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Parere di precontenzioso ANAC – Non vincolante – Lesività – Impugnabilità (art. 211 d.lgs. n. 50/2016)

Consiglio di Stato, sez. VI, 11.03.2019 n. 1622

L’articolo 211 del d.lgs. n. 50/2016, rubricato “Pareri di precontenzioso dell’ANAC”, dispone, al comma 1 che “Su iniziativa della stazione appaltante o di una delle altre parti, l’ANAC esprime parere, previo contraddittorio, relativamente a questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara, entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Il parere obbliga le parti che vi abbiano preventivamente consentito ad attenersi a quanto in esso stabilito. Il parere vincolante è impugnabile innanzi ai competenti organi della giustizia amministrativa ai sensi dell’articolo 120 del codice del processo amministrativo”.
Dal tenore della richiamata norma emerge che, in sede di precontenzioso, l’ANAC può esprimere pareri vincolanti e pareri non vincolanti.
Il parere vincolante, obbligando le parti ad attenervisi, è atto immediatamente lesivo, condizione questa che ne consente – giusta anche quanto espressamente previsto dalla norma- l’autonoma impugnabilità.
Il parere non vincolante, invece, avendo carattere di manifestazione di giudizio, non presenta aspetti di autonoma lesività e non è, dunque, autonomamente impugnabile.
Ritiene, peraltro, la Sezione che l’impugnabilità del parere non vincolante dell’ANAC non sia da escludersi in assoluto.
Esso, invero, assume connotazione lesiva tutte le volte in cui, riferendosi ad una fattispecie concreta, sia fatto proprio dalla stazione appaltante, la quale, sulla base di esso, abbia assunto la relativa determinazione provvedimentale.
Ne consegue che l’impugnazione del parere facoltativo è consentita unitamente al provvedimento conclusivo della Stazione appaltante che ne abbia fatto applicazione.
La giurisprudenza (cfr., ex multis, TAR Lazio, I, 3-11-2006, n. 1087; sez. II, 2-3-2018 n. 2394) ritiene che l’atto non provvedimentale adottato dall’ANAC, pur non essendo idoneo ex se ad arrecare un vulnus diretto ed immediato nella sfera del destinatario, lo diviene se e nella misura in cui integri la motivazione del provvedimento finale.
Invero, la sua concreta lesività si manifesta solo nell’ipotesi in cui esso sia trasposto o richiamato nell’atto conclusivo del procedimento, potendo la sua incidenza sulla fattispecie essere valutata solo in relazione alla capacità di integrare la motivazione del provvedimento adottato dalla Stazione appaltante.
Pertanto, nelle dette ipotesi di suddetta incidenza nella fattispecie concreta, esso è impugnabile unitamente al provvedimento finale che lo recepisce e del quale diviene presupposto o laddove esso diventi segmento procedimentale.
Questo stesso Consiglio (cfr. sez. V, 17-9-2018, n. 5424) ha affermato che la lesività del parere si manifesta solo se sia trasposto o richiamato nell’atto conclusivo del procedimento che dispone in senso negativo per il destinatario. Lo stesso non è, in linea di principio, sottratto al sindacato giurisdizionale, che, però, è differito al momento in cui si dà luogo alla lesione della posizione giuridico-soggettiva dell’interessato da parte dell’organo istituzionale competente ad intervenire sulla situazione concreta (cfr. Cons. Stato, 3-5-2010, n. 2503).

Regolamento ANAC: esercizio dell’attività di vigilanza in materia di contratti pubblici

Pubblicata sulla GURI Serie Generale n.241 del 16.10.2018 la Delibera ANAC 04.07.2018 n. 803 recante “Regolamento sull’esercizio dell’attività di vigilanza in materia di contratti pubblici”  in particolare ai sensi degli articoli 211 e 213 del d.lgs. n. 50/2016.

Documento (.pdf)

L’AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

Visto il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con
modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;
Visto l’atto di organizzazione delle Aree e degli uffici
dell’Autorita’ nazionale anticorruzione, adottato il 29 ottobre 2014
in attuazione della delibera n. 143/2014 e i successivi atti
organizzativi integrativi;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1°
febbraio 2016 con il quale e’ stato approvato il Piano di riordino
dell’Autorita’ nazionale anticorruzione;
Visto il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (di seguito,
codice) e, in particolare, gli articoli 211 e 213 del medesimo decreto;
Tenuto conto del parere del Consiglio di Stato 28 dicembre 2016, n.
2777 sul precedente Regolamento di vigilanza del 15 febbraio 2017;
Visto il decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 – Disposizioni
integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
Visto il decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 – Disposizioni urgenti
in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali,
ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure
per lo sviluppo convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno
2017, n. 96 e, in particolare, l’art. 52-ter del medesimo decreto
recante «Modifiche al codice dei contratti pubblici», nonche’ l’art.
211 di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
Tenuto conto del regolamento approvato in data 13 giugno 2018 in
merito all’esercizio dei poteri dell’ANAC di cui all’art. 211, commi
1-bis e 1-ter, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

E m a n a
il seguente Regolamento:

Art. 1
Definizioni
1. Ai fini del presente regolamento, si intende per:
a) «codice», il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e
successive modificazioni e integrazioni;
b) «Autorita’», l’Autorita’ nazionale anticorruzione;
c) «presidente», il presidente dell’autorita’;
d) «consiglio», il consiglio dell’autorita’;
e) «ufficio», l’Ufficio di vigilanza competente in merito ai
procedimenti concernenti l’esercizio dei poteri di vigilanza sui
contratti pubblici di lavori, servizi e forniture;
f) «dirigente», il dirigente dell’ufficio;
g) «stazione appaltante», il soggetto di cui all’art. 3, comma 1,
lettera o), del codice;
h) «atto di raccomandazione», l’atto conclusivo del procedimento
di vigilanza adottato dal consiglio o dal dirigente ai sensi degli
articoli 19, 20 e 21 del presente regolamento;
i) «CRI» la comunicazione di risultanze istruttorie, di cui all’art. 20 del presente regolamento.

Art. 2
Oggetto
1. Il presente regolamento disciplina i procedimenti dell’Autorita’
concernenti l’esercizio dei poteri di vigilanza sui contratti
pubblici di lavori, servizi e forniture di cui all’art. 213, comma 3,
lettere a), b), g) del codice.

Art. 3
Direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di vigilanza
1. L’attivita’ di vigilanza si conforma agli indirizzi, alle
prescrizioni e agli obiettivi indicati dal Presidente e dal consiglio
dell’autorita’.
2. Entro il 31 gennaio di ogni anno, il consiglio approva una
direttiva programmatica, elaborata anche alla luce delle disfunzioni
riscontrate dagli uffici nel corso dell’attivita’ dell’anno
precedente.
3. Il Consiglio, sulla base della direttiva programmatica, approva
altresi’ il «Piano annuale delle ispezioni», svolte secondo le
modalita’ operative contenute nelle «Linee guida per lo svolgimento
delle ispezioni», pubblicate sul sito istituzionale dell’Autorita’.
4. La direttiva annuale e’ pubblicata in forma sintetica, con
l’indicazione dei criteri a cui si conforma l’attivita’ di vigilanza,
sul sito istituzionale dell’Autorita’.
5. Il consiglio puo’ integrare la direttiva ove ritenga necessario
indicare ulteriori obiettivi o interventi di vigilanza.

