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Direttore tecnico – Preposto alla gestione tecnica: quale differenza tra le due figure ai fini della verifica sul possesso dei requisiti?

La figura del “preposto alla gestione tecnica” non è assimilabile alla figura del “direttore tecnico”.
In particolare, il preposto alla gestione tecnica è una figura che viene espressamente presa in considerazione dall’art. 2, comma 3, D.M. n. 274/97 ai fini della prova, in capo all’impresa, della capacità tecnica ed organizzativa necessaria ex art. 1 l. n. 82/94 per l’iscrizione della stessa al registro delle ditte di cui al testo unico approvato con r.d. n. 2011/1934 o nell’albo provinciale delle imprese artigiane di cui all’articolo 5 l. n. 443/85.

In questo senso depone il citato art. 2 comma 2 d.m. n. 274/97 secondo cui i requisiti di capacità tecnica ed organizzativa si intendono posseduti con la preposizione alla gestione tecnica di persona dotata dei requisiti tecnico-professionali di cui al comma 3.
Ne consegue che la figura del preposto alla gestione tecnica non è, di per sé, assimilabile a quella del direttore tecnico, menzionata dall’art. 80 d.lgs. n. 50/2016, la quale è identificabile nella posizione apicale che è dotata della titolarità di significativi poteri in grado di orientare, in ambito tecnico, le scelte dell’ente cui appartiene con la possibilità di “operare in nome e per conto dell’impresa.

La non assimilabilità delle due figure impedisce di estendere al preposto alla gestione tecnica i motivi di esclusione specificamente previsti per il direttore tecnico, dovendosi, a tal fine, dare assoluta prevalenza al tenore letterale dell’art. 80 del d.lgs. n. 50/2016 quale garanzia del principio di tassatività delle cause di esclusione dalla gara (sul punto, TAR Roma, 15.04.2014 n. 4050; TAR Palermo, 09.08.2013 n. 1608; Consiglio di Stato, sez. III n. 1464/2013).

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Dichiarazione attestante l’assenza di procedimenti o condanne penali a carico del direttore tecnico – Omessa allegazione – Esclusione – Legittimità – Soccorso istruttorio – Inapplicabilità (Art. 38)

Consiglio di Stato, sez. V, 29.04.2016 n. 1641

La completezza e la veridicità della dichiarazione sostitutiva di notorietà sui requisiti per la partecipazione all’evidenza pubblica sono posti a tutela dell’interesse pubblico alla trasparenza e, al tempo stesso, alla semplificazione della procedura di gara (cfr. Cons. Stato, VI, 2 luglio 204 n. 3336).
Non è poi incompatibile con i principi comunitari la previsione dell’esclusione.
È univoco e consolidato l’orientamento giurisprudenziale, da cui non sussistono giustificati motivi per qui discostarsi, a mente del quale l’esclusione di un’impresa dalla procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico per mancata allegazione della dichiarazione attestante l’assenza di procedimenti o condanne penali a carico del direttore tecnico, prevista dall’art. 38 d.lgs. n. 163 del 2006 è legittima e compatibile con la direttiva appalti n. 2004/18/CE, rilevante ratione temporis in questo giudizio (cfr., Cons. Stato,. V, 28 settembre 2015 n. 4511). inoltre, l’esclusione non può essere evitata con la produzione della documentazione in un momento successivo (cfr. Corte di Giustizia UE, sez. X, 6 novembre 2014, n. 42-2013).
Il principio di parità di trattamento e l’obbligo di trasparenza, invero, obbligano l’Amministrazione ad escludere un operatore che non abbia comunicato un documento o un’informazione la cui produzione era prevista dalla lex specialis a pena di esclusione, e non vi è possibilità, contrariamente a quanto dal afferma l’appellante, d’invocare il soccorso istruttorio né il c.d. falso innocuo (Cons. Stato, sez. IV, 22 dicembre 2014 n. 6336).