Verifica di anomalia – Non occorre provvedimento formale di esclusione, implicitamente compreso nel giudizio negativo – Competenza su esclusione: spetta al RUP – Obbligo di audizione del concorrente: non sussiste – Giudizio negativo di anomalia: può fondarsi su una singola voce di prezzo rilevante (art. 97 d.lgs. n. 50/2016)

TAR Genova, 02.03.2020 n. 157

3) Nel merito, parte ricorrente denuncia, con il primo motivo di gravame, la violazione dell’art. 2, comma 1, della legge n. 241/1990 e dell’art. 97, comma 5, del d.lgs. n. 50/2016, poiché non è stato adottato un formale provvedimento di esclusione all’esito del procedimento di anomalia.
La censura non è fondata, atteso che il provvedimento di esclusione deve intendersi implicitamente compreso nel giudizio di anomalia che impedisce ogni valorizzazione dell’offerta ai fini della successiva aggiudicazione (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, sez. VII, 3 marzo 2017, n. 1258).
Va escluso, inoltre, che la mancanza di un provvedimento formale di esclusione abbia comportato alcuna compromissione delle prerogative difensive dell’impresa interessata, come dimostra di per sé la tempestiva proposizione del ricorso giurisdizionale.

4) Con il secondo motivo, parte ricorrente denuncia il vizio di incompetenza, poiché la determinazione di esclusione dalla gara per anomalia dell’offerta avrebbe dovuto essere adottata dal Presidente dell’Autorità -Omissis- che, ai sensi dell’art. 8 della legge n. 84/1994, ha la rappresentanza legale dell’Ente ed è titolare dei poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione.
Anche questa censura è infondata.
Essa non tiene conto, infatti, della speciale disciplina in materia di appalti pubblici che affida al RUP, tra l’altro, tutti i compiti relativi alle procedure di affidamento non specificatamente attribuiti ad altri organi o soggetti (cfr. art. 31, comma 3, del d.lgs. n. 50/2016).
L’adozione della determinazione di esclusione, pertanto, non spettava al Presidente dell’Autorità -Omissis-, cui nessuna disposizione attribuisce specifici compiti in materia, bensì al RUP in quanto istituzionalmente preposto al procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta.

5) Analoga diagnosi di infondatezza va formulata relativamente alle censure sollevate con il terzo motivo di gravame, intese a denunciare pretesi errores in procedendo verificatisi nella fase della verifica di anomalia.
Innanzitutto, essendo stato eliminato l’obbligo di contraddittorio orale previsto dal previgente art. 88 del d.lgs. n. 163/2006, la stazione appaltante non era tenuta all’audizione della concorrente e, tanto meno, a comunicarle preventivamente i profili da approfondire nella riunione convocata a maggiore garanzia della stessa. Fermo restando che, a fronte delle dettagliate contestazioni sollevate in precedenza, l’impresa interessata non poteva ragionevolmente ignorare i profili di criticità che sarebbe stata chiamata a giustificare.
In secondo luogo, a fronte della completezza dell’istruttoria già svolta e delle ampie possibilità di interlocuzione garantite alla concorrente, la stazione appaltante non poteva certo ritenersi onerata, anche per un’esigenza di speditezza delle operazioni di gara, ad esaminare le ulteriori giustificazioni fornite dopo la conclusione del sub-procedimento di verifica dell’anomalia.

6) Infine, con il quarto motivo di ricorso, l’esponente contesta nel merito il giudizio di anomalia dell’offerta, asseritamente inficiato da errori gravi e manifesti nonché fondato sull’esame di singole voci di prezzo e non dell’offerta nel suo complesso.
Occorre rammentare preliminarmente che, per pacifico orientamento giurisprudenziale, il giudizio di anomalia non deve avere per oggetto la ricerca di specifiche e singole inesattezze dell’offerta economica, bensì essere volto ad accertare se la stessa sia complessivamente affidabile in relazione alla corretta esecuzione dell’appalto.
Tuttavia, sebbene l’incongruenza di un limitato numero di voci non assuma normalmente rilievo rispetto alla valutazione globale, il giudizio di anomalia può fondarsi anche sull’incongruità di una singola voce, laddove essa incida significativamente, tenendo conto della sua rilevanza nell’economia dell’offerta, sulla serietà e attendibilità dell’offerta complessiva (Cons. Stato, sez. III, 9 luglio 2014, n. 3492; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. IV, 7 luglio 2016, n. 1841).
Alla luce di tali principi, entrambi i profili di censura si rivelano infondati.
Nel caso di specie, infatti, la verifica di congruità non è stata condotta in modo parcellizzato, ma, a seguito della richiesta di giustificazioni relative a tutti i prezzi offerti, si è ragionevolmente concentrata sull’analisi delle voci relative alle lavorazioni per la stesa del conglomerato bituminoso che, nell’ambito di un appalto di lavori di manutenzione stradale, costituivano l’attività principale.
Nonostante le giustificazioni presentate, la stazione appaltante ha ritenuto che dette voci comportassero un ribasso sostanziale sui costi della manodopera e per i mezzi tale da precludere la regolare esecuzione dei lavori.
I rilievi di parte ricorrente non fanno emergere alcun profilo di macroscopica illogicità o di erroneità fattuale atto ad inficiare tale valutazione.