Art. 4
Attivita’ di vigilanza d’ufficio e su segnalazione
1. L’attivita’ di vigilanza dell’Autorita’ e’ attivata dall’ufficio
competente, secondo la direttiva annuale di cui all’art. 3 ovvero su
disposizione del consiglio.
2. L’attivita’ di vigilanza dell’Autorita’ e’ attivata su
iniziativa dell’ufficio competente e su disposizione del consiglio:
a) a seguito di grave mancato adeguamento della stazione
appaltante alle osservazioni dell’Autorita’, ai sensi dell’art. 8 del
regolamento in materia di vigilanza collaborativa;
b) a seguito di mancato adeguamento della stazione appaltante al
parere di precontenzioso vincolante di cui all’art. 211, comma 1, del
codice.
3. L’attivita’ di vigilanza e’, altresi’, attivata a seguito di
segnalazioni presentate all’Autorita’:
a) dall’autorita’ giudiziaria amministrativa, ai sensi dell’art.
1, comma 32-bis, della legge 6 novembre 2012, n. 190;
b) dal pubblico ministero, ai sensi dell’art. 129, comma 3, delle
disposizione di attuazione del codice di procedura penale;
c) dall’Avvocatura dello Stato, ai sensi dell’art. 19, comma 5,
lett. a-bis) del decreto-legge 24 giugno 2014, 90;
d) da ogni altra amministrazione o autorita’ pubblica, ivi
compresa quella giudiziaria ordinaria e contabile.
4. L’Autorita’ valuta anche le segnalazioni di violazione della
normativa in materia di contratti pubblici presentate da terzi,
compatibilmente con le esigenze organizzative e di funzionamento
degli uffici, tenendo conto in via prioritaria della gravita’ della
violazione e della rilevanza degli interessi coinvolti dall’appalto.
5. Nel caso di segnalazione di illeciti da parte di un dipendente
pubblico (c.d. whistleblower), la trattazione della stessa e’
affidata all’ufficio competente, che la svolge ai sensi del presente
regolamento e delle linee guida adottate dall’Autorita’ in materia,
nel rispetto della tutela della riservatezza dell’identita’ del
segnalante di cui all’art. 54-bis del decreto legislativo 30 marzo  2001.

Art. 5
Modalita’ di presentazione delle segnalazioni
1. Le segnalazioni di terzi di cui all’art. 4, comma 4, sono
presentate mediante il modulo allegato al presente regolamento,
disponibile sul sito istituzionale dell’Autorita’ e, ordinariamente,
trasmessa ai sensi dell’art. 25 del presente regolamento.
2. Il modulo di cui al comma 1 e’ compilato con chiarezza in ogni
suo campo obbligatorio, corredato dalla eventuale documentazione,
firmato e accompagnato da copia di un documento di identita’ o di
altro documento valido del segnalante. Il segnalante indica,
altresi’, l’indirizzo, preferibilmente di posta elettronica
certificata, cui possono essere indirizzate le eventuali
comunicazioni dell’Autorita’.
3. Nel caso in cui non sia utilizzato il modulo di cui al comma 1,
la segnalazione, firmata e accompagnata da copia di un documento di identita’ o di altro documento valido del segnalante, deve comunque indicare e documentare gli elementi rilevanti.

Art. 6
Segnalazioni anonime
1. Ai fini del presente regolamento sono considerate anonime le
segnalazioni che:
a) non rechino alcuna sottoscrizione;
b) rechino una sottoscrizione illeggibile;
c) pur apparendo riferibili a un soggetto, non consentano,
comunque, di individuarlo o di identificarlo con certezza.
2. Le segnalazioni anonime sono archiviate dal dirigente.
3. Le segnalazioni anonime che riguardino fatti di particolare
rilevanza o gravita’ e presentino informazioni adeguatamente
circostanziate possono essere tenute in considerazione al fine di
integrare le informazioni in possesso dell’ufficio nell’esercizio
dell’attivita’ di vigilanza. Il dirigente dell’ufficio puo’ altresi’
proporre al consiglio di avviare un autonomo procedimento di
vigilanza.

Art. 7
Archiviazione delle segnalazioni
1. Il dirigente provvede all’archiviazione delle segnalazioni,
oltre che nei casi di cui all’art. 6, anche nei seguenti casi:
a) manifesta infondatezza della segnalazione;
b) contenuto generico o mero rinvio ad allegata documentazione
e/o corrispondenza intercorsa tra le parti;
c) richieste genericamente riferite ad interi ambiti
dell’attivita’ contrattuale delle stazioni appaltanti;
d) manifesta incompetenza dell’Autorita’ su questioni non
afferenti alla materia dei contratti pubblici;
e) finalita’ palesemente emulativa della segnalazione;
f) segnalazioni per le quali l’intervento dell’Autorita’ non e’ piu’ attuale.
2. La segnalazione si intende archiviata se l’Autorita’ non procede
alla comunicazione di avvio del procedimento nei termini di cui
all’art. 13, comma 2, del presente Regolamento.
3. Il dirigente invia trimestralmente al consiglio il prospetto
riassuntivo delle segnalazioni archiviate ai sensi del presente
articolo, con l’indicazione, in relazione alle fattispecie di cui
alla lett. f) del comma 1, delle motivazioni dell’archiviazione. Tali
prospetti, previa presa d’atto da parte del consiglio sono pubblicati
sul sito dell’Autorita’ e tale pubblicazione e’ da intendersi quale
informativa rivolta agli esponenti.
4. Le notizie contenute nelle segnalazioni archiviate ai sensi del
presente articolo, sono valutate al fine di individuare disfunzioni
nell’applicazione delle norme in materia di contratti pubblici. Tali
informazioni rilevano anche ai fini della predisposizione della
direttiva programmatica di cui all’art. 3, comma 2, e del conseguente
Piano ispettivo dell’Autorita’ nonche’ degli atti, delle proposte e
della relazione annuale dell’Autorita’ di cui all’art. 213, comma 3,
lettere c) ed e) del codice.

Art. 8
Rapporti tra procedimento di vigilanza e procedimento di precontenzioso
1. Qualora il procedimento di vigilanza debba essere avviato,
d’ufficio o su segnalazione, in pendenza di un procedimento di
precontenzioso avente il medesimo oggetto, l’avvio del procedimento di vigilanza puo’ essere sospeso. All’esito dell’emanazione del parere di precontenzioso, il dirigente valuta se vi siano i presupposti per l’avvio del procedimento di vigilanza.
2. Qualora il procedimento di vigilanza sia stato avviato, in caso
di sopravvenuta richiesta di un parere di precontenzioso avente il
medesimo oggetto, il procedimento di vigilanza puo’ essere sospeso
sino all’esito del procedimento di precontenzioso. In questo caso,
all’esito dell’emanazione del parere di precontenzioso, il dirigente
valuta se vi siano i presupposti per dare nuovo impulso al
procedimento di vigilanza.

Art. 9
Rapporti tra procedimento di vigilanza e procedimento per la
proposizione del ricorso di cui all’art. 211, commi 1-bis e 1-ter
del codice.
1. Qualora, ricorrano i presupposti per la legittimazione al
ricorso di cui all’art. 211, commi 1-bis e 1-ter del codice, il
procedimento di vigilanza non e’ avviato ovvero e’ sospeso.
2. L’effetto sospensivo di cui al comma 1 decorre dall’acquisizione
della notizia ai sensi dell’art. 11 del Regolamento sull’esercizio
dei poteri di cui all’art. 211, commi 1-bis e 1-ter, del decreto
legislativo n. 50/2016. Il procedimento avviato si estingue con la
notifica del ricorso ai sensi dell’art. 211, comma 1-bis ovvero comma
1-ter del decreto legislativo n. 50/2016.

Art. 10
Rapporti tra procedimento di vigilanza e giudizio innanzi al giudice amministrativo
1. Nel caso di pendenza di un ricorso giurisdizionale dinanzi al
giudice amministrativo avente il medesimo oggetto, il procedimento di vigilanza non e’ avviato. All’esito del giudizio, il dirigente valuta
se vi siano i presupposti per l’avvio del procedimento di vigilanza.
2. La sopravvenienza di un ricorso giurisdizionale dinanzi al
giudice amministrativo comporta la sospensione di un procedimento di vigilanza avviato avente il medesimo oggetto. All’esito del giudizio, il dirigente valuta se vi siano i presupposti per dare nuovo impulso al procedimento di vigilanza.

Art. 11
Responsabile del procedimento
1. Il responsabile del procedimento e’ il dirigente dell’ufficio.
2. Il responsabile del procedimento puo’ individuare uno o piu’
funzionari cui affidare lo svolgimento dell’istruttoria.

Art. 12
Atti conclusivi del procedimento di vigilanza
1. Il procedimento di vigilanza, avviato ai sensi dell’art. 13, si
conclude, salvo i casi di archiviazione o di presa d’atto della
volonta’ della stazione appaltante di adottare gli atti di cui
all’art. 19, comma 2, e all’art. 20, comma 6, con l’adozione,
mediante delibera del consiglio ovvero mediante atto dirigenziale in
caso di procedimento in forma semplificata di cui all’art. 21, di uno
dei seguenti atti:
a) atto con il quale l’Autorita’ registra che la stazione appaltante ha adottato nel caso esaminato buone pratiche amministrative meritevoli di segnalazione;
b) accertamento di atti illegittimi o irregolari della procedura
di gara o dell’esecuzione del contratto, eventualmente accompagnato da raccomandazioni, rivolte alle stazioni appaltanti interessate, a rimuovere le illegittimita’ o irregolarita’ riscontrate, ovvero ad adottare atti volti a prevenire, per il futuro, il ripetersi di tali illegittimita’ e irregolarita’.

