Approfondimenti

Public Procurement Act e D.Lgs. 36/2023: cosa cambia per stazioni appaltanti e operatori con la proposta di regolamento UE (COM(2026) 590)

A cura di Bianca Maria Buhus
Avvocato

ABSTRACT

Il Public Procurement Act propone un nuovo quadro normativo unico per fare degli appalti pubblici, oggi disciplinati dal D.Lgs. n. 36/2023, una leva di competitività, innovazione e sicurezza economica, intervenendo su procedure, procurement strategico, accesso dei Paesi terzi, digitalizzazione e governance.

I. RAGIONI DELLA RIFORMA

La proposta di Public Procurement Act prende le mosse dalla constatazione che l’attuale disciplina europea degli appalti pubblici non risponde più pienamente alle esigenze del mercato interno e al mutato contesto economico e geopolitico. La materia rappresenta, secondo la Commissione, uno dei principali strumenti attraverso cui l’Unione può orientare la spesa pubblica: gli appalti incidono infatti per circa il 15% del PIL dell’Unione.

Ciò rende le norme in materia di appalti pubblici fondamentali per garantire che i fondi pubblici siano investiti in modo efficiente ed efficace, prevenendo al contempo pratiche irregolari e facendo degli appalti pubblici uno strumento a sostegno degli obiettivi politici più ampi dell’Unione.

Attualmente, tre direttive in materia di appalti pubblici costituiscono il nucleo della normativa europea sugli appalti pubblici: una direttiva generale (direttiva 2014/24/UE) e due direttive specifiche, una relativa agli appalti aggiudicati dagli enti operanti nei settori speciali (direttiva 2014/25/UE) e una relativa all’aggiudicazione dei contratti di concessione (direttiva 2014/23/UE).

L’approfondita valutazione della Commissione europea [1] sulle direttive del 2014 ha evidenziato che le amministrazioni aggiudicatrici devono affrontare elevati oneri amministrativi e un significativo grado di incertezza giuridica, fattori che le inducono a privilegiare, nello svolgimento delle procedure di appalto pubblico, le soluzioni caratterizzate da un minor livello di rischio.

Analogamente, le imprese dell’UE, comprese le PMI, devono far fronte a elevati oneri amministrativi e incontrano difficoltà nella partecipazione alle procedure di appalto pubblico, anche a livello transfrontaliero.

Infine, la frammentazione dei sistemi di eProcurement ostacola un’adeguata trasparenza e un monitoraggio e una supervisione efficienti.

  1. OBIETTIVI DELLA RIFORMA

L’intervento dell’Unione mira a trasformare gli appalti pubblici in uno strumento di investimento pubblico più efficiente, in grado di promuovere gli obiettivi strategici dell’Unione, tra cui l’integrazione del mercato unico, l’autonomia economica, la sostenibilità sociale ed ecologica e l’innovazione, garantendo il miglior rapporto qualità-prezzo.

Per le amministrazioni aggiudicatrici, l’obiettivo è semplificare le procedure di appalto e agevolare il perseguimento degli obiettivi strategici. Per gli operatori economici, si mira a migliorare l’accesso alle opportunità di appalto, comprese quelle transfrontaliere nel mercato unico, con particolare attenzione alle PMI.

Per entrambe le categorie, l’intervento punta a ridurre gli oneri amministrativi, rafforzando al contempo la trasparenza, al fine di prevenire, individuare e contrastare le pratiche irregolari.

  1. SEMPLIFICAZIONE E MAGGIORE FLESIBILITÀ

La semplificazione riguarda, in primo luogo, l’architettura procedurale. L’articolo 31 della proposta individua tre procedure: procedura aperta, procedura dinamica e procedura per l’innovazione. Il regolamento prevede inoltre modalità speciali applicabili nei casi specificamente previsti, compresi quelli di estrema urgenza connessi a situazioni di emergenza o crisi.

Abbonamento richiesto

Devi avere un abbonamento attivo per accedere a questo contenuto.

Abbonati ora

Già membro? Accedi

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MENSILE

Inizia a digitare per visualizzare gli articoli che stai cercando.