Archivi tag: featured

Piccoli comuni e Centrali di committenza: rimessione alla Corte di Giustizia UE

Consiglio di Stato, sez. V, ord. 03.01.2019 n. 68

La Quinta Sezione del Consiglio di Stato sottopone al vaglio della Corte di giustizia UE la normativa interna sugli affidamenti contrattuali da parte dei piccoli comuni a mezzo delle “centrali di committenza”, nella parte in cui riduce i modelli organizzativi utilizzabili, esclude la partecipazione anche di soggetti privati e limita l’ambito territoriale della loro operatività.

Vanno rimesse alla Corte di giustizia UE le seguenti questioni pregiudiziali: −“se osta al diritto comunitario, una norma nazionale, come l’art. 33, comma 3-bis, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 che limita l’autonomia dei comuni nell’affidamento ad una centrale di committenza a due soli modelli organizzativi quali l’unione dei comuni se già esistente ovvero il consorzio tra comuni da costituire”;

− e, in ogni caso “se osta al diritto comunitario, e, in particolare, ai principi di libera circolazione dei servizi e di massima apertura della concorrenza nell’ambito degli appalti pubblici di servizi, una norma nazionale come l’art. 33, comma 3bis, d.lgs.12 aprile 2006, n. 163 che, letto in combinato disposto con l’art. 3, comma 25, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, in relazione al modello organizzativo dei consorzi di comuni, esclude la possibilità di costituire figure di diritto privato quali, ad es, il consorzio di diritto comune con la partecipazione anche di soggetti privati”;

− e, infine, “se osta al diritto comunitario e, in particolare, ai principi di libera circolazione dei servizi e di massima apertura della concorrenza nell’ambito degli appalti pubblici di servizi, una norma nazionale, come l’art. 33, comma 3bis, che, ove interpretato nel senso di consentire ai consorzi di comuni che siano centrali di committenza di operare in un territorio corrispondente a quello dei
comuni aderenti unitariamenteconsiderato, e, dunque, al massimo, all’ambito provinciale, limita l’ambito di operatività delle predette centrali di committenza”.

fonte: sito G.A.

Opere di urbanizzazione a scomputo ed applicazione del Codice dei contratti pubblici

Consiglio di Stato, comm. spec., parere 03.12.2018 n. 2942

Con il quesito in oggetto il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione – Anac, con nota prot. n. 16675 del 9 novembre 2018, ha chiesto di acquisire il parere del Consiglio di Stato con specifico riguardo alla tematica delle opere di urbanizzazione a scomputo, e cioè alle opere eseguite dal titolare del permesso di costruire scomputando i relativi oneri dai contributi dovuti ai Comuni per le opere di urbanizzazione.

In particolare, l’Anac si riferisce al punto 2.2 del paragrafo 2 (Il valore stimato dell’appalto) delle proprie Linee guida n. 4 dell’1 marzo 2018, recanti “Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici”, che riproducono in parte qua il parere n. 361 del 12 febbraio 2018 reso dal Consiglio di Stato.

Nel punto 2.2 delle suindicate Linee guida si legge testualmente che “Per le opere di urbanizzazione a scomputo totale o parziale del contributo previsto per il rilascio del permesso di costruire, nel calcolo del valore stimato devono essere cumulativamente considerati tutti i lavori di urbanizzazione primaria e secondaria anche se appartenenti a diversi lotti, connessi ai lavori oggetto di permesso di costruire. Nel caso di esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, di importo inferiore alla soglia comunitaria, detto valore deve essere calcolato – tenendo conto dell’intervenuta abrogazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 – secondo i parametri stabiliti dall’articolo 5, paragrafo 8, della direttiva 2014/241 UE e dall’articolo 35 del Codice dei contratti pubblici. Al ricorrere della suindicata ipotesi, per effetto della previsione derogatoria contenuta nell’articolo 16, comma 2-bis, del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001: 1) nel caso di affidamento a terzi dell’appalto da parte del titolare del permesso di costruire non trovano applicazione le disposizioni del decreto legislativo n. 163 del 2006 ed ora del Codice dei contratti pubblici; 2) di conseguenza, il valore delle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, di importo inferiore alla soglia comunitaria, ai fini della individuazione del valore stimato dell’appalto, non si somma al valore delle altre opere di urbanizzazione eventualmente da realizzarsi”.

Si legge nel documento che contiene il quesito formulato dall’Anac che l’esigenza di sottoporre al Consiglio di Stato la richiesta di intervento interpretativo del soprariportato punto 2.2 consegue al ricevimento da parte della stessa Anac di una informativa proveniente dalla Struttura di missione per le procedure di infrazione del Dipartimento per le politiche europee presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri in ordine alla segnalazione della Commissione Europea in merito ad un possibile contrasto tra quanto contenuto nel citato punto 2.2 e l’articolo 5, paragrafo 8, della direttiva 2014/24/UE, paventando il rischio dell’apertura di una procedura di infrazione.

In particolare, si puntualizza nella richiesta di parere, il sottopunto n. 2 della elencazione inserita nel secondo periodo del punto 2.2 (che reca le seguenti espressioni “di conseguenza, il valore delle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, di importo inferiore alla soglia comunitaria, ai fini della individuazione del valore stimato dell’appalto, non si somma al valore delle altre opere di urbanizzazione eventualmente da realizzarsi”) potrebbe rappresentare una previsione interpretativa che si pone in contrasto con quanto disposto dall’articolo 5, paragrafo 8, della direttiva 2014/24/UE, nella parte in cui sembra prevedere che, in caso di esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di tipo funzionale, ammessa dall’articolo 16, comma 2 bis, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 per importi di rilievo infracomunitario, il valore di tali opere, appaltabile in deroga alle procedure di evidenza pubblica regolate dal Codice dei contratti pubblici, possa essere determinato senza tenere conto del valore complessivo delle opere di urbanizzazione (ossia escludendo anche le restanti opere di urbanizzazione secondaria, e primaria non funzionali).

Per superare i dubbi sollevati dalla Commissione Europea l’Anac suggerisce un’interpretazione comunitariamente orientata del sottopunto 2 inserito nel punto 2.2 delle Linee guida n. 4, nel senso che lo scorporo – dal valore complessivo dell’opera – degli interventi di cui all’articolo 16, comma 2 bis, del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 sia consentito solo a condizione che il valore complessivo dell’opera stessa non raggiunga l’entità della soglia comunitaria. Unicamente in siffatta ipotesi, il valore di tali opere potrebbe essere scorporato dalle restanti opere di urbanizzazione e, per l’effetto, affidato dal titolare del permesso di costruire senza l’adozione delle procedure di evidenza pubblica previste dal Codice dei contratti pubblici.

Viceversa, laddove l’importo complessivo delle opere si situasse al di sopra dell’importo considerato dalle direttive comunitarie, allora anche la porzione di opere di urbanizzazione primaria di tipo funzionale, ancorché in sé di valore inferiore alla predetta soglia, dovrebbe essere ricompresa nell’ambito degli affidamenti che la stazione appaltante è tenuta a gestire nel (dovuto) rispetto del Codice dei contratti pubblici e ciò perché attratta verso la soglia comunitaria in ragione del valore totale delle opere di urbanizzazione da realizzare.

