Regole di pubblicazione degli atti dell’ANAC : parere del Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, sez. I, 01.06.2020 n. 1028

1. Il quesito.
Con nota dell’8 ottobre 2019, l’Autorità nazionale anticorruzione riferisce di avere esaminato, nella seduta del 25 settembre 2019, il documento concernente “Regole per la classificazione, redazione, massimazione e pubblicazione degli atti dell’Autorità”, e spiega che si tratta di un atto che ha la “finalità di ricondurre a unitarietà alcune precedenti delibere e linee guida adottate dall’Autorità in materia classificazione, redazione e massimazione delle proprie pronunce, nonché di disciplinare ulteriori aspetti inerenti, in particolare, la tematica della pubblicazione allo scopo di favorire la massima trasparenza e conoscibilità all’esterno delle decisioni assunte”.
L’Anac riferisce, altresì, che l’atto citato è stato poi trasmesso ai competenti Uffici per l’applicazione, ad eccezione del paragrafo 4 – rubricato “Pubblicazione degli atti” – che allo stato è sospeso in quanto oggetto della richiesta di parere.
L’Autorità spiega che il quesito riguarda innanzi tutto l’individuazione della normativa di riferimento per la pubblicazione degli atti inerenti la propria attività istituzionale, con l’ulteriore dubbio interpretativo relativo al trattamento dei dati personali eventualmente presenti negli atti da pubblicare.
Il paragrafo 4 indicato, secondo quanto rileva l’Autorità, dispone al primo periodo che, ferma restando la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana dei provvedimenti per i quali tale forma di pubblicità è richiesta da specifiche disposizioni nonché da apposite decisioni consiliari, tutte le deliberazioni adottate nello svolgimento delle funzioni sono pubblicate sul sito istituzionale, nell’apposita sezione denominata “Albo delle deliberazioni del Consiglio”.
L’Autorità fa a questo punto una ricostruzione del quadro normativo per spiegare il contenuto del paragrafo 4 del documento – per quanto concerne la pubblicazione e il trattamento e la diffusione dei dati personali – ricordando, in primo luogo, che un’indicazione di carattere generale sulla pubblicazione delle delibere sul proprio profilo istituzionale è espressamente prevista nel vigente Regolamento sul funzionamento del Consiglio del 1° marzo 2015 (cfr. art. 19, comma 1), che – riferisce ancora l’Autorità – è in fase di aggiornamento e confluirà nel più ampio Regolamento sull’organizzazione e il funzionamento dell’Autorità stessa.
Ciò premesso, l’Anac osserva che le delibere e i provvedimenti che scaturiscono da attività e procedimenti che l’Autorità svolge nell’esercizio di compiti istituzionali, in particolare quelli afferenti alle funzioni consultive e di vigilanza, non sembrano rientrare tra gli atti e i documenti che essa ha l’obbligo di pubblicare ai sensi del d.lgs. 33/2013 o di altra disposizione di legge, eccezion fatta per l’articolo 45, comma 4, del d.lgs. 33/2013 (in materia di inadempimento degli obblighi di pubblicazione di dati inerenti gli incarichi politici e assimilati) e per le linee guida e gli altri atti di regolazione flessibile afferenti ai contratti pubblici di cui all’articolo 213, comma 2, del d.lgs. 50/2016 (che prevede fra l’altro «adeguata pubblicità anche sulla Gazzetta Ufficiale»).
L’Autorità, dopo aver analizzato l’articolo 12 d.lgs. 33/2013 (Obblighi di pubblicazione concernenti gli atti di carattere normativo e amministrativo generale), conclude con la considerazione che gli atti da essa adottati nell’esercizio delle proprie funzioni non rientrano nel campo di applicazione del predetto articolo 12, ma dell’articolo 7-bis, comma 3, dello stesso decreto, che prevede la possibilità di pubblicare documenti ulteriori rispetto a quelli obbligatori per legge.
Pertanto, per l’Anac “la norma di riferimento per la pubblicazione degli atti emanati dall’Autorità nell’esercizio dei compiti attribuiti dalla legge sembra dunque essere l’art. 7-bis, comma 3”.
L’Autorità spiega, infine, che dall’individuazione della disciplina sulle modalità di pubblicazione degli atti discendono rilevanti conseguenze in tema di disciplina della tutela dei dati personali, concludendo che “il combinato disposto di tale norma (l’articolo 7 bis, comma 3) e dell’art. 2-ter, comma 3, del d.lgs. 196/2003 sembra indicare la necessità di anonimizzare i dati personali (quindi anche i dati sensibili e giudiziari, che rientrano tra le categorie particolari di dati personali di cui all’art. 2 octies) eventualmente presenti nelle delibere da pubblicare in modo tale che i soggetti (persone fisiche) ivi citati non siano identificati o identificabili”.
In conclusione, l’Autorità afferma che “benché finalizzate a disciplinare le regole per la pubblicazione degli atti dell’Anac, le indicazioni previste in tale paragrafo (il paragrafo 4) assumono una valenza più generale in quanto idonee a produrre ricadute e a influenzare le scelte nella materia da parte di altre amministrazioni e soggetti pubblici”.
Da qui l’opportunità di richiedere il parere al Consiglio di Stato “in particolare sull’inquadramento normativo ipotizzato e sulla applicabilità dell’art. 7 – bis, del d.lgs. 33/2013 alla pubblicazione degli atti adottati dall’Anac nello svolgimento dei propri compiti istituzionali”.