Art. 13
Avvio del procedimento di vigilanza
1. La comunicazione di avvio del procedimento e’ effettuata dal
responsabile del procedimento ed indica l’oggetto del procedimento,
le informazioni e/o documenti ritenuti rilevanti nonche’, ove
possibile, la contestazione delle presunte violazioni, il termine di
conclusione del procedimento istruttorio, l’ufficio competente con
indicazione del nominativo del responsabile del procedimento.
2. Il termine per la comunicazione di avvio del procedimento e’, di
norma, di sessanta giorni, fatta salva la possibilita’ di proroga
comunque non superiore a centottanta giorni, nei casi di motivate
esigenze istruttorie.
3. Il termine di cui al comma 2 decorre, per la vigilanza
d’ufficio, dalla data di perfezionamento dell’atto contenente le
notizie relative a possibili illegittimita’ o irregolarita’, quali la
relazione di attivita’ ispettiva, il rapporto di un ufficio relativo
ad atti e dati disponibili presso l’Autorita’ o raccolti mediante
accesso a siti e banche dati pubbliche. In caso di segnalazioni di
cui all’art. 4, commi 3 e 4, il termine decorre dalla data di
ricevimento della segnalazione.
4. La comunicazione puo’ essere preceduta da una richiesta alla
stazione appaltante di informazioni utili.
5. La comunicazione di cui al comma 1 e’ inviata alla stazione
appaltante e ai controinteressati. Nel caso di segnalazione di terzi,
all’esponente, che non puo’ essere qualificato quale
controinteressato, potra’ essere fornita unicamente la comunicazione di conclusione del procedimento di cui agli articoli 19, 20 e 21 del presente Regolamento.
6. Nel caso di un rilevante numero di destinatari la comunicazione
personale e’ sostituita da modalita’ di volta in volta stabilite
dall’Autorita’.
7. Il dirigente trasmette al consiglio, con cadenza trimestrale,
l’elenco dei procedimenti avviati ai sensi del comma 1.

Art. 14
Partecipazione all’istruttoria
1. Possono partecipare all’istruttoria:
a) i soggetti ai quali e’ stata inviata la comunicazione di avvio
del procedimento, ai sensi dell’art. 13, comma 4;
b) altri soggetti portatori di interessi diretti, concreti ed
attuali, correlati all’oggetto del procedimento che ne facciano
motivata richiesta entro trenta giorni dalla comunicazione di avvio
del procedimento o dalla conoscenza dello stesso.
2. I soggetti che partecipano all’istruttoria hanno facolta’ di:
a) accedere ai documenti del procedimento, nel rispetto delle
modalita’ e nei termini previsti dal «Regolamento concernente
l’accesso ai documenti formati o detenuti dall’Autorita’ ai sensi
della legge 7 agosto 1990, n. 241»;
b) presentare memorie scritte, documenti, deduzioni e pareri, che
sono valutati dall’ufficio ove pertinenti all’oggetto del
procedimento.

Art. 15
Richiesta di informazioni, chiarimenti e documenti
1. Il responsabile del procedimento formula per iscritto le
richieste di informazioni e di esibizione di documenti, di cui
all’art. 213, comma 13, del codice, che indicano:
a) i fatti e le circostanze in ordine ai quali si chiedono
chiarimenti;
b) il termine entro il quale dovra’ pervenire la risposta o
essere esibito il documento. Tale termine, non inferiore a dieci e
non superiore a trenta giorni, e’ stabilito in relazione all’urgenza
del caso, alla quantita’ e qualita’ delle informazioni e dei
documenti richiesti;
c) le sanzioni applicabili, ai sensi dell’art. 213, comma 13, del
codice, in caso di rifiuto, omissione o ritardo, senza giustificato
motivo, di fornire le informazioni od esibire i documenti richiesti,
nonche’ quelle previste nel caso siano fornite informazioni o esibiti
documenti non veritieri.
2. I documenti di cui e’ richiesta l’esibizione sono forniti,
preferibilmente, su supporto informatico, con allegata dichiarazione
di conformita’ all’originale. In alternativa, possono essere forniti
in originale o copia conforme.
3. Le richieste di informazioni e di esibizione di documenti
possono essere formulate anche oralmente nel corso di audizioni o
ispezioni, rendendo note all’interessato e verbalizzando le medesime indicazioni previste dal comma 2.

Art. 16
Audizioni
1. Il dirigente puo’ convocare in audizione i soggetti ai quali e’
stata data comunicazione di avvio del procedimento, ai sensi
dell’art. 13, ovvero gli ulteriori soggetti che si riterra’ utile
sentire ai fini di una piu’ compiuta trattazione dell’indagine.
2. I soggetti destinatari della comunicazione di risultanze
istruttorie di cui all’art. 20, entro dieci giorni dal ricevimento,
possono presentare istanza di audizione all’ufficio. Il dirigente,
valutata positivamente la richiesta, comunica la data dell’audizione.
3. Nel corso delle audizioni i soggetti convocati possono comparire
in persona del proprio rappresentante legale oppure di procuratore
speciale munito di apposita documentazione giustificativa del potere
di rappresentanza e possono, inoltre, farsi assistere da consulenti
di propria fiducia. La richiesta di audizione deve specificare
l’oggetto dell’esposizione orale e le ragioni per le quali la stessa
si ritiene necessaria.
4. L’audizione puo’ essere richiesta innanzi al consiglio dai
soggetti di cui al comma 2, limitatamente ai casi di maggiore
rilevanza. La richiesta di audizione deve specificare l’oggetto
dell’esposizione orale e le ragioni per le quali la stessa si ritiene
necessaria. Il Presidente, su proposta degli uffici, valutata
positivamente la richiesta, fissa la data dell’audizione e, per il
tramite della Segreteria del consiglio, dispone la comunicazione agli
interessati.
5. Delle audizioni e’ redatto processo verbale contenente le
principali dichiarazioni rilasciate dalle parti.

Art. 17
Ispezioni
1. Nell’ambito del procedimento di vigilanza, il dirigente puo’
chiedere al consiglio lo svolgimento di un’attivita’ ispettiva, da
eseguire secondo i termini e le modalita’ indicate nelle Linee guida
per lo svolgimento delle ispezioni, pubblicate sul sito istituzionale
dell’Autorita’.
2. Il mandato ispettivo e’ disposto con provvedimento del
Presidente, nel quale e’ indicata la composizione del gruppo
ispettivo, l’eventuale attivazione della collaborazione della Guardia
di finanza o di altri organi dello Stato, l’ambito soggettivo,
l’oggetto dell’accertamento.
3. Entro il termine assegnato per la conclusione dell’attivita’
ispettiva, che comunque non puo’ essere superiore a sessanta giorni,
l’ispettore redige la relazione contenente le risultanze degli
accertamenti ispettivi che viene tempestivamente trasmessa
all’ufficio richiedente per i successivi adempimenti.

Art. 18
Sospensione dei termini del procedimento
1. I termini del procedimento, nel caso di questioni di particolare
complessita’, possono essere sospesi una sola volta e, al di fuori
della ipotesi di cui alla lettera b), per una durata che non puo’
eccedere i trenta giorni, nei seguenti casi:
a) ulteriori approfondimenti mediante richieste documentali
integrative alle parti o ad altre Amministrazioni o Autorita’
nazionali ed estere;
b) ispezioni disposte ai sensi dell’art. 17; in tal caso i
termini del procedimento possono essere sospesi per una durata che
non puo’ eccedere i sessanta giorni;
c) acquisizione di pareri da altri uffici dell’Autorita’, da
altre Amministrazioni o Autorita’ nazionali ed estere.
2. Nell’ipotesi di richieste documentali o di acquisizioni di
pareri da altre amministrazioni o autorita’ nazionali ed estere,
l’istruttoria puo’ essere conclusa prescindendo dalle informazioni
richieste non pervenute nel termine di cui al comma 1.
3. Nei casi indicati al comma 1, i termini riprendono a decorrere,
rispettivamente, dalla data di ricevimento o di acquisizione da parte
del responsabile del procedimento delle integrazioni documentali,
dalla data di ricezione della relazione ispettiva, dalla data di
ricevimento del parere richiesto.
4. La sospensione dei termini procedimentali e’ comunicata alle
parti.

