09.09.2026
Nuovo Regolamento appalti 2026: testo integrale della proposta della Commissione UE
La Commissione europea ha adottato una proposta di Regolamento volta a riformare in modo organico la disciplina degli appalti pubblici nell’Unione europea. Si tratta di un intervento di portata strutturale, che segna una discontinuità rilevante rispetto al quadro normativo vigente: per la prima volta, le tre direttive del 2014 in materia di appalti nei settori ordinari (direttiva 2014/24/UE), nei settori speciali (direttiva 2014/25/UE) e in materia di concessioni (direttiva 2014/23/UE) verrebbero accorpate in un unico atto normativo di rango regolamentare, direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza necessità di recepimento nazionale.
L’iniziativa è stata presentata il 9 settembre 2026, a Bruxelles, dal Vicepresidente esecutivo della Commissione europea responsabile per la Strategia industriale.
Testo integrale della proposta di Regolamento disponibile sul sito della Commissione europea
La proposta segue ampie consultazioni condotte nei mesi precedenti con le categorie interessate, tra cui acquirenti pubblici, operatori economici, organizzazioni sindacali e rappresentanti della società civile.
Lo strumento: da Direttive a Regolamento
La scelta dello strumento regolamentare è il profilo politicamente più rilevante della proposta. A differenza delle Direttive, il Regolamento non richiede trasposizione nelle legislazioni nazionali e produce effetti uniformi in tutti gli Stati membri dalla data di applicazione. Ciò comporta una riduzione significativa dei margini di discrezionalità degli ordinamenti nazionali nell’attuazione della disciplina europea sugli appalti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la frammentazione del mercato unico in un settore che, secondo i dati della Commissione, rappresenta circa il 15 per cento del prodotto interno lordo dell’Unione europea, corrispondente a un valore complessivo stimato attorno ai 2.500 miliardi di euro.
Le principali novità della proposta
Semplificazione procedurale. Le procedure di aggiudicazione attualmente previste verrebbero ridotte da cinque a tre. La Commissione stima che la semplificazione complessiva genererà risparmi annuali pari a circa 650 milioni di euro, suddivisi tra una riduzione degli oneri a carico delle stazioni appaltanti (80 milioni di euro) e degli operatori economici (570 milioni di euro).
Criterio di aggiudicazione basato sul miglior rapporto qualità-prezzo. La proposta introduce come metodo di aggiudicazione standard il criterio del miglior rapporto qualità-prezzo (BPQR). I criteri di qualità — che includono profili ambientali, sociali, di innovazione, di sicurezza e di resilienza — dovranno rappresentare almeno il 30 per cento del valore dell’appalto, soglia che sale al 50 per cento per i contratti ad alta intensità di manodopera. Le stazioni appaltanti potranno discostarsi da queste soglie, a condizione di motivare come verrà altrimenti garantita la qualità della prestazione, ad esempio attraverso la fissazione di requisiti minimi.
Piattaforma digitale unica europea. La proposta prevede l’istituzione di un mercato digitale integrato per gli appalti, basato sull’interconnessione e l’interoperabilità delle piattaforme nazionali di e-procurement. Un servizio elettronico europeo si occuperebbe della verifica delle cause di esclusione, dei requisiti di partecipazione e dell’origine degli operatori economici, attraverso un profilo digitale interoperabile collegato alle banche dati nazionali. Troverebbe applicazione il principio once-only, che impedirebbe alle stazioni appaltanti di richiedere informazioni e documenti già disponibili presso le pubbliche amministrazioni. La Commissione stima risparmi annuali ricorrenti pari a circa 220 milioni di euro per gli acquirenti pubblici, corrispondenti a circa 4.700 euro per acquirente o 700 euro per procedura. Ogni Stato membro dovrebbe inoltre istituire uno spazio nazionale dei dati sugli appalti, collegato a un Public Procurement Data Space europeo, destinato al monitoraggio della concorrenza, dell’accesso delle PMI, della sostenibilità e dei rischi di frode e corruzione.
Reciprocità e tutela delle imprese europee. Sul versante della politica commerciale, la proposta introduce meccanismi di tutela per gli operatori comunitari nei confronti di imprese di Paesi terzi che non assicurino condizioni di reciprocità. La Commissione europea potrebbe, in presenza di tali condizioni, vietare l’accesso al mercato unico degli appalti agli operatori del Paese interessato.
Appalti sensibili e infrastrutture critiche. La proposta contiene disposizioni specifiche per le gare che coinvolgono infrastrutture critiche. Le stazioni appaltanti sarebbero abilitate, e in alcuni casi obbligate, a considerare i profili di sicurezza pubblica, di sicurezza informatica e di rischio di indebita influenza da parte di soggetti collegati a Paesi terzi, nonché a tutelare la diversificazione delle catene di approvvigionamento e la preparazione alle situazioni di crisi.
L’iter legislativo
La presentazione della proposta da parte della Commissione europea costituisce l’avvio dell’iter legislativo ordinario, che prevede il coinvolgimento del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea. La proposta non produce effetti sulle procedure di gara in corso né sull’applicazione delle direttive vigenti, che restano in vigore sino all’eventuale entrata in vigore del nuovo Regolamento.
Implicazioni per le stazioni appaltanti italiane
L’adozione dello strumento regolamentare – qualora confermata in esito all’iter – determinerebbe l’applicazione diretta della disciplina europea per i contratti sopra le soglie comunitarie, senza la mediazione del D.Lgs. n. 36/2023, che resterebbe applicabile ai contratti sotto-soglia e ai profili non coperti dal Regolamento.
Il rapporto tra il futuro Regolamento europeo e il Codice dei contratti pubblici italiano rappresenterà uno dei nodi interpretativi centrali della fase di adeguamento.
Seguiranno su sentenzeappalti.it approfondimenti analitici sulle singole disposizioni della proposta e sulle implicazioni applicative per RUP e stazioni appaltanti.
