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Ingegneri ed architetti: competenza sulla progettazione di opere di viabilità ed idrauliche

L’attività di progettazione (art. 24 d.lgs. n. 50/2016) avente l’obiettivo di impattare sulla viabilità e sulle opere idrauliche come risultante dal progetto posto a gara rientra nella competenza esclusiva degli ingeneri, ai sensi degli artt. 51 e 54 del regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537, “Approvazione del regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto” (da ultimo, Consiglio di Stato, sez. V, 20.11.2018 n. 6552).
Si rammenta che il citato art. 51 stabilisce: “Sono di spettanza della professione d’ingegnere, il progetto, la condotta e la stima dei lavori per estrarre, trasformare ed utilizzare i materiali direttamente od indirettamente occorrenti per le costruzioni e per le industrie, dei lavori relativi alle vie ed ai mezzi di trasporto, di deflusso e di comunicazione, alle costruzioni di ogni specie, alle macchine ed agli impianti industriali, nonché in generale alle applicazioni della fisica, i rilievi geometrici e le operazioni di estimo”; l’art. 54, secondo e terzo comma, prevede: “Coloro che abbiano conseguito il diploma di laurea d’ingegnere-architetto presso gli istituti d’istruzione superiore indicati nell’art. 1 della legge entro il 31 dicembre 1924, ovvero lo conseguiranno entro il 31 dicembre 1925, giusta le norme stabilite dall’art. 6 del R.D. 31 dicembre 1923, n. 2909, sono autorizzati a compiere anche le mansioni indicate nell’art. 51 del presente regolamento, eccettuate le applicazioni industriali. La presente disposizione è applicabile anche a coloro che abbiano conseguito il diploma di architetto civile nei termini suddetti, ad eccezione però di quanto riguarda le applicazioni industriali e della fisica, nonché i lavori relativi alle vie, ai mezzi di comunicazione e di trasporto e alle opere idrauliche”.
Per altro verso esse sfuggono alla competenza degli architetti, non rientrando nel concetto di edilizia civile di cui all’art. 52 (“Formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative. Tuttavia le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla L. 20 giugno 1909, n. 364, per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere”), ancorchè tale concetto sia considerato nella sua accezione più vasta, richiamata dalla giurisprudenza (Consiglio di Stato, sez. VI, 15.03.2013 n. 1550: “si può affermare che il concetto di ‘opere di edilizia civile’ si estenda sicuramente oltre gli ambiti più specificamente strutturali, fino a ricomprendere l’intero complesso degli impianti tecnologici a corredo del fabbricato, e quindi non solo gli impianti idraulici ma anche quelli di riscaldamento compresi nell’edificazione”).
Deve al riguardo ancora rammentarsi che, nello stabilire l’ampiezza delle competenze riconosciute, rispettivamente, agli ingegneri e agli architetti ai sensi del combinato disposto degli articoli 51 e 52 dello stesso regio decreto n. 2537 del 1925, la giurisprudenza ha confermato l’orientamento tradizionale, in ordine alla ricomprensione nell’esclusivo appannaggio della professione di ingegnere delle opere di carattere più marcatamente tecnico-scientifico, di ingegneria idraulica, di ammodernamento e ampliamento della rete idrica comunale (Consiglio di Stato, sez. VI, n. 1550/2013 cit.).
Recentemente è stato affermato che “Il r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537 recante il regolamento delle professioni di architetto e di ingegnere esclude per via degli artt. 51 e 54 comma 3 senza dubbi interpretativi la possibilità che un architetto possa, in luogo di un ingegnere, condurre i lavori relativi ad opere idrauliche” (Consiglio di Stato, sez. V, 19.05.2016 n. 2095).

 

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Parere CdS su Linee Guida ANAC – Requisiti OE per servizi di ingegneria ed architettura ed individuazione dei criteri per garantire la presenza di giovani professionisti

Consiglio di Stato, comm. spec., 03.11.2016 n. 2285

Il Consiglio di Stato ha reso il parere sullo schema di decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti recante “definizione dei requisiti che devono possedere gli operatori economici per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria e individuazione dei criteri per garantire la presenza di giovani professionisti, in forma singola o associata, nei gruppi concorrenti ai bandi relativi a incarichi di progettazione, concorsi di progettazione e di idee, ai sensi dell’art. 24, commi 2 e 5 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50″

Linee Guida ANAC n. 1: “Indirizzi generali sull’affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria”

A mezzo Deliberazione n. 973 del 14 settembre 2016 sono state approvate le Linee Guida ANAC n. 1 (.pdf) di attuazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti “Indirizzi generali sull’affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria”, le prime ad essere approvate e pubblicate in via definitiva.