Art. 19
Conclusione del procedimento
1. Il dirigente, ove non si proceda ai sensi dell’art. 20, entro
centottanta giorni decorrenti dalla data di scadenza del termine
assegnato nella comunicazione di avvio del procedimento per la
presentazione di memorie, salva l’applicazione della sospensione di
cui all’art. 18, sottopone al consiglio per l’approvazione una
proposta di delibera nella quale sono indicati i presupposti di fatto
e le ragioni giuridiche che determinano la decisione dell’Autorita’,
in relazione alle risultanze dell’istruttoria, avente ad oggetto
l’adozione di uno degli atti di cui all’art. 12.
2. Il dirigente puo’,  altresi’, adottare una propria nota avente ad
oggetto la comunicazione di presa d’atto della volonta’ manifestata
dalla stazione appaltante di rimuovere le illegittimita’ e
irregolarita’ indicate nella comunicazione di avvio del procedimento
ovvero di adottare atti volti a prevenire il futuro ripetersi di tali
illegittimita’ e irregolarita’. Tale nota puo’ concludere, anche in
parte, il procedimento.
3. Il dirigente sottopone al consiglio, con cadenza trimestrale,
l’elenco delle note adottate ai sensi del comma 2.

Art. 20
Comunicazione di risultanze istruttorie
1. In caso di accertamento di atti illegittimi e irregolari di
particolare gravita’ o di particolare rilevanza economica e sociale,
in rapporto al valore del contratto e al numero di operatori
potenzialmente coinvolti nel mercato di riferimento, o nel caso in
cui nel corso dell’attivita’ di vigilanza siano emersi fatti nuovi,
ulteriori e diversi da quelli indicati nella comunicazione di avvio
il dirigente, prima della conclusione del procedimento finalizzato
alla formale proposta di delibera di cui all’art. 12, comma 1,
lettera b), entro il termine di centottanta giorni, decorrenti dalla
data di scadenza del termine assegnato nella comunicazione di avvio
del procedimento per la presentazione di memorie, salva
l’applicazione della sospensione di cui all’art. 18, puo’ predisporre
una Comunicazione di risultanze istruttorie (CRI).
2. La CRI e’ sottoposta alla preventiva approvazione del consiglio.
3. La CRI e’ trasmessa alla stazione appaltante e ai
controinteressati. Entro un termine, non inferiore a dieci giorni e
non superiore a trenta giorni, i destinatari della comunicazione
possono formulare le proprie controdeduzioni ovvero manifestare la
volonta’ di conformarsi alle indicazioni in essa contenute.
4. La CRI puo’ essere effettuata mediante forme di pubblicita’ di
volta in volta stabilite.
5. Il dirigente, entro sessanta giorni decorrenti dalla data di
scadenza del termine assegnato ai soggetti interessati per fornire
riscontro alla CRI, salva l’applicazione della sospensione di cui
all’art. 18, sottopone al consiglio per l’approvazione una proposta
di delibera nella quale sono indicati i presupposti di fatto e le
ragioni giuridiche che determinano la decisione dell’Autorita’, in
relazione alle risultanze dell’istruttoria, avente ad oggetto
l’adozione di uno degli atti di cui all’art. 12, comma 1, lettera b).
6. Il dirigente puo’, altresi’, adottare una propria nota avente ad
oggetto la comunicazione di presa d’atto della volonta’ manifestata
dalla stazione appaltante di rimuovere le illegittimita’ e
irregolarita’ indicate nella CRI ovvero di adottare atti volti a
prevenire il futuro ripetersi di tali illegittimita’ e irregolarita’.
Tale nota puo’ concludere, anche in parte, il procedimento.
7. Il dirigente sottopone al consiglio, con cadenza trimestrale,
l’elenco delle note adottate ai sensi del comma 6.

Art. 21
Procedimenti in forma semplificata
1. Il procedimento e’ concluso in forma semplificata nei seguenti
casi:
a) non sussistono dubbi interpretativi, tenuto conto del quadro
normativo e giurisprudenziale di riferimento;
b) e’ possibile applicare al caso di specie una precedente
pronuncia dell’Autorita’.
2. Nei casi di cui al comma 1, il dirigente adotta un atto di
conclusione del procedimento,che puo’ sostituire la comunicazione di avvio del procedimento di cui all’art. 13, di norma entro il termine
di centottanta giorni, che decorre, per la vigilanza d’ufficio, dalla
data di perfezionamento dell’atto contenente le notizie relative a
possibili illegittimita’ o irregolarita’ di cui all’art. 13, comma 3,
e, in caso di segnalazioni di cui all’art. 4, commi 3 e 4, dalla data
di ricevimento della segnalazione.
3. Nei casi di particolare rilevanza gli atti dirigenziali di
conclusione del procedimento in forma semplificata sono sottoposti
alla previa autorizzazione del consiglio.
4. Il dirigente, fuori dai casi di cui al comma 3, informa
trimestralmente il consiglio dei procedimenti conclusi ai sensi del
presente articolo.

Art. 22
Comunicazione delle raccomandazioni e verifica della loro attuazione
1. Qualora, con la delibera approvata dal consiglio o con l’atto
dirigenziale di conclusione del procedimento in forma semplificata,
siano adottate raccomandazioni, rivolte alle stazioni appaltanti
interessate, a rimuovere le illegittimita’ o irregolarita’
riscontrate, ovvero ad adottare atti volti a prevenire il futuro
ripetersi di tali illegittimita’ e irregolarita’, le raccomandazioni
sono comunicate alle parti e pubblicate sul sito istituzionale
dell’Autorita’. Il consiglio puo’ inoltre disporne la pubblicazione
sul sito della stazione appaltante.
2. La stazione appaltante e’ tenuta a comunicare all’Autorita’ il
proprio riscontro entro il termine assegnato, variabile da un minimo
di dieci a un massimo di quarantacinque giorni dal ricevimento della
raccomandazione.
3. In caso di mancato riscontro nei termini di cui al comma
precedente, il responsabile del procedimento trasmette gli atti al
competente ufficio dell’Autorita’ per l’avvio del procedimento
sanzionatorio ai sensi dell’art. 213, comma 13, del codice.

Art. 23
Attivita’ di vigilanza sui casi di somma urgenza e di protezione civile
1. Ai fini dell’attivita’ di vigilanza di cui all’art. 213, comma
3, lettera g), del codice sulla corretta applicazione della
disciplina derogatoria prevista per i casi di somma urgenza e di
protezione civile di cui all’art. 163 del codice, la stazioni
appaltante e’ tenuta a trasmettere, secondo le modalita’ definite
dall’Autorita’, contestualmente alla pubblicazione degli atti
relativi agli affidamenti e, comunque, entro un termine congruo
compatibile con la gestione dell’emergenza non superiore a trenta
giorni dalla redazione del verbale di somma urgenza, i seguenti atti:
a) verbale di somma urgenza e provvedimento di affidamento;
b) perizia giustificativa;
c) elenco prezzi unitari, con indicazione di quelli concordati
tra le parti e di quelli dedotti da prezzari ufficiali;
d) verbale di consegna dei lavori;
e) contratto, ove stipulato.
2. L’Ufficio competente sulla scorta dei dati acquisiti e degli
indicatori assumibili elabora un programma di vigilanza da sottoporre
all’esame del consiglio dell’autorita’.
3. Qualora dall’attivita’ di vigilanza di cui al comma 2,
eventualmente esplicata attraverso la richiesta di informazioni
documentali integrative, emergano rilevanti irregolarita’, non
adeguatamente giustificate dall’urgenza della procedura, l’ufficio
procede all’avvio del procedimento ai sensi dell’art. 13 del presente
regolamento.
4. Il parere di congruita’ del prezzo di cui all’art. 163, comma 9,
del codice e’ emesso dal competente ufficio dell’Autorita’.