L’Autorità ha quindi chiesto al Consiglio di Stato di esprimere il proprio avviso circa la condivisibilità o meno della suesposta interpretazione e, nel caso in cui dovesse ritenersi non corretta, di specificare quale possa essere la interpretazione più idonea a scongiurare che l’Italia possa incorrere in una procedura di infrazione comunitaria.

L’Anac ha altresì chiesto che venga espresso un parere in ordine all’incidenza, rispetto alla questione emarginata, della disposizione recata dall’articolo 35, comma 11, del Codice dei contratti allo scopo di valutare l’opportunità di inserire uno specifico richiamo all’interno del punto 2.2 delle Linee guida n. 4.

Tale norma sembra ammettere, in coerenza con quanto stabilito dall’articolo 5, paragrafo 10 della direttiva 2014/24/UE, che uno o più lotti possano essere scorporati dai restanti lotti di cui si compone l’opera, a condizione, per i lavori, che il singolo lotto valga meno di 1 milione di euro e che la sommatoria dei lotti scorporati (e aggiudicati) meno del 20% del valore complessivo dell’opera.

Il tutto potrebbe avvenire, per espressa previsione sia della direttiva che della norma nazionale, in deroga al principio sancito dall’articolo 5, paragrafo 8, della direttiva, riprodotto all’articolo 35, comma 9, del Codice.

Nella fattispecie, dunque, applicando l’articolo 35, comma 11, del Codice e sussistendo le relative condizioni, sarebbe possibile scorporare il lotto relativo alle opere di urbanizzazione primaria funzionali, affidandolo in via diretta ai sensi dell’articolo 16, comma 2-bis, del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, anche se il valore complessivo dell’opera fosse di rilevanza comunitaria.

L’Autorità chiede, quindi, conferma circa la corretta interpretazione della disposizione summenzionata, anche in relazione all’interferenza con l’articolo 35, comma 9, del Codice, allo scopo di valutare l’opportunità di inserire uno specifico richiamo all’interno del punto 2.2 delle Linee guida n. 4.

Considerato:

A) Con riferimento al primo quesito ed in via preliminare, la Commissione rileva che è già presente nella corpo della motivazione del parere n. 361, reso dalla Commissione speciale del Consiglio di Stato il 12 febbraio 2018, l’evidente illustrazione degli elementi di interpretazione (corretta) di quanto è stato poi riprodotto dall’Autorità nazionale anticorruzione al sottopunto 2.2 del punto 2 delle Linee guida n. 4 dell’1 marzo 2018, con la conseguenza che, al fine di superare il dubbio sottoposto all’esame di questa Commissione speciale, sembra sufficiente riportarsi a detta illustrazione, non palesandosi l’assoluta necessità di prospettare una “interpretazione comunitariamente orientata” di quanto scritto al sottopunto 2.2 delle Linee guida, come invece è stato suggerito dall’Anac nella richiesta di parere pervenuta il 9 novembre 2018, prot. n. 16675.

Ed invero:

– come si è segnalato nel citato parere n. 361 del 2018, l’articolo 16, comma 2 bis, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 – a mente del quale “Nell’ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7 (del medesimo art. 16, n.d.rr.), di importo inferiore alla soglia di cui all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, funzionali all’intervento di trasformazione urbanistica del territorio, è a carico del titolare del permesso di costruire e non trova applicazione il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163” – contiene una evidente (ed eccezionale) deroga normativa all’applicazione delle disposizioni codicistiche in materia di affidamento di commesse pubbliche laddove l’esecuzione di opere di urbanizzazione primaria (purché realizzate “Nell’ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, (…) funzionali all’intervento di trasformazione urbanistica del territorio, (…)”) sia attuata direttamente dal titolare dell’abilitazione a costruire e l’importo delle stesse sia inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria;

– giova precisare che per “opere funzionali” si intendono le opere di urbanizzazione primaria (ad es., fogne, strade e tutte gli ulteriori interventi elencati, in via esemplificativa, dall’articolo 16, comma 7, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) la cui realizzazione è diretta in via esclusiva al servizio della lottizzazione ovvero della realizzazione dell’opera edilizia di cui al titolo abilitativo a costruire (quest’ultimo nelle varie articolazioni previste dalle leggi, anche non nazionali) e, comunque, solo quelle assegnate alla realizzazione a carico del destinatario del titolo abilitativo a costruire e da quest’ultimo specificate;

– fermo quanto sopra si presenta necessario ribadire, ancora una volta, che il calcolo complessivo delle opere di urbanizzazione, intesa nella sua interezza, è dato dalla somma di tutte le opere di urbanizzazione che il privato deve realizzare a scomputo, funzionali e non. Tale operazione, avente dunque ad oggetto la definizione dell’importo complessivo al quale ammonta la realizzazione delle opere di urbanizzazione, deve essere effettuata prima di ogni ulteriore valutazione circa la possibilità di applicazione della deroga di cui all’articolo 16, comma 2 bis, d.P.R. n. 380 del 2001, giacché l’operatività di quest’ultima resta direttamente condizionata dall’esito dell’accertamento in ordine al calcolo complessivo delle opere di urbanizzazione da realizzarsi;

– se il valore complessivo di tali opere – qualunque esse siano – non raggiunge la soglia comunitaria, calcolata ai sensi dell’articolo 35, comma 9, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, solo allora il privato potrà avvalersi della deroga di cui all’articolo 16, comma 2 bis, d.P.R. n. 380 del 2001 ed esclusivamente per quelle funzionali;

– al contrario, qualora il valore complessivo di tali opere superi la soglia comunitaria, il privato sarà tenuto al rispetto delle regole di cui al Codice di contratti pubblici sia per le opere funzionali che per quelle non funzionali;

– in termini ancora più semplici si deve ribadire l’iter logico già seguito nel parere n. 361 del 2018 di questo Consiglio, vale a dire che l’insieme delle opere di urbanizzazione il cui onere è accollato al titolare del permesso di costruire come scomputo degli oneri di urbanizzazione, deve essere considerato nel suo insieme come se fosse un’unica opera pubblica da realizzarsi contestualmente, sia pure costituita da diverse tipologie (opere di urbanizzazione primaria, primaria funzionali, secondaria) le quali, ciascuna per sé, possono essere considerate come singoli lotti in relazione alla loro singola natura (fogne, strade, illuminazione etc.). Ne consegue che, per valutare se questo complessivo appalto virtualmente unitario, composto da più opere disomogenee, superi o meno la soglia comunitaria, in applicazione dell’art. 35, comma 9, del Codice occorre sommare il valore di ciascuna di esse. Ciò refluisce, per altro, sulla soluzione al secondo quesito posto dall’Anac di cui più avanti.

– tale essendo l’iter argomentativo del sottopunto 2.2 inserito nel punto 2 delle Linee guida n. 4 del 2018, per come redatto dall’Anac in seguito al parere della Commissione speciale del Consiglio di Stato n. 361 del 2018, spetterà alla predetta Autorità, sfuggendo tale compito ai poteri di questa Commissione speciale, valutare se si renda indispensabile o meno esternare tali motivazioni in seno alle Linee guida già approvate e quale sia la procedura corretta per effettuare tale integrazione.

B) Con un secondo quesito, del tutto nuovo rispetto alla richiesta che (a suo tempo) è stata all’origine del parere del Consiglio di Stato n. 361 del 2018, l’Anac ha chiesto conferma se l’articolo 35, comma 11, del Codice dei contratti pubblici ammetta, in coerenza con quanto stabilito dall’articolo 5, paragrafo 10 della direttiva 2014/24/UE, che uno o più lotti possano essere scorporati dai restanti lotti di cui si compone l’opera, a condizione, per i lavori, che il singolo lotto valga meno di 1 milione di euro e che la sommatoria dei lotti scorporati (e aggiudicati) meno del 20% del valore complessivo dell’opera.

