex se causa di inaffidabilità e, quindi, di (sospetta) anomalia dell’offerta ed anche l’ipotetico scostamento della tariffa oraria del personale da impiegare, rilevato senza tener conto delle dimensioni e dell’organizzazione della società offerente, non costituisce elemento specifico idoneo a far ritenere irragionevole la scelta della commissione di non attivare il procedimento di verifica facoltativa. Peraltro, la giurisprudenza amministrativa riconosce, con indirizzo univoco, che la facoltà di verifica dell’anomalia dell’offerta ai sensi del comma 3 dell’art. 86 cit. è espressione di discrezionalità di natura “tecnica” di competenza dell’amministrazione, non sindacabile dal Giudice amministrativo se non in presenza di palese illogicità o irragionevolezza (cfr. Cons. Stato, VI, 27 luglio 2011, n. 4489; C.g.a. 27 novembre 2013, n. 901). (Tar Palermo, 11 febbraio 2016 n. 390)

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