Art. 24
Vigilanza sulle varianti in corso d’opera
1. Ai fini dell’attivita’ di vigilanza di cui all’art. 106, comma
14, secondo periodo del codice in tema di varianti in corso d’opera
nei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nelle
concessioni e nei contratti del contraente generale, svolta dall’ANAC
nell’ottica di garantire le finalita’ di cui all’art. 213, comma 3,
lettera b), del codice relativamente all’economicita’ dell’esecuzione
dei contratti pubblici e all’accertamento che dalla stessa non derivi
pregiudizio per il pubblico erario, il responsabile del procedimento
e’ tenuto a trasmettere per i contratti pubblici di importo pari o
superiore alla soglia comunitaria, entro trenta giorni
dall’approvazione da parte della stazione appaltante, le varianti in
corso d’opera classificabili ai sensi dell’art. 106 comma 1, lett. c)
del codice di importo eccedente il dieci per cento dell’importo
originario del contratto, incluse le varianti in corso d’opera
riferite alle infrastrutture prioritarie, secondo le modalita’
definite dall’Autorita’ con appositi Comunicati e Linee guida.
2. L’Ufficio competente, sulla scorta dei dati acquisiti e degli
indicatori definiti dal consiglio dell’Autorita’ in sede di direttiva
programmatica annuale, elabora un programma di vigilanza da
sottoporre all’esame del medesimo consiglio.
3. Qualora dall’attivita’ di vigilanza di cui al comma 2,
eventualmente esplicata attraverso la richiesta di informazioni
documentali integrative, emergano rilevanti irregolarita’, l’ufficio
procede all’avvio del procedimento ai sensi dell’art. 13 del presente
regolamento.

Art. 25
Comunicazioni
1. Le segnalazioni inviate all’Autorita’ e le comunicazioni
previste dal presente regolamento sono effettuate di norma, salvo
specifiche esigenze del procedimento, mediante posta elettronica
certificata ai sensi della vigente normativa.

Art. 26
Disposizioni transitorie
1. Il presente regolamento si applica anche alle segnalazioni gia’
pervenute all’Autorita’, per le quali non sia stato ancora avviato il
procedimento alla data di entrata in vigore.

Art. 27
Entrata in vigore e abrogazioni
1. Il presente regolamento sostituisce il precedente «Regolamento
del 15 febbraio 2017 sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in
materia di contratti pubblici» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
49 del 28 febbraio 2017, ed entra in vigore quindici giorni dopo la
data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Regolamento sull’esercizio dei poteri (impugnazione) dell’ANAC ex art. 211 d.lgs. n. 50/2016

Regolamento sull’esercizio dei poteri di cui all’articolo 211, commi1-bis e 1-ter,del decreto legislativo 18 aprile 2016, n.50 e s.m.i.

(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 164 del 17 luglio 2018 ) 
Il presente Regolamento entra in vigore quindici giorni dopo la data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

L’Autorità 
Visto l’articolo 13 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, come modificato dal decreto legislativo 24 maggio 2017, n. 74; 
Visto il decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114; 
Visto l’articolo 17, comma 1, lettera d), della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e, in particolare, l’articolo 211, commi 1-bis, 1-ter e 1- quater, introdotti dall’articolo 52-ter, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96; 
Visto l’articolo 123, comma 1, lett. b), del decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56; 
Visto il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104; 
Visto l’articolo 1, comma 32-bis, della legge 6 novembre 2012, n. 190; 
Visto l’art 129, comma 3, disp. att. c.p.p.; 
Ritenuta la necessità di adottare un regolamento ai sensi dell’articolo 211, comma 1-quater del 18 aprile 2016, n. 50; 
Tenuto conto della procedura di consultazione pubblica terminata il 24 gennaio 2018; 
Tenuto conto del parere del Consiglio di Stato n. 00445/2018 del 4 aprile 2018

EMANA

Il seguente Regolamento:

Capo I – Disposizioni generali 
Articolo 1 – Definizioni

1. Ai fini del presente Regolamento, si intende per: 
a) «codice», il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
b) «Autorità», l’Autorità Nazionale Anticorruzione; 
c) «Presidente», il Presidente dell’Autorità; 
d) «Consiglio», il Consiglio dell’Autorità; 
e) «ufficio», l’ufficio competente in merito ai procedimenti concernenti l’esercizio dei poteri di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture; 
f) «dirigente», il Dirigente dell’ufficio; 
g) «stazione appaltante», il soggetto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera o), del codice; 
h) «ricorso diretto», il ricorso di cui all’articolo 211, comma 1-bis, del codice; 
i) «ricorso previo parere motivato», il ricorso di cui all’articolo 211, comma 1-ter, del codice.

Articolo 2 – Oggetto

1. Il presente Regolamento disciplina l’esercizio della legittimazione all’impugnazione di cui all’articolo 211, commi 1-bis e 1-ter, del codice.

Capo II – Legittimazione all’impugnazione di cui all’articolo 211, comma 1-bis(Ricorso diretto)

Articolo 3 – Fattispecie legittimanti il ricorso

1.L’impugnazione di cui all’articolo 211, comma 1-bis, del codice, si esercita nei confronti di atti relativi        a contratti di rilevante impatto. 
2. Si intendono di rilevante impatto contratti:

  1. che riguardino, anche potenzialmente, un ampio numero di operatori;
  2.  relativi ad interventi in occasione di grandi eventi di carattere sportivo, religioso, culturale o a contenuto economico, ad interventi disposti a seguito di calamità naturali, di interventi di realizzazione di grandi infrastrutture strategiche;
  3. riconducibili a fattispecie criminose, situazioni anomale o sintomatiche di condotte illecite da parte delle stazioni appaltanti;
  4. relativi ad opere, servizi o forniture aventi particolare impatto sull’ambiente, il paesaggio, i beni culturali, il territorio, la salute, la sicurezza pubblica o la difesa nazionale;
  5. aventi ad oggetto lavori di importo pari o superiore a 15 milioni di euro ovvero servizi e/o forniture di importo pari o superiore a 25 milioni di euro.

3. Il termine per l’esercizio del potere di cui al comma 1>decorre, per gli atti soggetti a pubblicità legale o notiziale, dalla data di pubblicazione; per gli altri atti, dall’acquisizione della notizia, da parte dell’Autorità, dell’emanazione dell’atto.

Articolo 4 – Atti impugnabili

  1. Nell’esercizio dei poteri di cui al presente capo l’Autorità impugna i seguenti atti:
  2. regolamenti e atti amministrativi di carattere generale, quali bandi, avvisi, sistemi di qualificazione degli operatori economici istituiti dagli enti aggiudicatori nei settori speciali, atti di programmazione, capitolati speciali di appalto, bandi-tipo adottati dalle stazioni appaltanti, atti d’indirizzo e direttive che stabiliscono modalità partecipative alle procedure di gara e condizioni contrattuali;
  3. provvedimenti quali delibere a contrarre, ammissioni ed esclusioni dell’operatore economico dalla gara, aggiudicazioni, validazioni e approvazioni della progettazione, nomine del RUP, nomine della commissione giudicatrice, atti afferenti a rinnovo tacito, provvedimenti applicativi della clausola revisione prezzi e dell’adeguamento dei prezzi, autorizzazioni del Responsabile del procedimento e/o approvazioni di varianti o modifiche, affidamenti di lavori, servizi o forniture supplementari.

Articolo 5 – Proposizione del ricorso

  1. Il ricorso è proposto previa delibera del Consiglio, su proposta dell’Ufficio competente, nei termini di legge. La delibera contiene la motivazione sulla ricorrenza dei presupposti legittimanti il ricorso. In casi di urgenza il ricorso è proposto previa decisione del Presidente, salva ratifica del Consiglio.
  2. Ai fini della rapida verifica degli elementi di conoscenza contenuti nella notizia, l’Ufficio competente può chiedere ulteriori informazioni all’amministrazione che ha adottato l’atto. Tale richiesta non sospende i termini per la proposizione del ricorso.

Capo III – Legittimazione all’impugnazione di cui all’articolo 211, comma 1-ter(Ricorso previo parere motivato)

Articolo 6 – Fattispecie legittimanti

  1. Le gravi violazioni delle norme in materia di contratti pubblici, che legittimano l’Autorità ad emettere un parere motivato e, in caso di esito negativo, a ricorrere al giudice amministrativo, sono tassativamente individuate nel comma 2.
  2. Sono considerate gravi le seguenti violazioni:

a) affidamento di contratti pubblici senza previa pubblicazione di bando o avviso nella GUUE, nella GURI, sul profilo di committente della stazione appaltante e sulla piattaforma digitale dei bandi di gara presso l’Autorità, laddove tale pubblicazione sia prescritta dal codice; 
b) affidamento mediante procedura diversa da quella aperta e ristretta fuori dai casi consentiti, e quando questo abbia determinato l’omissione di bando o avviso ovvero l’irregolare utilizzo dell’avviso di pre-informazione di cui all’articolo 59, comma 5 e all’articolo 70 del codice;
c) atto afferente a rinnovo tacito dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture; 
d) modifica sostanziale del contratto che avrebbe richiesto una nuova procedura di gara ai sensi degli articoli 106 e 175 del codice; 
e) mancata o illegittima esclusione di un concorrente nei casi previsti dall’articolo 80 e dall’articolo 83, comma 1, del codice; 
f) contratto affidato in presenza di una grave violazione degli obblighi derivanti dai trattati, come riconosciuto dalla Corte di giustizia dell’UE in un procedimento ai sensi dell’articolo 258 del TFUE; 
g) mancata risoluzione del contratto nei casi di cui all’articolo 108, comma 2 del codice; 
h) bando o altro atto indittivo di procedure ad evidenza pubblica che contenga clausole o misure ingiustificatamente restrittive della partecipazione e, più in generale, della concorrenza.