Questa Commissione speciale ritiene che tale lettura della norma non si ponga in contrasto con il tenore letterale dell’articolo 5, paragrafo 10 della direttiva 2014/24/UE ed anzi costituisca uno strumento di “tolleranza” applicabile ogni qualvolta occorra sommare il valore di un affidamento suddiviso in più lotti.

Per semplificare, anche in questo caso il ragionamento e renderlo più comprensibile, si deve richiamare l’osservazione sopra espressa secondo cui il coacervo delle opere di urbanizzazione a scomputo addossate al titolare del permesso di costruire deve essere considerato, agli effetti del calcolo delle soglie, come una unica “opera prevista” oggetto di un unico appalto. Si è già precisato che se la sommatoria di tale coacervo supera la soglia europea tutte le opere dovranno essere assoggettate al codice.

Si rende tuttavia applicabile in questo caso anche l’art. 35, comma 11, del Codice, il quale, in diretta, letterale e pedissequa applicazione dell’art. 5, par. 10 della direttiva 2014/24/UE, stabilisce che, in via di eccezione, quando un’opera prevista può dar luogo ad appalti aggiudicati per lotti separati, e quand’anche il valore complessivo stimato della totalità dei lotti di cui essa si compone sia superiore alla soglia, ciò non ostante ai lotti frazionati in questione non si applica la direttiva, e dunque possono essere aggiudicati senza le procedure in essa previste come obbligatorie. Ciò può avvenire però a due condizione 1. Che, i lotti in cui è stata frazionata l’”opera prevista” siano ciascuno inferiore a € 1.000.000,00¸ 2. Che la somma di tali lotti non superi il 20 per cento della somma di tutti i lotti in cui l’opera prevista è stata frazionata. In questo caso per “opera prevista” si deve intendere, appunto, il coacervo delle opere di urbanizzazione addossate al titolare del permesso.

In questo senso, potendosi su tale aspetto concordare con quanto suggerito dall’Anac nel quesito qui in esame, applicando l’articolo 35, comma 11, del Codice e sussistendo le relative condizioni, sarebbe possibile scorporare il lotto relativo alle opere di urbanizzazione primaria funzionali, affidandolo in via diretta ai sensi dell’articolo 16, comma 2 bis, d.P.R. n. 380 del 2001, anche se il valore complessivo dell’opera fosse di rilevanza comunitaria, a condizione che esso fosse di valore inferiore a € 1.000.000,00, e non superasse il venti per cento di tutte le opere a scomputo addossate al titolare.

Differimento operatività Albo dei Commissari di gara

Con il Comunicato del 9 gennaio 2019 il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione informa che è stato differito al 15 aprile 2019 l’ avvio del sistema dell’Albo dei commissari di gara di cui all’art. 78 del Decreto Legislativo 19 aprile 2016, n. 50.

Oggetto: Differimento dell’operatività dell’Albo dei Commissari di gara di cui all’articolo 78 del Decreto Legislativo 19 aprile 2016, n. 50 
Nel Comunicato del Presidente del 18 luglio 2018 è stata stabilita la data del 15 gennaio 2019 per la piena operatività dell’Albo di cui all’art78 del Codice dei contratti pubblici e il superamento del regime transitorio di cui all’art216, comma 12 del medesimo Codice.
L’Autorità in attuazione della disposizione di cui all’art. 78 ha già adottato in modo completo la disciplina di riferimento, mediante l’adozione delle previste Linee guida, e ha predisposto il sistema informatico per l’iscrizione all’Albo – già attivo in parte qua dal 10 settembre 2018 – per l’estrazione degli esperti da nominare nelle commissioni giudicatrici.
All’attualità il numero di iscritti nelle diverse sottosezioni dell’Albo ammonta a circa 2.100, di cui solo la metà estraibili per commissioni esterne alle amministrazioni aggiudicatrici. Numerose sottosezioni (circa il 30%) risultano completamente prive di esperti iscritti, altre (circa il 40%) con un numero di esperti molto ridotto (meno di 10). 
Tenuto conto dello stato di fatto delle iscrizioni presenti in Albo e del previsto numero di gare bandite annualmente che richiedono la nomina di commissioni giudicatrici ai sensi dell’art. 77, allo stato, il numero degli esperti iscritti all’Albo non consente di soddisfare le richieste stimate in relazione al numero di gare previste.
In base quanto sopra, tenuto conto, peraltroche il quadro normativo non sembra consentirla possibilità di nominare i commissari con modalità diverse da quelle descritte all’art. 77 per i casi di assenza e/o carenza di esperti, l’Autorità ritiene necessario, per evitare ricadute sul mercato degli appalti, differire il termine di avvio del sistema dell’Albo dei commissari di gara al 15 aprile 2019.
Le criticità evidenziate saranno oggetto di segnalazione, ai sensi dell’art. 213, comma 2, lett. c) del Codice, al Governo e al Parlamento da parte dellAutorità.
Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 9 gennaio 2019

Legge di Bilancio 2019: disposizioni in materia di appalti e contratti pubblici

In G.U.R.I. n. 302 del 31.12.2018, S.O. n. 62 è stata pubblicata la Legge 30.12.2018 n. 145 recante: “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021″.

Di seguito si propone un estratto delle disposizioni in tema di appalti e contratti pubblici di cui al D.Lgs. n. 50/2016.

AFFIDAMENTO DI LAVORI
Art. 1, comma 912. Nelle more di una complessiva revisione del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, fino al 31 dicembre 2019, le stazioni appaltanti, in deroga all’articolo 36, comma 2, del medesimo codice, possono procedere all’affidamento di lavori di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro mediante affidamento diretto previa consultazione, ove esistenti, di tre operatori economici e mediante le procedure di cui al comma 2, lettera b), del medesimo articolo 36 per i lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro.

