Servizi assicurativi – Requisiti – Clausola c.d. di continuità assicurativa (claims made) – Applicazione – Linee Guida ANAC (art. 83 d.lgs. n. 50/2016)

TAR Roma, 18.07.2019 n. 9526

Le disposizioni in esame si sostanziano nell’introduzione delle c.d. clausole claims made, le quali operano una deroga al modello di assicurazione della responsabilità civile delineato dall’art. 1917, comma 1, c.c., poiché la copertura assicurativa viene ad operare non in relazione a tutte le condotte, generatrici di domande risarcitorie, insorte nell’arco temporale di operatività del contratto, quale che sia il momento in cui la richiesta di danni venga avanzata (modello c.d. loss occurrence o act committed), bensì in ragione della circostanza che nel periodo di vigenza della polizza intervenga la richiesta di risarcimento da parte del terzo danneggiato (il c.d. claim) e che tale richiesta sia inoltrata dall’assicurato al proprio assicuratore.
In sostanza, il modello claims made si caratterizza per la copertura di fatti accaduti anche prima del periodo di efficacia della polizza.
Le clausole in esame sono state oggetto di un approfondito esame da parte delle Sezioni Unite con la sentenza n. 22437/2018.
In particolare, la Suprema Corte ha superato in modo definitivo l’assunto circa l’atipicità della clausola claims made ed il conseguente scrutinio di meritevolezza ex art. 1322 c.c., ritenendo che “nello spazio concesso dalla derogabilità (art. 1932 c.c.) del sotto-tipo delineato dal primo comma del citato art. 1917 (ossia dello schema improntato al loss occurence o all’act committed), ben si colloca, e non da ora soltanto, il modello claims made, da accettarsi, dunque, nell’area della tipicità legale e di quella stessa del codice del 1942, nel suo più ampio delinearsi come assicurazione contro i danni, rifluendo nell’alveo proprio dell’esercizio dell’attività assicurativa” con la conseguenza che la “liceità della claims made con “garanzia pregressa” si apprezza perché afferisce a un solo elemento del rischio garantito, la condotta colposa posta già in essere e peraltro ignorata, restando invece impregiudicata l’alea dell’avveramento progressivo degli altri elementi costitutivi dell’impoverimento patrimoniale del danneggiante assicurato”.
Tale conclusione non comporta però l’assenza di qualsiasi verifica della rispondenza ai principi dell’ordinamento, essendo sempre necessario “il test su come la libera determinazione del contenuto contrattuale, tramite la scelta del modello claims made, rispetti, anzitutto, i “limiti imposti dalla legge”, che il primo comma dell’art. 1322 c.c. postula per ogni intervento conformativo sul contratto inerente al tipo, in ragione del suo farsi concreto regolamento dell’assetto di interessi perseguiti dai paciscenti, secondo quella che suole definirsi “causa in concreto” del negozio”.
È sempre necessaria un verifica della causa concreta del contratto “ossia quella che ne rappresenta lo scopo pratico, la sintesi, cioè, degli interessi che lo stesso negozio è concretamente diretto a realizzare, quale funzione individuale della singola e specifica negoziazione, al di là del modello astratto utilizzato”.
In sostanza, nonostante il superamento della c.d. atipicità della clausola claims made è sempre necessario un’indagine concreta sulla causa del contratto e cioè l’adeguatezza rispetto agli interessi coinvolti e una verifica sulla liceità, intesa come lesione di interessi delle parti tutelati dall’ordinamento.
L’A.N.A.C., con le “linee guida operative e clausole contrattuali-tipo per l’affidamento di servizi assicurativi”, ha determinato le “clausole tipo che devono disciplinare il rapporto intercorrente tra le stazioni appaltanti e le imprese di assicurazione aggiudicatarie di contratti pubblici di servizi assicurativi”.
L’Autorità ha rilevato come sia necessario “individuare quali siano i sinistri verificatisi precedentemente alla stipula del contratto che possono rientrare nella copertura assicurativa. Si tratta di un problema particolarmente delicato considerato che dalla maggiore o minore estensione della copertura assicurativa possono scaturire comportamenti opportunistici da parte del contraente (che cerca di scaricare sull’assicuratore sinistri passati che non dovrebbero ricadere nel contratto) o da parte dell’assicuratore (che cerca di sottrarsi ad una maggiore copertura di sinistri che invece dovrebbero ricadere nel contratto). In sostanza, la copertura “claims made” dovrebbe riguardare solo i sinistri per i quali antecedentemente alla stipula del contratto non è stata presentata richiesta di risarcimento e di cui il contraente non era a conoscenza. Nel caso di una pubblica amministrazione è da ritenere che l’effettiva conoscenza si abbia solo a seguito di comunicazione formale dell’avvenuto sinistro”.
Da quanto sopra esposto, ne discende che il modello claims made non può comunque prescindere dall’applicazione degli artt. 1892 (dichiarazioni inesatte e reticenze con dolo o colpa grave) e 1893 c.c. (dichiarazioni inesatte e reticenze senza dolo o colpa grave), non potendosi “scaricare sull’assicuratore sinistri passati che non dovrebbero ricadere nel contratto” (delibera Anac citata).
Nel caso in esame, il disciplinare di gara prevede al contrario la non applicabilità dell’art. 1892 c.c., laddove sancisce che “la protezione del rischio verrà prestata automaticamente senza alcuna penalità e senza considerare i sinistri e/o le circostanze note non denunciate negli anni precedenti per le quali l’aggiudicataria dovrà garantire la piena copertura assicurativa senza poter eccepire l’omessa o tardiva denuncia” precisandosi altresì che “limitatamente agli utenti che hanno aderito alla precedente Convenzione RC Inarcassa, le circostanze e/o i fatti noti prima della Convenzione oggetto della presente procedura, in deroga agli articoli 1892- 1893 del Codice Civile, non potranno essere esclusi dalla copertura”.
In sostanza, gli articoli in esame del disciplinare di gara sono illegittimi nella parte in cui attraverso l’applicazione della clausola claims made determinano l’impossibilità per l’assicuratore di opporre la responsabilità del contraente ex artt. 1892 e 1893 cod. civ. per le dichiarazioni inesatte o reticenti.