Sulla formulazione iniziale delle Linea Guida  si era espresso il Consiglio di Stato, Comm. spec., con parere 02.08.2016 n. 1767, cui l’ANAC si è conformata.

Si allega la Relazione AIR (.pdf) (Analisi di Impatto della Regolamentazione) recante contesto normativo,  motivazioni, obiettivi e fasi del procedimento di adozione delle Linee guida.

 


Appalto integrato – Progettazione – Raggruppamento temporaneo tra professionisti – Soggetti “non progettisti” (nella specie consulenti) – Obbligo di rendere le dichiarazioni in ordine ai requisiti generali – Sussiste (Artt. 38, 90)

Consiglio di Stato, sez. VI, 04.01.2016 n. 15
(testo integrale)

“Non v’è dubbio che – sottoscrivendo in tali termini l’impegno alla costituzione del raggruppamento – i professionisti abbiano assunto una responsabilità in ordine al risultato complessivo, a nulla rilevando la circostanza che essi non siano stati indicati come componenti del gruppo di progettazione.
Proprio in relazione a tale compartecipazione nell’esecuzione della progettazione, i professionisti non progettisti – in quanto componenti del raggruppamento – sono da ritenersi co-obbligati nei confronti della stazione appaltante: sicché anche con riguardo alla loro posizione vale quanto affermato dal giudice di primo grado che – richiamando sul punto la sentenza di questo Consiglio di Stato n. 775 del 2015 – ha rilevato come la “ratio agevolatrice del concorrente (ancorché ‘unico’) consistente nella prevista possibilità di indicazione del progettista non può incidere sulla necessità che sia garantita – quanto meno tendenzialmente – l’affidabilità e l’onorabilità nei riguardi di chi venga comunque in rapporto diretto con la pubblica amministrazione, indipendentemente dal soggetto (il concorrente) destinatario del pagamento del corrispettivo e su cui ricada l’eventuale responsabilità da inadempimento”.
Del resto, come pure si osserva nella sentenza impugnata, al raggruppamento temporaneo di professionisti è applicabile – in virtù del rinvio operato dall’articolo 90, comma 1, lettera g), del Codice dei contratti pubblici – il principio dettato dall’articolo 37, comma 5, del medesimo codice, ai sensi del quale “l’offerta dei concorrenti raggruppati o consorziati determina la loro responsabilità solidale nei confronti della stazione appaltante, nonché nei confronti del subappaltatore e dei fornitori”.
E’ invece inammissibile – prima che irrilevante, in relazione alla inapplicabilità alla specie del richiamato articolo 38, comma 2 bis, del Codice dei contratti pubblici – la documentazione prodotta, per la prima volta in appello, a dimostrazione della sussistenza, anche con riguardo ai consulenti non progettisti, dei requisiti di moralità.
Il raggruppamento appellante non ha infatti provato, ai sensi dell’articolo 104, comma 2, che la mancata produzione di tale documentazione nel giudizio di primo grado è dovuta a causa ad esso non imputabile.
Deve quindi ritenersi, concludendo sul punto, che i professionisti in questione – in quanto co-obbligati al risultato finale, seppure non sottoscrittori del progetto – fossero tenuti a rendere le dichiarazioni previste, a pena di esclusione dalla gara, dall’articolo 4.4 del disciplinare”.

Servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria – Requisito relativo all’avvenuto svolgimento di due servizi per ognuna delle classi e categorie negli ultimi dieci anni – Non è frazionabile per i raggruppamenti temporanei

Consiglio di Stato, sez. V, 23.12.2015 n. 5820
(testo integrale)

La previsione di bando costituisce l’applicazione, nel minimo, dell’art. 263, comma 1, lett. c), ovverosia «l’avvenuto svolgimento negli ultimi dieci anni di due servizi di cui all’articolo 252, relativi ai lavori, appartenenti ad ognuna delle classi e categorie dei lavori cui si riferiscono i servizi da affidare, individuate sulla base delle elencazioni contenute nelle vigenti tariffe professionali, per un importo totale non inferiore ad un valore compreso fra 0,40 e 0,80 volte l’importo stimato dei lavori cui si riferisce la prestazione, calcolato con riguardo ad ognuna delle classi e categorie e riferiti a tipologie di lavori analoghi per dimensione e per caratteristiche tecniche a quelli oggetto dell’affidamento».
Le due previsioni sopra riportate vanno lette alla luce dell’art. 261, comma 8, del d.P.R. n. 207, per il quale «il requisito di cui all’articolo 263, comma 1, lettera c), non è frazionabile per i raggruppamenti temporanei».