INTERVENTI PER LA MESSA IN SICUREZZA DI SCUOLE, STRADE, EDIFICI PUBBLICI E PATRIMONIO COMUNALE
Art. 1, comma 107. Per l’anno 2019, sono assegnati ai comuni contributi per investimenti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale, nel limite complessivo di 400 milioni di euro. I contributi di cui al periodo precedente sono assegnati, entro il 10 gennaio 2019, con decreto del Ministero dell’interno, ai comuni con popolazione inferiore ai 2.000 abitanti nella misura di 40.000 euro ciascuno, ai comuni con popolazione tra 2.000 e 5.000 abitanti nella misura di 50.000 euro ciascuno, ai comuni con popolazione tra 5.001 e 10.000 abitanti nella misura di 70.000 euro ciascuno e ai comuni con popolazione tra 10.001 e 20.000 abitanti nella misura di 100.000 euro ciascuno. Entro il 15 gennaio 2019, il Ministero dell’interno dà comunicazione a ciascun comune dell’importo del contributo ad esso spettante.
Art. 1, comma 108. Il comune beneficiario del contributo può finanziare uno o più lavori pubblici, a condizione che gli stessi non siano già integralmente finanziati da altri soggetti e che siano aggiuntivi rispetto a quelli da avviare nella prima annualità dei programmi triennali di cui all’articolo 21 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. I lavori e gli interventi di manutenzione straordinaria sono affidati ai sensi degli articoli 36, comma 2, lettera b), e 37, comma 1, del citato decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
Art. 1, comma 109. Il comune beneficiario del contributo di cui al comma 107 è tenuto ad iniziare l’esecuzione dei lavori entro il 15 maggio 2019.
Art. 1, comma  110. I contributi di cui al comma 107 sono erogati dal Ministero dell’interno agli enti beneficiari, per il 50 per cento previa verifica dell’avvenuto inizio dell’esecuzione dei lavori attraverso il sistema di monitoraggio di cui al comma 112, e per il restante 50 per cento previa trasmissione al Ministero dell’interno del certificato di collaudo o del certificato di regolare esecuzione rilasciato dal direttore dei lavori, ai sensi dell’articolo 102 del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
Art. 1, comma 111. Nel caso di mancato rispetto del termine di inizio dell’esecuzione dei lavori di cui al comma 109 o di parziale utilizzo del contributo, il medesimo contributo è revocato, in tutto o in parte, entro il 15 giugno 2019, con decreto del Ministero dell’interno. Le somme derivanti dalla revoca dei contributi di cui al periodo precedente sono assegnate, con il medesimo decreto, ai comuni che hanno iniziato l’esecuzione dei lavori in data antecedente alla scadenza di cui al comma 109, dando priorità ai comuni con data di inizio dell’esecuzione dei lavori meno recente e non oggetto di recupero. I comuni beneficiari dei contributi di cui al periodo precedente sono tenuti ad iniziare l’esecuzione dei lavori entro il 15 ottobre 2019.
Art. 1, comma 112. Il monitoraggio delle opere pubbliche di cui ai commi da 107 a 111 è effettuato dai comuni beneficiari attraverso il sistema previsto dal decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229, classificando le opere sotto la voce “Contributo piccoli investimenti legge di bilancio 2019″.
Art. 1, comma 113. Il Ministero dell’interno, in collaborazione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, effettua un controllo a campione sulle opere pubbliche oggetto del contributo di cui ai commi da 107 a 112.
Art. 1, comma 114. I comuni rendono nota la fonte di finanziamento, l’importo assegnato e la finalizzazione del contributo assegnato nel proprio sito internet, nella sezione « Amministrazione trasparente » di cui al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, sottosezione Opere pubbliche. Il sindaco deve fornire tali informazioni al consiglio comunale nella prima seduta utile.

INNALZAMENTO SOGLIA MEPA
Art. 1, comma 130. All’articolo 1, comma 450*, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole:
« 1.000 euro », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « 5.000 euro ».

*(“Le amministrazioni statali centrali e periferiche, ad esclusione degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e delle istituzioni universitarie, nonche’ gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale pubblici e le agenzie fiscali di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, per gli acquisti di beni e servizi di importo pari o superiore a 1.000 euro e al di sotto della soglia di rilievo comunitario, sono tenute a fare ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione di cui all’articolo 328, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207. Fermi restando gli obblighi e le facolta’ previsti al comma 449 del presente articolo, le altre amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche’ le autorita’ indipendenti, per gli acquisti di beni e servizi di importo pari o superiore a 1.000 euro e inferiore alla soglia di rilievo comunitario sono tenute a fare ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione ovvero ad altri mercati elettronici istituiti ai sensi del medesimo articolo 328 ovvero al sistema telematico messo a disposizione dalla centrale regionale di riferimento per lo svolgimento delle relative procedure. Per gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado, le istituzioni educative, tenendo conto delle rispettive specificita’, sono definite, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, linee guida indirizzate alla razionalizzazione e al coordinamento degli acquisti di beni e servizi omogenei per natura merceologica tra piu’ istituzioni, avvalendosi delle procedure di cui al presente comma. A decorrere dal 2014 i risultati conseguiti dalle singole istituzioni sono presi in considerazione ai fini della distribuzione delle risorse per il funzionamento).

STRUTTURA PER LA PROGETTAZIONE DI EDIFICI PUBBLICI
Art. 1, comma 162. Al fine di favorire gli investimenti pubblici, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è individuata un’apposita Struttura per la progettazione di
beni ed edifici pubblici, di seguito denominata Struttura. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri provvede, altresì, a indicarne la denominazione, l’allocazione, le modalità di organizzazione e le funzioni.

Atto di segnalazione ANAC: modifica ambito soggettivo dell’art. 80 d.lgs. n. 50/2016

Atto di  segnalazione n. 5 del 12.12.2018 

Proposta di modifica dell’ambito soggettivo dell’art. 80 del Codice dei  contratti pubblici 

Il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione

1. Premessa 
Tra i compiti assegnati all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) dall’art. 213  del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti  pubblici) rientra quello di cui al comma 3, lett. c), di segnalare al Governo e  al Parlamento proposte in ordine a modifiche occorrenti in relazione alla  normativa vigente.
In  considerazione di tale competenza, si intendono di seguito formulare alcune osservazioni  sull’art. 80, comma 3, del Codice dei contratti pubblici, nella parte in cui prevede che le cause ostative alla partecipazione alle procedure di gara  individuate dai commi 1 e 2 operino nei confronti del socio unico di società di  capitali “persona fisica”, ovvero del socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro soci.

2. Quadro normativo di riferimento e relative problematiche applicative 
L’art.  80 del d.lgs. 50/2016, nel disciplinare le cause di esclusione dalla  partecipazione alle procedure d’appalto, individua, al comma 3, i soggetti nei  cui confronti rileva il cd. “pregiudizio penale”, ovvero la presenza di  determinate sentenze definitive di condanna di cui al comma 1 e l’applicazione  delle misure di prevenzione antimafia di cui al comma 2.
In  particolare, il comma 3 dispone che quando l’impresa partecipante è una società  di capitali l’esclusione va disposta se la sentenza o il decreto ovvero la  misura interdittiva sono stati emessi nei confronti dei membri del consiglio di  amministrazione cui sia stata conferita la legale rappresentanza, ivi compresi  institori e procuratori generali, dei membri degli organi con poteri di  direzione o di vigilanza o dei soggetti muniti di poteri di rappresentanza, di  direzione o di controllo, del direttore tecnico o del socio unico persona  fisica, ovvero del socio di maggioranza in caso di società con meno di quattro  soci.

La  norma in oggetto, se da una parte amplia, rispetto al previgente Codice,  l’ambito soggettivo di rilevanza delle sentenze di condanna e delle misure  personali di prevenzione (includendo nell’elenco dei soggetti che devono  possedere il relativo requisito i procuratori, gli institori e i soggetti che  esercitano i poteri di direzione e vigilanza), nella parte che qui interessa,  riproduce il contenuto del previgente art. 38 comma 1, lett. c), del d.lgs.  163/2006, sul quale, già in vigenza del vecchio Codice, erano sorte difficoltà  applicative a causa dell’ambigua formulazione della norma e all’assenza di un  orientamento giurisprudenziale unitario   in materia. 

La  questione controversa era e rimane – in considerazione della riproposizione  della norma negli stessi termini da parte del nuovo Codice – l’interpretazione  da dare alla locuzione “persona fisica” e al significato dell’espressione  “socio di maggioranza”.

