Garanzia provvisoria: assegno circolare o assegno bancario?

In risposta al quesito va precisato che soltanto l’assegno circolare – e non anche quello bancario – costituisce un ordinario strumento di pagamento delle obbligazioni pecuniarie, in tutto e per tutto equivalente al versamento in contanti delle somme dovute, sicché in sede di gara per l’aggiudicazione di lavori pubblici, la presentazione delle cauzioni mediante assegno circolare deve ritenersi ritualmente effettuata rispetto alla previsione del bando che faccia riferimento al versamento per numerario o in titoli di Stato o garantiti dallo Stato”.
Infatti, se si considera la natura dell’assegno circolare, per giunta non trasferibile (la cui emissione ai sensi dell’art. 82 del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 è consentita soltanto agli Istituti di credito appositamente autorizzati, i quali sono tenuti a costituire apposita cauzione a garanzia degli assegni emessi e sulla quale i portatori dei titoli hanno un privilegio speciale), deve ritenersi sul piano sostanziale che la consegna di esso equivalga per il prenditore alla percezione di denaro contante, attesa la sicura solvibilità della banca emittente.
Dunque la stessa natura dell’assegno circolare assicura al legittimo portatore la sicurezza di conseguire la somma di danaro in esso indicata, così che (salvo che non vi siano dubbi sulla sua regolarità o autenticità ovvero salvo che non vi sia un apprezzabile interesse a ricevere il danaro in contanti, anziché in titoli) è idoneo ad estinguere l’obbligazione.
Ciò tanto più se si tiene conto che “la norma generale in materia, contenuta nell’articolo 54 del R.D. 23.05.1924 n. 827, prevede che la cauzione possa essere prestata alternativamente in numerario, in titoli di stato o garantito dallo Stato o a mezzo di fideiussione” e che le norme di settore “non escludono assolutamente la possibilità di costituire depositi cauzionali con modalità diverse da quelle stabilite nella lettera d’invito”.
Ciò non si applica all’assegno bancario, che non è un mezzo idoneo a garantire l’esistenza della relativa provvista presso la banca obbligata al pagamento.
In tal senso la giurisprudenza è concorde (ex multis, Consiglio di Stato, sez. IV, 28.04.2006 n. 2399; sez. V, n. 3398/2013; sez. V, n. 5554/2015; Cons. giust. amm. Sicilia, 04.07.2000, n. 328).

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