Articolo 7 – Atti impugnabili

  1. Nell’esercizio dei poteri di cui al presente capo l’Autorità impugna i seguenti atti:

a) regolamenti e atti amministrativi di carattere generale, quali bandi, avvisi, sistemi di qualificazione degli operatori economici istituiti dagli enti aggiudicatori nei settori speciali, atti di programmazione, capitolati speciali di appalto, bandi-tipo adottati dalle stazioni appaltanti, atti d’indirizzo e direttive che stabiliscono modalità partecipative alle procedure di gara e condizioni contrattuali; 
b) provvedimenti relativi a procedure disciplinate dal Codice, quali delibere a contrarre, ammissioni ed esclusioni dell’operatore economico dalla gara, aggiudicazioni, validazioni e approvazioni della progettazione, nomine del RUP, nomine della commissione giudicatrice, atti afferenti a rinnovo tacito, provvedimenti applicativi della clausola revisione prezzi e dell’adeguamento dei prezzi, autorizzazioni del Responsabile del procedimento e/o approvazioni di varianti o modifiche, affidamenti di lavori, servizi o forniture supplementari.

Articolo 8 – Procedimento per l’emissione del parere motivato

  1. Entro 60 giorni dall’acquisizione della notizia, il Consiglio dell’Autorità, su proposta dell’Ufficio competente, emette un parere motivato, nel quale sono segnalate le violazioni riscontrate e indicati i rimedi da adottare per eliminarle. In caso di urgenza il parere motivato è emesso dal Presidente, salva ratifica del Consiglio.
  2. Il termine per l’esercizio del potere di cui al comma 1 decorre, per gli atti soggetti a pubblicità legale o notiziale, dalla data di pubblicazione, per gli altri atti dall’acquisizione della notizia, da parte dell’Autorità, dell’emanazione dell’atto.
  3. Ai fini della rapida verifica degli elementi di conoscenza contenuti nella notizia, l’Ufficio competente può chiedere ulteriori informazioni e documenti alla stazione appaltante o a soggetti terzi. Tale richiesta non sospende i termini di cui al comma 1.

Articolo 9 – Rapporti con la stazione appaltante

  1. Il parere è trasmesso alla stazione appaltante, con contestuale assegnazione del termine, non superiore a sessanta giorni, entro il quale la stazione appaltante è invitata a conformarsi alle prescrizioni in esso contenute.
  2. Entro il termine di cui al comma 1, la stazione appaltante informa l’Autorità in ordine alle azioni che ha intrapreso a seguito del parere.

Articolo 10 – Proposizione del ricorso

  1. L’ufficio competente, preso atto delle azioni intraprese dalla stazione appaltante ovvero della mancata conformazione della medesima al parere, rimette al Consiglio dell’Autorità la decisione sulla proposizione del ricorso avverso l’atto che si assume illegittimo.
  2. Il ricorso, previa deliberazione del Consiglio dell’Autorità, è proposto entro 30 giorni dalla ricezione della risposta della stazione appaltante, ovvero, in caso di mancata risposta, dallo scadere del termine di cui all’articolo 9, comma 1. In caso di urgenza il ricorso è proposto previa decisione del Presidente, salva ratifica del Consiglio.

Capo IV – Disposizioni comuni, finali e transitorie

Articolo 11 – Acquisizione della notizia

  1. La notizia deve contenere elementi di fatto e di diritto tali da consentire all’Autorità di individuare i vizi dell’atto e di valutare la sussistenza del requisito del rilevante impatto ovvero della grave violazione. 
  2. L’Autorità acquisisce la notizia della violazione nell’esercizio della propria attività istituzionale, ordinariamente d’ufficio.
  3. L’Autorità valuta con priorità le segnalazioni di violazione trasmesse dai soggetti sotto indicati:
  4. autorità giudiziaria amministrativa, ai sensi dell’articolo 1, comma 32-bis, della legge 6 novembre 2012, n. 190;
  5. pubblico ministero, ai sensi dell’articolo 129, comma 3, delle disp. att. c.p.p.;
  6. Avvocatura dello Stato, ai sensi dell’articolo 19, comma 5, lett. a-bis) del d.l. 24 giugno 2014, n. 90;
  7. ogni altra amministrazione o autorità pubblica, ivi compresa quella giudiziaria ordinaria e contabile.
  8. L’Autorità può valutare eventuali segnalazioni di violazione da parte di terzi in considerazione delle risorse disponibili, tenendo conto in via prioritaria della gravità delle violazioni e della rilevanza degli interessi coinvolti dall’appalto.
  9. Lo spirare dei termini per l’esercizio dell’azione in giudizio o per l’emissione del parere motivato non pregiudica l’esercizio degli altri poteri istituzionali dell’Autorità.

Articolo 12 – Rapporti con altri procedimenti dell’Autorità

  1. L’esercizio dei poteri di cui agli articoli 3 e 6 del presente Regolamento determina la sospensione dei procedimenti di vigilanza nonché dei procedimenti di precontenzioso preordinati all’emissione di pareri non vincolanti in corso presso gli Uffici dell’Autorità, aventi il medesimo oggetto.
  2. L’effetto sospensivo decorre dalla notifica del ricorso nei casi di cui all’articolo 3 e dall’emanazione del parere motivato nei casi di cui all’articolo 6 e si protrae per tutta la durata del processo.
  3. In caso di precontenzioso preordinato all’emissione di parere vincolante, non si dà luogo all’esercizio dei poteri di cui agli articoli 3 e 6 del presente Regolamento.

Articolo 13 – Pubblicità

  1.  Sono pubblicate sul sito dell’Autorità, il giorno stesso della loro adozione, le delibere del Consiglio con le quali viene disposto: il ricorso diretto di cui all’articolo 5, comma 1; il parere motivato di cui all’articolo 9, comma 1; il ricorso in caso di mancato adeguamento da parte della stazione appaltante di cui all’articolo 11, comma 2.

Articolo 14 – Norme transitorie

  1. L’ufficio competente avvia i procedimenti di cui ai capi II e III sulla base delle notizie acquisite dall’Autorità alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, utili ai fini dell’adozione degli atti di cui all’articolo 3 e all’articolo 6.

Articolo 15 – Entrata in vigore

  1. Il presente Regolamento entra in vigore quindici giorni dopo la data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Approvato dal Consiglio dell’Autorità nell’adunanza del 13 giugno 2018 con Delibera n. 572

Il Presidente 
Raffaele Cantone

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Relazione illustrativa (.pdf)

 

Regolamento sull’esercizio dei poteri ANAC: consultazione on line

Regolamento sull’esercizio dei poteri di cui all’art. 211 commi 1-bis e 1-ter del d.lgs. 50/2016

Il decreto correttivo al Codice dei contratti pubblici, d.lgs. 19 aprile 2017, n. 56 ha abrogato l’articolo 211, c. 2, del Codice contenente il c.d. potere di raccomandazione vincolante.
In sede di conversione del d.l. n. 24 aprile 2017, n. 50 è stato inserito un testo sostitutivo dell’abrogato art. 211, co. 2, del Codice dei contratti pubblici, che attribuisce all’Autorità Nazionale Anticorruzione un potere impugnatorio assimilabile a quelli già riconosciuti ad altre amministrazioni.