Al  riguardo, fin dall’entrata in vigore della norma sono sorti due diversi  orientamenti di pensiero: secondo una prima tesi interpretativa, più aderente  al dettato normativo, la norma è applicabile – e di conseguenza i requisiti di moralità  devono essere richiesti – solo nei confronti del socio persona fisica, anche  nel caso del socio di maggioranza nelle società con meno di quattro soci .
A  fondamento di tale tesi non vi sarebbe tuttavia solo il dato letterale,  consistente nel riferimento espresso della norma alle persone fisiche e la  circostanza che le condanne penali possono rilevare solo nei confronti delle  persone fisiche, ma anche un’interpretazione sistematica della norma, la quale,  misurando il grado di affidabilità del concorrente sulla condotta morale di  determinati soggetti, necessariamente richiede, affinché possa verificarsi tale  effetto di “contaminazione”, che vi sia un rapporto di immedesimazione organica  tra il soggetto interessato e l’impresa concorrente o almeno la dimostrazione  di un effettivo potere di influenza sulla gestione dalla società concorrente.  Tale condizione si realizza sicuramente nel caso del socio unico e del socio di  maggioranza persona fisica in una realtà societaria ristretta (con meno di  quattro soci), ma non sussiste necessariamente nel caso in cui il socio sia una  persona giuridica che agisce a sua volta tramite soggetti terzi. In tal senso  si è affermato che «non appare in alcun modo equiparabile la posizione del  socio unico persona fisica a quella del legale rappresentante del socio unico  persona giuridica, restando indimostrato che la gestione effettiva sia traslata  dagli amministratori e legali rappresentanti della mandante agli amministratori  e legali rappresentati del socio unico persona giuridica» (in tal senso  Consiglio di Stato 4372/2014; Id. 1593/2016; Id. 3619/2017). Un diverso  orientamento, tuttavia, adottando un criterio sostanzialistico, si è sviluppato  in direzione correttiva ed emendativa del dettato normativo, arrivando ad  includere nel novero dei soggetti da verificare anche la persona giuridica.

Secondo  il suddetto orientamento «non è ragionevole ed anche priva di razionale  giustificazione la limitazione della verifica sui reati ex art. 38 del d. lgs.  n. 163 del 2006 solo con riguardo al socio unico persona fisica o al socio di  maggioranza persona fisica per le società con meno di quattro soci, atteso che  la garanzia di moralità del concorrente che partecipa a un appalto pubblico non  può limitarsi al socio persona fisica, ma deve interessare anche il socio  persona giuridica per il quale il controllo ha più ragione di essere,  trattandosi di società collegate in cui potrebbero annidarsi fenomeni di  irregolarità elusive degli obiettivi di trasparenza perseguiti», sicché «se lo  spirito del Codice dei contratti pubblici è improntato ad assicurare legalità e  trasparenza nei procedimenti degli appalti pubblici, occorre garantire  l’integrità morale del concorrente sia se persona fisica che persona giuridica»  (cfr. Consiglio di Stato 2813/2016; Id. 3178/2017).

Entrambi  gli orientamenti interpretativi, in linea di principio condivisibili,  presentano tuttavia i loro limiti di fronte alle realtà societarie complesse.

L’enunciato  secondo cui il controllo del possesso dei requisiti di moralità non può che  riguardare il socio (unico o di maggioranza) persona fisica, proprio del primo  orientamento interpretativo, oltre ad affermare il principio della personalità  della responsabilità penale, ha il pregio di indicare nella proprietà azionaria  (totalitaria o di maggioranza) quell’elemento oggettivo, facilmente verificabile,  che attribuisce a un soggetto diverso dagli amministratori un rilevante potere  di influenza nella gestione della società che partecipa alla gara, in virtù dei  poteri di nomina e revoca e con riguardo al promovimento di azioni di  responsabilità nei confronti degli amministratori stessi.
Tuttavia,  il mancato riferimento della norma anche alle partecipazioni indirette rischia  di vanificare l’efficacia della stessa, consentendo a un soggetto al quale  l’appalto pubblico sarebbe precluso a causa dei suoi precedenti penali di  eludere i controlli, interponendo tra sé e la società partecipante uno schermo  societario.

Il  secondo orientamento, d’altro canto, se da una parte consente di andare oltre lo  schermo della persona giuridica [in tal senso, ad esempio, in alcune sentenze i  giudici aderiscono alla tesi dell’estensione della norma alla persona giuridica  al fine di ricomprendere nell’obbligo dichiarativo il socio unico o di  maggioranza (persona fisica) di quest’ultima (Consiglio di Stato 975/2017)],  presenta ugualmente le sue debolezze argomentative, laddove conduce a un  eccessivo ampliamento della sfera dei controlli nei confronti di soggetti per i  quali è dubbio che esista un potere di ingerenza effettiva nella gestione  della  società che partecipa alla gara. E  ciò che può avvenire, ad esempio, quando la società, socia di maggioranza della  società che partecipa alle gare, sia a sua volta partecipata in misura maggioritaria  da un’altra società. In tal caso, infatti, il controllo della società di  capitali, socia unica o di maggioranza della società aggiudicatrice, dovrebbe  estendersi, per effetto del medesimo principio per cui la stessa è  controllabile, anche a quest’ultima società   (ergo ai soggetti che hanno il potere di gestione, vigilanza e controllo  di quest’ultima ). 
Non  ci si avvede, tuttavia, che allargando in tal modo i controlli viene meno quel  penetrante potere di condizionamento delle decisioni della società di capitali  a ristretta base sociale che, secondo il principio sostanzialistico mutuato dal  diritto europeo (e posto a fondamento della stessa tesi dell’estensione dei  controlli nei confronti della persona giuridica), è alla base del  riconoscimento della rilevanza della situazione soggettiva del socio quando  alla gara partecipa un soggetto in forma societaria.

Conclusioni 
Come  indicato nel precedente paragrafo, la disposizione in esame, a causa della  formulazione poco chiara della norma, rischia di ingenerare dubbi in ordine all’esatta  delimitazione dell’ambito soggettivo di rilevanza dei motivi di esclusione  relativi alla presenza di provvedimenti a carattere penale, favorendo  l’adozione di comportamenti disomogenei da parte delle stazioni appaltanti.
Tale  pericolo è alimentato da un orientamento giurisprudenziale non univoco sul  punto che conduce, soprattutto nel caso di realtà societarie complesse, ora ad  allargare ora a restringere l’ambito soggettivo dei controlli.

Alla  rilevata situazione di incertezza interpretativa, tanto più grave quando si  verte in materia di cause di esclusione dalla partecipazione alle gare, in cui,  come è noto, vige il principio di tassatività, si aggiunge la preoccupazione –  più volte avvertita da questa Autorità nell’ambito della propria attività  istituzionale e rilevata anche nell’ambito dell’attività di alta sorveglianza  su specifici interventi svolta dall’Unità Operativa Speciale di cui all’art. 30  del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 – che una lettura troppo restrittiva  della norma possa condurre a una facile elusione del suo contenuto precettivo.  Può infatti essere sufficiente la creazione intenzionale di una sola società,  da anteporre all’impresa che partecipa alla gara, per consentire  all’imprenditore che effettivamente ne detiene il controllo e sul quale gravano  precedenti penali escludenti di accedere agli appalti pubblici.

Non  di meno una modifica normativa volta a precisare l’inclusione anche delle  persone giuridiche tra il socio unico o di maggioranza da verificare (mediante,  ad esempio, l’eliminazione dalla norma del riferimento alla “persona fisica), potrebbe  essere una soluzione non adeguata a risolvere le criticità evidenziate in  premessa, dal momento che lascerebbe indeterminati i soggetti che, nell’ambito  della persona giuridica, dovrebbero essere effettivamente verificati.

