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Project Manager e Project Management Professional : differenze e disciplina di riferimento

Consiglio di Stato, sez. V, 18.08.2023 n. 7811

Del resto, la decisione impugnata ha puntualmente evidenziato, con valutazione che si sottrae alle formulate ragioni di doglianza:
a) che la qualificazione in parola risulta diffusa e nota a livello internazionale con l’acronimo PMP, trattandosi di uno standard formativo elaborato negli Stati Uniti, che prevede il rilascio di una apposita certificazione conseguente ad esperienze specifiche e alla frequenza di corsi abilitanti;
b) che, secondo quanto era dato desumere dall’apposita guida versata agli atti del giudizio, la certificazione di Project Management Professional viene rilasciata dal Project Management Institute (PMI) che elabora lo standard di conoscenze e il percorso formativo necessario a conseguirlo, consistente in una laurea almeno quadriennale, 36 mesi nella gestione di progetti e 35 ore di training: sì che il possesso della certificazione attesta un bagaglio di conoscenze manageriali e di efficienza della gestionale atto a conferire ai Project Manager un valore aggiunto rispetto a chi ne è privo.
D’altra parte, non è revocabile in dubbio che – di là dai casi di previsioni per sé irragionevoli, non pertinenti o, comunque, sproporzionate rispetto alla natura ed alla tipologia delle prestazioni oggetto di affidamento – deve riconoscersi alla stazione appaltante un’ampia discrezionalità nella fissazione dei criteri e dei parametri di valutazione dell’offerta sotto il profilo tecnico, mediante la prefigurazione di punteggi aggiuntivi o premiali per conoscenze ed esperienze professionali certificabili (anche ad opera di soggetti privati, purché qualificati), laddove ciò si giustifichi in relazione allo scopo perseguito mediante l’indizione della procedura selettiva (cfr., tra le tante, Cons. Stato, sez. III, 12 febbraio 2020, n. 1076).
Né a diverso intendimento può indurre, nella prospettiva valorizzata dall’appellante, l’asserita natura non complessa dei lavori da affidare, che sarebbero in tesi tali da non giustificare il possesso, in capo al direttore di cantiere e/o al responsabile di commessa di requisiti di qualificazione professionale superiori agli ordinari standard.
Di là da ogni altro rilievo, la necessità del possesso della qualificazione per la cat. OG7, classifica IV bis, richiesta dalla lettera di invito, evidenzia di per sé la natura complessa dei lavori, sicché deve, anche sotto questo profilo, condividersi il rilievo del primo giudice, nel senso che tale complessità, correlata alla manutenzione ordinaria di tutti i porti rientranti nell’ambito della competenza della Regione, giustificava l’introduzione di elementi premianti nei confronti di quei concorrenti che avessero potuto attestare conoscenze gestionali ulteriori rispetto a quelle di base connesse alla qualifica di Project Manager).

3.- Con il secondo motivo di doglianza, l’appellante censura la sentenza, che ritiene in contrasto con il paragrafo. 4.3 delle Linee guida ANAC n. 3/2017, le quali prevedono unicamente la figura del Project manager, peraltro solo in capo al RUP, nel caso di lavori particolarmente complessi.
3.1.- Il motivo è infondato.
In sostanza, la posizione dell’appellante si risolve nell’assunto per cui il Project Management Professional, non a caso estraneo alle linee guida ANAC, sarebbe una “non riconosciuta competenza statunitense”, l’unica certificazione rilevante essendo quella di Project Manager.
Di là da ogni altro rilievo, vale per contro osservare:
a) che il Project manager (responsabile di progetto) è un professionista nel campo della gestione operativa nell’organizzazione aziendale, con responsabilità dell’avvio, dell’esecuzione e della chiusura di un progetto in un’impresa; la disciplina di riferimento è la l. n. 4/13 e la UNI 11648:2016 “Attività professionali non regolamentate – Project Manager – Definizione dei requisiti di conoscenza, abilità e competenza” e descrive le conoscenze e le abilità richieste per la figura del Project Manager in Italia;
b) per contro, la certificazione Project Management Professional (PMP) richiesta dalla lex specialis in contestazione è una designazione professionale del Project Manager, riconosciuta a livello internazionale e rilasciata dal “Project Management Institute – PMI”, organizzazione professionale senza scopo di lucro fondata nel 1969 negli Stati Uniti, primo organismo a livello internazionale riconosciuto dalla normativa ISO/IEC 17024:2012, che nel 1983 ha pubblicato il PMI Project Management Body of Knowledge (nota anche come PMBOK Guide), consistente nell’unico studio per lo sviluppo di procedure e concetti necessari a supportare la professione del Project Manager, contenente una guida completa e sintetica degli standard, dei vari processi di analisi programmatica e delle linee guida indispensabili affinché possa conseguirsi la qualifica di PMP, oggi rientrante nell’ambito della normativa ISO 21500:2012.
Per tal via, mentre il Project Manager attiene alle norme UNI 11648, ed opera nell’ambito di un ufficio di management, il PMP è a capo di tale ufficio ed opera secondo le disposizioni contenute nel PMBOK Guide®, costituendo ancora oggi la credenziale più importante per i Project manager, riconosciuta a livello internazionale, per il cui conseguimento vi sono una serie di stringenti requisiti.

Rup e Project Management nel nuovo Codice dei Contratti Pubblici

L’evento si incentra sulla figura del RUP alla luce del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. n. 36/2023 e relativi Allegati), con particolare riferimento al rinnovato ruolo del Responsabile Unico del Progetto ed alle tematiche del project management.

Iscrizioni al seguente link:

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RUP – Project manager – Definizione – UNI 11648:2016 – UNI ISO 21500:2013

La norma UNI 11648:2016 di recente approvazione, definisce i requisiti relativi all’attività professionale del Project manager, di equivalenti figure che gestiscono progetti o di altri ruoli organizzativi che svolgono equivalenti funzioni, in conformità con la UNI ISO 21500.

Tale qualifica è prevista nelle Linee guida ANAC n. 3 di attuazione dell’art. 31, comma 5 del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti “Nomina, ruolo e compiti del responsabile unico del procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni”.