In particolare, la nuova disposizione prevede che:
“1-bis L’ANAC è legittimata ad agire in giudizio per l’impugnazione dei bandi, degli altri atti generali e dei provvedimenti relativi a contratti di rilevante impatto, emessi da qualsiasi stazione appaltante, qualora ritenga che essi violino le norme in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”
1-ter. L’ANAC, se ritiene che una stazione appaltante abbia adottato un provvedimento viziato da gravi violazioni del presente codice, emette, entro sessanta giorni dalla notizia della violazione, un parere motivato nel quale indica specificamente i vizi di legittimità riscontrati. Il parere è trasmesso alla stazione appaltante; se la stazione appaltante non vi si conforma entro il termine assegnato dall’ANAC, comunque non superiore a sessanta giorni dalla trasmissione, l’ANAC può presentare ricorso, entro i successivi trenta giorni, innanzi al giudice amministrativo. Si applica l’articolo 120 del codice del processo amministrativo di cui all’allegato 1 annesso al decreto legislativo 2luglio 2010, n. 104.
1-quater. L”ANAC, con proprio regolamento, può individuare i casi o le tipologie di provvedimenti in relazione ai quali esercita i poteri di cui ai commi 1-bis e 1-ter.”

In applicazione di quanto stabilito dall’art. 211, co. 1 quater, l’Autorità ha ritenuto necessario disciplinare il nuovo potere ad essa attribuito con il regolamento che viene posto in consultazione.
Si evidenzia, in particolare, che gli articoli 3 e 4 del Regolamento disciplinano in maniera distinta le fattispecie di cui ai commi 1 bis e 1 ter dell’articolo 211.
In riferimento al comma 1 bis (articoli 3 e 5 del Regolamento) l’Autorità è legittimata ad agire direttamente in giudizio, senza previa interlocuzione con la Stazione appaltante, per l’impugnazione di bandi, atti generali e provvedimenti relativi a contratti di rilevante impatto emessi da qualsiasi stazione appaltante, qualora ritenga che essi violino le norme in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. Con riferimento a questa fattispecie, nello specifico, il regolamento, anche tenuto conto della elaborazione dei dati contenuti nella Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, ha provveduto a definire cosa debba intendersi per “rilevante impatto”.
Con riguardo al comma 1 ter (articoli 4 e 12 del Regolamento), l’Autorità può agire in giudizio, previa emissione di un parere motivato contenente la diffida alla Stazione appaltante a sanare le illegittimità riscontrate in autotutela, in presenza di gravi violazioni del Codice dei Contratti. L’elaborazione dei casi in cui è possibile riscontrare le gravi violazioni è avvenuta tenendo conto di quanto espressamente previsto dal secondo comma dell’articolo 120 del C.P.A., di quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 108 del Codice dei Contratti, della tutela di alcune competenze dell’Autorità ed, infine, dell’esperienza riportata dagli Uffici di Vigilanza dell’Autorità.
Gli altri articoli del Regolamento dettano disposizioni comuni ai due poteri in materia di: atti impugnabili, acquisizione della notizia e trattazione delle segnalazioni, accesso agli atti e pubblicità e, infine, ai rapporti con altri procedimenti dell’Autorità.
Con la presente consultazione l’Autorità intende acquisire da parte di tutti i soggetti interessati ogni osservazione ed elemento utile per la elaborazione del documento definitivo. Eventuali contributi potranno essere inviati entro il 24 gennaio 2018 mediante compilazione del modulo disponibile su questa pagina.

Documento in consultazione

Modulo osservazioni

Consultazione on line del 4 gennaio 2018 – invio contributi entro il 24 gennaio 2018

fonte: sito ANAC

Manovra correttiva: modifiche al Codice dei contratti sui poteri ANAC

In G.U . n. 144 del 23 giugno 2017,s.o. n. 31, è pubblicata la Legge 21 giugno 2017, n. 96: conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.

Di seguito le disposizioni inerenti il Codice dei contratti di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50:

Art. 1-quater.
Disposizioni in materia di rilascio del certificato di
regolarita’ fiscale e di erogazione dei rimborsi.

1. I certificati di regolarita’ fiscale, compresi quelli per la partecipazione alle procedure di appalto di cui all’articolo 80, comma 4, del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nel caso di definizione agevolata di debiti tributari ai sensi dell’articolo 6 del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, sono rilasciati a seguito della presentazione da parte del debitore della dichiarazione di volersene avvalere effettuata nei termini di cui al comma 2 dello stesso articolo 6 del decreto-legge n. 193 del 2016, limitatamente ai carichi definibili oggetto della dichiarazione stessa.
2. La regolarita’ fiscale viene meno dalla data di esclusione dalla procedura di definizione agevolata di cui all’articolo 6 del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, anche a seguito del mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una di quelle in cui e’ stato dilazionato il pagamento delle somme dovute ai fini della predetta definizione.
3. I rimborsi di imposte e tasse sono erogati, ove sussistano i relativi presupposti, a seguito della presentazione da parte del debitore della dichiarazione di volersi avvalere della definizione agevolata dei debiti tributari nei termini di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, limitatamente ai carichi definibili oggetto della dichiarazione stessa. Nei casi di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una di quelle in cui e’ stato dilazionato il pagamento delle somme dovute ai fini della predetta definizione agevolata, l’erogazione del rimborso puo’ essere sospesa ai sensi dell’articolo 23 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.

Art. 52-ter.
Modifiche al codice dei contratti pubblici.

1. All’articolo 211 del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:
“1-bis. L’ANAC e’ legittimata ad agire in giudizio per l’impugnazione dei bandi, degli altri atti generali e dei provvedimenti relativi a contratti di rilevante impatto, emessi da qualsiasi stazione appaltante, qualora ritenga che essi violino le norme in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.
1-ter. L’ANAC, se ritiene che una stazione appaltante abbia adottato un provvedimento viziato da gravi violazioni del presente codice, emette, entro sessanta giorni dalla notizia della violazione, un parere motivato nel quale indica specificamente i vizi di legittimita’ riscontrati. Il parere e’ trasmesso alla stazione appaltante; se la stazione appaltante non vi si conforma entro il termine assegnato dall’ANAC, comunque non superiore a sessanta giorni dalla trasmissione, l’ANAC puo’ presentare ricorso, entro i successivi trenta giorni, innanzi al giudice amministrativo. Si applica l’articolo 120 del codice del processo amministrativo di cui all’allegato 1 annesso al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.
1-quater. L’ANAC, con proprio regolamento, puo’ individuare i casi o le tipologie di provvedimenti in relazione ai quali esercita i
poteri di cui ai commi 1-bis e 1-ter”.))