Da  una parte infatti, i controlli potrebbero fermarsi alle figure degli  amministratori con potere di rappresentanza che hanno il potere di esprimere la  volontà dell’ente ed escludere, quindi, il socio di maggioranza indiretto  (colui che detiene la proprietà totale o maggioritaria delle quote/azioni della  società controllante), ma, secondo altra interpretazione, potrebbero  ricomprendere quest’ultimo e anche tutti i soggetti che, ai sensi del medesimo  comma 3 dell’art. 80, sono ordinariamente scrutinabili all’interno delle  società di capitali, con un ampliamento della sfera dei controlli che non solo  si ritiene eccessivo ed estremamente oneroso da sostenere per le stazioni  appaltanti, ma anche sostanzialmente inutile e in contrasto con la ratio stessa  del legislatore, poiché il controllo sarebbe rivolto verso soggetti in capo ai  quali è indimostrata l’esistenza di un potere di gestione effettiva nei  confronti della società che partecipa alla gara.

Ciò  non toglie che una modifica della norma in questione sia opportuna al fine di  dare uniformità all’applicazione della stessa sul territorio nazionale e  coordinare le attività amministrative, nonché in chiave di deflazione del  contenzioso innanzi al giudice amministrativo. Tale modifica non può che andare  nel senso sostanzialistico evidenziato dal legislatore nazionale, in conformità  alle indicazioni del legislatore europeo. Infatti, se lo spirito del Codice dei  contratti pubblici è quello di assicurare la legalità e la trasparenza nei  procedimenti degli appalti pubblici, potrebbe essere opportuno, al di là della  forma giuridica di partecipazione, verificare i requisiti di moralità non solo  nei confronti dei soggetti attraverso i quali ordinariamente la società agisce,  ma anche in capo al soggetto che, in virtù della proprietà totale o  maggioritaria del capitale della società, esercita sulla stessa un potere di  condizionamento effettivo della gestione della società, anche nel caso in cui  la maggioranza sia indirettamente acquisita tramite società controllate o  fiduciarie, in analogia a quanto previsto dal numero 1 in combinato disposto  con il numero 2 dell’art. 2359 del c.c., in relazione al controllo di diritto  diretto e indiretto.

Alla  luce delle suddette considerazioni, qualora si consideri di interesse  prioritario introdurre misure antielusive delle norme in materia di accesso  agli appalti pubblici nei confronti degli operatori economici che partecipano  in forma societaria, si segnala l’opportunità di una modifica della norma in  esame nel senso di ricomprendere tra i soggetti da verificare nel caso delle  società di capitali “il soggetto, persona  fisica che detiene la totalità ovvero la maggioranza anche indiretta delle  quote o dei titoli rappresentativi del suo capitale sociale”.

Al  contempo, si segnala l’opportunità di valutare anche un allineamento tra il Codice  dei contratti pubblici e il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice  Antimafia), laddove nell’individuare l’ambito   soggettivo dei rispettivi controlli nei confronti delle società di  capitali, l’uno (il Codice dei contratti pubblici) fa riferimento alle società fino  a tre soci, mentre l’altro (il Codice antimafia), all’art. 85, comma 2, lett.  c), fa riferimento alle società fino a quattro soci, considerato che la ratio non può che essere la medesima,  ovvero estendere i controlli ai soggetti che nell’ambito delle società a  capitale sociale ristretto, hanno un presumibile e altamente probabile potere  di controllo all’interno della società.

Commissari di gara: revisione delle Linee Guida ANAC n. 5

Comunicato del Presidente ANAC 

Oggetto: Revisione delle Linee guida n. 5

In esito all’adunanza del Consiglio dell’Autorità del 28 novembre 2018, si comunica che, in occasione dell’imminente revisione delle Linee guida n.5, al fine di facilitare l’iscrizione all’Albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici, sarà previsto un periodo transitorio, durante il quale il possesso della copertura assicurativa per i danni derivanti dall’attività di commissario, di cui ai punti 2.3 lett. e), 2.4 lett. f), 2.5 lett. d) e 2.6 lett. c) delle linee guida, non è requisito necessario al momento della iscrizione all’Albo ma dovrà essere posseduto dall’esperto soltanto a partire dall’accettazione dell’incarico di componente di commissione giudicatrice.

Inoltre l’Elenco delle sottosezioni, con la finalità di garantire maggiore elasticità in fase di aggiornamento, sarà reso autonomo dal testo delle Linee Guida n. 5 ed integrato con le seguenti sottosezioni:

– Specialista in difesa e sicurezza nazionale (punti A, B, C)
– Specialista in difesa e sicurezza economico finanziaria (punti A, B, C)
– Ingegnere aeronautico (punto A)
– Informatico (punto A)
– Fisico specialista in fisica medica (punto B)
– Tecnico sanitario di laboratorio biomedico (punto B)
– Tecnico audiometrista (punto B)
– Tecnico audioprotesista (punto B)
– Tecnico ortopedico (punto B)
– Dietista (punto B)
– Tecnico di radiologia medica (punto B)
– Assistente sanitario (punto B)
– Tecnico di neurofisiopatologia (punto B)
– Tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare (punto B)
– Logopedista (punto B)
– Igienista dentale (punto B)
– Podologo (punto B)
– Ortottista e assistente di oftalmologia (punto B)
– Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (punto B)
– Terapista occupazionale (punto B)
– Educatore professionale (punto B)
– Tecnico nella prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro (punto B)
– Esperti in appalti pubblici (riservato a dipendenti pubblici punto C)

Funzione consultiva ANAC: nuovo Regolamento

Il Consiglio dell’ANAC ha approvato  il 21.11.2018  il nuovo Regolamento della funzione consultiva svolta ai sensi della legge 6 novembre 2012, n. 190 e dei  relativi decreti attuativi nonché ai sensi del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Questo nuovo Regolamento sostituisce il precedente del 20.07.2016 e persegue l’obiettivo principale di  ridefinire l’ambito entro il quale tale funzione è esercitata, le relative modalità e la tipologia di soggetti che possono presentare richiesta di  parere.
Il nuovo Regolamento entrerà in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Decreto semplificazioni: norme in materia di procedure sotto soglia comunitaria

Decreto Legge 14.12.2018 n. 135: “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione” .

Entrata in vigore del provvedimento: 15.12.2018

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di adottare misure di semplificazione in materia di impresa e lavoro, per superare situazioni di grave difficolta’ nelle dinamiche dei rapporti di mercato e con la pubblica amministrazione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di adottare disposizioni indifferibili con impatto rilevante per il superamento di criticita’ riscontrate nella realta’ sociale, quali il sovraffollamento delle strutture carcerarie, la carenza di medici di medicina generale e di dirigenti scolastici;
Ritenuta altresi’ la straordinaria necessita’ ed urgenza di adottare misure per imprimere ulteriore slancio alla modernizzazione dell’azione pubblica e alla informatizzazione dei rapporti fra cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 12 dicembre 2018;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di
concerto con i Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, dell’economia e delle finanze,  della giustizia, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti, della salute, dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, per la pubblica amministrazione e per gli affari europei;

E m a n a
il seguente decreto-legge:  

– omissis –

Art. 5

Norme in materia di semplificazione e accelerazione delle procedure negli appalti pubblici sotto soglia comunitaria

1. All’articolo 80, comma 5, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50  la lettera c) e’ sostituita dalle seguenti:
“c) la stazione appaltante dimostri con mezzi adeguati che l’operatore economico si e’ reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrita’ o affidabilita’;
c-bis) l’operatore economico abbia tentato di influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di ottenere informazioni riservate a fini di proprio vantaggio oppure abbia fornito, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull’esclusione, la selezione o l’aggiudicazione, ovvero abbia omesso le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione;
c-ter) l’operatore economico abbia dimostrato significative o persistenti carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione per inadempimento ovvero la condanna al risarcimento del danno o altre sanzioni comparabili; su tali circostanze la stazione appaltante motiva anche con riferimento al tempo trascorso dalla violazione e alla gravita’ della stessa;”.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi, con i quali si indicono le gare, sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonche’, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla medesima data, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

– omissis –

Piano Nazionale Anticorruzione: aggiornamento definitivo 2018

L’ANAC a mezzo Deliberazione n. 1074 del 21.11.2018 ha approvato in via definitiva l’Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione e ne ha disposto la pubblicazione sul sito istituzionale oltre all’invio alla Gazzetta Ufficiale.

Allegato 1 – Delibera ANAC n. 840 del 02.10.2018 (.pdf)

Allegato 2 – Riferimenti normativi sul ruolo e le funzioni del RPCT (.pdf )

Pubblicità gare: dal 2019 un portale unico

Entro i primi mesi del 2019 verrà realizzato un portale unico nazionale per la pubblicità [art. 73 d.lgs. n. 50/2016] delle procedure di gara e di programmazione. La decisione è frutto di un incontro al Mit in cui è stato condiviso con le Regioni e le Province autonome sul tema un modello di “cooperazione applicativa”.
Durante l’incontro si è proposto l’obiettivo di coordinare l’interazione tra la piattaforma del “Servizio contratti pubblici” (SCP) del Mit e i Sistemi informatizzati regionali, così come disposto dal Codice dei contratti pubblici.
Proprio il sistema a rete che si andrà a definire rappresenterà il primo vero esempio di cooperazione applicativa tra amministrazioni: infatti, la Direzione generale per la regolazione e i contratti pubblici del Mit, tramite ITACA (Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale), ha recentemente ultimato l’innovazione tecnologica della piattaforma SCP, adeguandone i contenuti ai dettati delle nuove norme attuative del Codice dei contratti pubblici.
L’obiettivo dell’azione sinergica avviata tra il Mit e le amministrazioni regionali consentirà di semplificare gli adempimenti ai propri obblighi informativi, di assicurare una maggior facilità di accesso ai dati relativi ai bandi, avvisi ed esiti di gara ed alla programmazione delle stazioni appaltanti attraverso la consultazione di un’unica piattaforma a livello nazionale, nonché di migliorare gli strumenti di analisi per un’elaborazione delle politiche sugli investimenti pubblici orientata alle esigenze reali dei territori, aprendo così la strada a molteplici possibilità per valutare meglio l’efficacia delle politiche in materia di appalti.

fonte: sito MIT

Decreto Sicurezza (conversione): norme in materia di appalti e contratti pubblici

In Gazzetta Ufficiale n. 281 del 03.12.2018 è stata pubblicata la Legge 01.12.2018 n. 132 recante “Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto-Legge 04.10.2018 n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonche’ misure per la funzionalita’ del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita’ organizzata. Delega al Governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate”.

Di seguito le disposizioni rilevanti in materia di contratti pubblici ai sensi e per gli effetti del Codice di cui al d.lgs. n. 50/2016 e ss. mm. ii.:

Art. 24 – Modifiche al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159
1. Al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 10, dopo il comma 2-ter e’ inserito il seguente:
«2-quater. In caso di conferma del decreto impugnato, la corte di appello pone a carico della parte privata che ha proposto l’impugnazione il pagamento delle spese processuali.»;
b) all’articolo 17, al comma 3-bis sono apportate le seguenti modificazioni:
1) alla lettera c), dopo la parola «comunicazione» e’ inserita la seguente: «sintetica» e le parole «La mancata comunicazione comporta l’inammissibilita’ della proposta» sono sostituite dalle seguenti: «Il procuratore nei dieci giorni successivi comunica all’autorita’ proponente l’eventuale sussistenza di pregiudizi per le indagini preliminari in corso. In tali casi, il procuratore concorda con l’autorita’ proponente modalita’ per la presentazione congiunta della proposta.»;
2) la lettera d) e’ abrogata;
c) all’articolo 19, comma 4, all’ultimo periodo, dopo le parole «sequestro della documentazione» sono inserite le seguenti: «di cui al primo periodo»;
d) all’articolo 67, al comma 8, dopo le parole «comma 3-bis, del codice di procedura penale» sono inserite le seguenti: «nonche’ per i reati di cui all’articolo 640, secondo comma, n. 1), del codice penale, commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico, e all’articolo 640-bis del codice penale».
1-bis. Le disposizioni degli articoli 83, comma 3-bis, e 91, comma 1-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, limitatamente ai terreni agricoli che usufruiscono di fondi europei per importi non superiori a 25.000 euro, non si applicano fino al 31 dicembre 2019.
2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 25 – Sanzioni in materia di subappalti illeciti
1. All’articolo 21, comma 1, della legge 13 settembre 1982, n. 646, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, le parole «l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda» sono sostituite dalle seguenti: «la reclusione da uno a cinque anni e con la multa»;
b) al secondo periodo, le parole «dell’arresto da sei mesi ad un anno e dell’ammenda» sono sostituite dalle seguenti: «della reclusione da uno a cinque anni e della multa.».

Art. 26 – Monitoraggio dei cantieri
1. All’articolo 99, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dopo le parole «provinciale del lavoro» sono inserite le seguenti: «((nonche’, limitatamente ai lavori pubblici, al prefetto))».

Servizi sociali: chiarimenti su acquisizione del CIG nelle procedure di co-progettazione

Comunicato Presidente ANAC del 21.11.2018

Chiarimenti  in merito alle modalità di acquisizione del CIG nelle procedure di  co – progettazione dei servizi sociali di cui all’Allegato IX del Codice dei  contratti pubblici.

Sono pervenute  all’Autorità diverse richieste di chiarimenti in merito alle modalità di acquisizione  del CIG nelle procedure di co-progettazione di servizi sociali, in assenza di una  specifica funzionalità nell’ambito del sistema SIMOG.
Sul punto, si  rende noto che l’Autorità sta lavorando alla predisposizione di un documento di  consultazione finalizzato all’adozione di un atto a carattere generale avente  ad oggetto l’affidamento di servizi sociali. In tale sede si procederà, tra  l’altro, all’individuazione della disciplina applicabile alla co-progettazione  nelle diverse ipotesi di articolazione dell’istituto, mediante un’operazione di  coordinamento tra le disposizioni vigenti in materia, finalizzata a comporre  eventuali conflitti esistenti. Con il presente Comunicato, invece, sono fornite  mere indicazioni operative sulle modalità da seguire per l’acquisizione del CIG  nelle procedure in esame, in modo da favorire l’adozione di comportamenti  corretti e standardizzati da parte delle stazioni appaltanti.
A tal fine, si  chiarisce che il CIG deve essere acquisito in tutti i casi in cui la procedura  di co – progettazione abbia carattere selettivo e tenda a individuare un partner  che, oltre a fornire un contributo in fase progettuale, sia poi chiamato a  gestire un servizio sociale dietro corrispettivo. 
Diversamente, nei  casi in cui la procedura di co-progettazione sia estranea all’applicazione del  codice dei contratti pubblici, le stazioni appaltanti non devono procedere  all’acquisizione del CIG. Si tratta delle ipotesi individuate dal Consiglio di  Stato nel parere n. 2052/2018, e, in particolare dei casi in cui:

  1. la procedura non  abbia carattere selettivo, sia quindi aperta a tutti gli operatori che chiedano  di partecipare, senza che sia stato previamente individuato un numero o un  contingente prefissato;
  2. non tenda,  neppure prospetticamente, all’affidamento di un servizio sociale e non sia  quindi finalizzata alla gestione o alla co-gestione a titolo oneroso di un  servizio sociale;
  3. miri  all’affidamento ad un ente di diritto privato di un servizio sociale, ma lo  stesso sia svolto a titolo integralmente gratuito ossia in assenza di un  corrispettivo.

Si evidenzia  che, secondo le indicazioni rese dal Consiglio di Stato nel parere citato,  ricorre il requisito della gratuità del servizio soltanto quando si è in  presenza di un fenomeno non economico, ossia strutturalmente al di fuori delle  logiche di mercato: il servizio è incapace di essere auto-sufficiente mediante  la copertura dei costi con i ricavi. Per aversi concretamente una prestazione a  titolo gratuito deve, quindi, esserci un aumento patrimoniale da parte della  collettività cui corrisponde una diminuzione patrimoniale del capitale-lavoro o  del patrimonio del prestatore. Si ha in sostanza la creazione di ricchezza  tramite il lavoro del prestatore di servizi non remunerato dal profitto o il  sostenimento eventuale di costi da parte del prestatore senza rimborso né remunerazione,  a puro scopo di solidarietà sociale. L’effettiva gratuità si risolve  contenutisticamente in non economicità del servizio poiché gestito, sotto un  profilo di comparazione di costi e benefici, necessariamente in perdita per il  prestatore. Di conseguenza, esso non è reso dal mercato, anzi è fuori del  mercato. 
Per le  procedure di co-progettazione finalizzate al successivo affidamento di servizi sociali  di cui all’allegato IX, di importo inferiore a 40.000 euro, le stazioni  appaltanti possono procedere all’acquisizione dello Smart-CIG.
Per quanto  concerne l’inserimento dei dati nella scheda di acquisizione CIG, si evidenzia  che al momento non è prevista la possibilità di selezionare l’opzione  co-progettazione quale scelta della “modalità di realizzazione”. Nelle more  dell’implementazione del sistema, le cui attività sono già in corso,  l’inserimento dei dati relativi alle procedure di co-progettazione dovrà  avvenire specificando, nel campo riservato all’oggetto dell’appalto, che si  intende far ricorso a detto istituto, esplicitando nel testo la dicitura  “co-progettazione” e selezionando nel campo «Scelta del contraente» la  procedura utilizzata per l’affidamento dell’attività di co-progettazione ed  esecuzione del servizio. 

Documento (.pdf)                    

Riforma del Codice dei contratti: i risultati della consultazione pubblica

Pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il Report di sintesi sulla consultazione relativa al nuovo Codice dei contratti pubblici.

Garantire l’efficienza del sistema dei contratti pubblici, procedere alla semplificazione del quadro normativo, assicurandone la chiarezza ed eliminandone le criticità anche sul piano applicativo: queste le principali richieste di modifica sul Codice degli appalti, emerse dalla consultazione pubblica lanciata sul sito del MIT e conclusa lo scorso 10 settembre. L’obiettivo della consultazione, che ha coinvolto amministrazioni, associazioni di categoria, privati, liberi professionisti, è stato quello di ascoltare la pluralità di voci degli stakeholders ai fini di una meditata riforma dello stesso Codice.

Durante il mese di consultazione sono stati inseriti in totale 1.908 contributi, con una media di 58 contributi al giorno, calcolata sull’intero periodo. La maggior parte di coloro che hanno partecipato, il 56,76%, sono dipendenti di aziende private e imprenditori individuali. Particolarmente importante l’apporto di idee proveniente dalle amministrazioni, che con il 30,08% di contributi, hanno mostrato interesse per alcuni temi, tra cui vale la pena di segnalare il contenuto dell’art. 113 sugli incentivi per le funzioni tecniche.

In particolare i temi predefiniti che hanno destato il maggior interesse tra chi ha partecipato alla consultazione, con richieste di modifica, sono stati: il subappalto; i criteri di aggiudicazione; la disciplina dell’anomalia; i dati oggetto di pubblicazione e i termini di decorrenza anche ai fini dell’impugnativa; la nomina e i requisiti del RUP; i motivi di esclusione; gli incentivi per le funzioni tecniche.

Sono inoltre arrivate diverse richieste di superamento degli istituti del soft law, del cosiddetto rito super speciale e dell’avvalimento. Richieste di modifica sono giunte, tra le altre cose, anche in merito all’elenco delle stazioni appaltanti qualificate; all’appalto integrato; al rating d’impresa, e ai costi della manodopera.

L’ascolto delle istanze pervenute in sede di consultazione è, dunque, non un punto d’arrivo, ma un punto di partenza,  per un efficace intervento riformatore del Codice dei contratti pubblici.

Clausole sociali: parere CDS sulle Linee Guida ANAC

Il Consiglio di Stato, comm. spec., 21.11.2018 n. 2703 ha reso il parere sulle Linee Guida ANAC recanti la disciplina sulle clausole sociali ai sensi dell’art. 50 d. lgs. 18.04.2016 n. 50 come modificato dal d. lgs. 19.04.2017 n. 56.
La Commissione Speciale, vista la nota 5 ottobre 2018 prot. n. 82242 del Presidente, con la quale l’ANAC ha richiesto un parere sul documento in oggetto al Consiglio di Stato nell’esercizio delle funzioni consultive proprie di esso, considerato il rilievo generale delle questioni in esame, ha esaminato gli atti trasmessi dall’ANAC, ovvero la bozza delle linee guida, la relativa relazione illustrativa e il documento che contiene le osservazioni degli interessati, espresse nel corso della pubblica consultazione indetta a tale scopo dall’ANAC stessa.
L’istituto al quale le linee guida in esame si riferiscono è previsto dall’art. 50 del d. lgs. 50/2016, Codice dei contratti, nel testo introdotto dal decreto “correttivo” d. lgs. 56/2017, che dispone: “(Clausole sociali del bando di gara e degli avvisi) Per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, con particolare riguardo a quelli relativi a contratti ad alta intensità di manodopera, i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti inseriscono, nel rispetto dei principi dell’Unione europea, specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato, prevedendo l’applicazione da parte dell’aggiudicatario, dei contratti collettivi di settore di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. I servizi ad alta intensità di manodopera sono quelli nei quali il costo della manodopera è pari almeno al 50 per cento dell’importo totale del contratto.”La modifica legislativa ha reso obbligatorie (“i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti inseriscono…”) le clausole in esame, che secondo il testo previgente dell’articolo erano solo facoltative (“i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti possono inserire…”).

TESTO INTEGRALE DEL PARERE

LINEE GUIDA ANAC IN CONSULTAZIONE