Art. 62
Costruzione di impianti sportivi

((1. Lo studio di fattibilita’ di cui all’articolo 1, comma 304, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificata dal presente articolo, predisposto ai sensi dell’articolo 23, commi 5, 5-bis e 6, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, puo’ comprendere, ai fini del raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa o della valorizzazione del territorio in termini
sociali, occupazionali ed economici, la costruzione di immobili con destinazioni d’uso diverse da quella sportiva, complementari o funzionali al finanziamento o alla fruibilita’ dell’impianto sportivo, con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale. Tali immobili devono essere compresi nell’ambito del territorio urbanizzato comunale in aree contigue all’intervento di costruzione o di ristrutturazione dell’impianto sportivo, al cui interno, ove abbia una capienza superiore a 5.000 posti, possono essere realizzati anche alloggi di servizio strumentali alle esigenze degli atleti e dei dipendenti della societa’ o dell’associazione sportiva utilizzatrice, nel limite del 20 per cento della superficie utile. I suddetti immobili, nel caso di impianti sportivi pubblici, sono acquisiti al patrimonio pubblico comunale. Lo studio di fattibilita’ puo’ prevedere la demolizione dell’impianto da dismettere, la sua demolizione e ricostruzione, anche con volumetria e sagoma diverse, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettere d) e f), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, nonche’ la sua riconversione o riutilizzazione a fini sportivi. Laddove si tratti di interventi da realizzare su aree di proprieta’ pubblica o su impianti pubblici esistenti, per il raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa, lo studio di fattibilita’ puo’ contemplare la cessione del diritto di superficie o del diritto di usufrutto su di essi, ovvero la cessione del diritto di superficie o del diritto di usufrutto di altri immobili di proprieta’ della pubblica amministrazione. Il diritto di superficie e il diritto di usufrutto non possono avere una durata superiore a quella della concessione di cui all’articolo 168, comma 2, del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e comunque non possono essere ceduti, rispettivamente, per piu’ di novanta e di trenta anni.
Nel caso di impianti sportivi pubblici, la conferenza di servizi preliminare di cui all’articolo 1, comma 304, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nel rispetto delle procedure di affidamento previste dal codice di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, esamina comparativamente eventuali istanze concorrenti individuando quella da dichiarare di interesse pubblico e da ammettere alla conferenza di servizi decisoria di cui alla lettera b) del medesimo comma 304 dell’articolo 1 della legge n. 147 del 2013. Il verbale conclusivo della conferenza di servizi preliminare e’ pubblicato nel sito internet istituzionale del comune e nel Bollettino Ufficiale
della regione)).
((2. Il progetto definitivo di cui alla lettera b) del comma 304 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, tiene conto delle condizioni indicate in sede di conferenza di servizi preliminare, potendo discostarsene solo motivatamente; e’ redatto nel rispetto delle norme di attuazione del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50; comprende, ove
necessaria, la documentazione prevista per i progetti sottoposti a valutazione di impatto ambientale; e’ corredato:
a) nel caso di interventi su impianti sportivi privati, di una bozza di convenzione predisposta ai sensi dell’articolo 28-bis, comma 2, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, nella quale sia anche previsto che la realizzazione delle opere di urbanizzazione precede o è almeno contestuale alla realizzazione dei lavori di ristrutturazione o di nuova edificazione dello stadio;
b) nel caso di interventi su impianti sportivi privati, di un piano economico-finanziario che dia conto, anche mediante i ricavi di gestione, dell’effettiva copertura finanziaria dei costi di realizzazione;
c) nel caso di interventi da realizzare su aree di proprieta’ pubblica o su impianti pubblici esistenti, di un piano economico-finanziario asseverato ai sensi dell’articolo 183, comma 9, del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, che indichi l’importo delle spese di predisposizione della proposta, nonche’ di una bozza di convenzione con l’amministrazione proprietaria per la concessione di costruzione o di gestione, che specifichi, oltre all’obbligo della preventiva o contestuale realizzazione delle opere di urbanizzazione, le caratteristiche dei servizi e della gestione nonche’ la durata della cessione del diritto di superficie o di usufrutto)).
((2-bis. La conferenza di servizi decisoria di cui all’articolo 1, comma 304, lettera b), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, si svolge in forma simultanea, in modalita’ sincrona e, se del caso, in sede unificata a quella avente a oggetto la valutazione di impatto ambientale. Nel caso di impianti sportivi che anche in parte ricadono su aree pubbliche, il verbale conclusivo di approvazione del progetto, che e’ pubblicato nel sito internet istituzionale del comune e nel Bollettino Ufficiale della regione, costituisce dichiarazione di pubblica utilita’, indifferibilita’ e urgenza dell’opera, comprendente anche gli immobili complementari o funzionali di cui al comma 1, con eventuali oneri espropriativi a carico del soggetto promotore, e costituisce verifica di compatibilita’ ambientale e variante allo strumento urbanistico comunale ai sensi e per gli effetti degli articoli 10, comma 1, e 16 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilita’, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327. Nel caso di impianti sportivi privati il verbale conclusivo della conferenza di servizi decisoria costituisce, ove necessario, adozione di variante allo strumento urbanistico comunale ed e’ trasmesso al sindaco, che lo sottopone all’approvazione del consiglio comunale nella prima seduta utile)).
((3. Lo studio di fattibilita’ di cui al comma 1, nell’ipotesi di impianti pubblici omologati per una capienza superiore a 16.000 posti, puo’ prevedere che a far tempo da cinque ore prima dell’inizio delle gare ufficiali e fino a tre ore dopo la loro conclusione, entro 300 metri dal perimetro dell’area riservata, l’occupazione di suolo pubblico per attivita’ commerciali sia consentita solo all’associazione o alla societa’ sportiva utilizzatrice dell’impianto sportivo. In tal caso, le autorizzazioni e le concessioni di occupazione di suolo pubblico gia’ rilasciate all’interno di dette aree restano sospese nella stessa giornata e per lo stesso periodo di tempo, con oneri indennizzatori a carico della societa’ sportiva utilizzatrice dell’impianto sportivo, salvi diversi accordi tra il titolare e la medesima societa’ sportiva. Nell’ipotesi di impianti sportivi pubblici omologati per una capienza compresa tra 5.000 e 16.000 posti, la disposizione del primo periodo si applica entro 150 metri dal perimetro dell’area riservata, restando ferme e impregiudicate la validita’ e l’efficacia delle autorizzazioni e delle concessioni di occupazione di suolo pubblico gia’ rilasciate)).
((4. In relazione agli interventi da realizzare su aree di proprieta’ pubblica o su impianti pubblici esistenti, il soggetto proponente deve essere in possesso dei requisiti di partecipazione previsti dall’articolo 183, comma 8, del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, associando o consorziando altri soggetti laddove si tratti della societa’ o dell’associazione sportiva utilizzatrice dell’impianto)).
((5. Si applica l’articolo 125 del codice del processo amministrativo, di cui all’allegato 1 annesso al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, alle controversie relative agli impianti sportivi pubblici omologati per una capienza superiore a 16.000 posti aventi a oggetto:
a) il verbale conclusivo della conferenza di servizi preliminare in caso di istanze concorrenti;
b) il verbale conclusivo della conferenza di servizi decisoria;
c) l’aggiudicazione della concessione)).
((5-bis. In caso di ristrutturazione o di nuova costruzione di impianti sportivi con una capienza inferiore a 500 posti al coperto o a 2.000 posti allo scoperto, e’ consentito destinare, all’interno dell’impianto sportivo, in deroga agli strumenti urbanistici e ai regolamenti delle regioni e degli enti locali, fino a 200 metri quadrati della superficie utile ad attivita’ di somministrazione di alimenti e bevande, aperta al pubblico nel corso delle manifestazioni sportive ufficiali, e fino a 100 metri quadrati della superficie utile al commercio di articoli e prodotti strettamente correlati alla
disciplina sportiva praticata.
5-ter. All’articolo 1, comma 304, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, il periodo: “Lo studio di fattibilita’ non puo’ prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali alla fruibilita’ dell’impianto e al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa e concorrenti alla valorizzazione del territorio in termini sociali, occupazionali ed economici e comunque con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale” e’ soppresso)).

Regolamento ANAC per la vigilanza sui contratti pubblici

Nuovo Regolamento ANAC di vigilanza sui contratti pubblici del 15.02.2017 (.pdf)

Relazione al Regolamento (.pdf)
 
A seguito dei nuovi poteri affidati all’Anac dalla riforma del Codice degli appalti, l’Autorità ha proceduto a una revisione generale del Regolamento sull’esercizio dell’attività di vigilanza in materia di contratti pubblici. Approvato il 15 febbraio scorso, l’atto entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e mira a consentire un intervento tempestivo su questioni attinenti alla tutela della trasparenza, della concorrenza e della legittimità delle procedure di gara. 
Fra le novità più significative rispetto al precedente Regolamento, tutte dettagliatamente descritte nella relazione che lo accompagna, va segnalata la cosiddetta “raccomandazione vincolante”. Nei casi in cui l’istruttoria non viene archiviata, oppure se la stazione appaltante non si adegua alle indicazioni dell’Anac, possono essere infatti adottati quattro tipi di provvedimenti a conclusione del procedimento di vigilanza (art.12): un atto dirigenziale in caso di procedimento in forma semplificata; un atto con cui l’Autorità registra che la stazione appaltante ha adottato buone pratiche amministrative meritevoli di essere segnalate; un atto di raccomandazione oppure una raccomandazione vincolante. Quest’ultima tipologia è adottata per le violazioni più gravi, che possono andare dai frazionamenti artificiosi agli affidamenti senza previa pubblicazione del bando in Gazzetta ufficiale.
A seguito di una raccomandazione vincolante (art. 22) l’Anac invita la stazione appaltante ad agire in autotutela annullando gli atti della procedura di gara affetti da vizi di legittimità e a rimuovere gli eventuali effetti. Se entro 15 giorni la stazione appaltante non si adegua o non risponde alle richieste di informazioni, l’Autorità avvia un procedimento sanzionatorio.

* * *

L’Autorità

VISTO il decreto legge 24 giugno 2014 n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;

VISTO il dPCM 1° febbraio 2016 con il quale è stato approvato il Piano di riordino dell’Autorità Nazionale anticorruzione;

VISTO il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (di seguito, codice) e, in particolare, gli articoli 211 e 213 del medesimo decreto;

VISTA la Delibera n. 1196 del 23 novembre 2016 recante il “Riassetto organizzativo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione a seguito dell’approvazione del Piano di riordino e delle nuove funzioni attribuite in materia di contratti pubblici e di prevenzione della corruzione e della trasparenza, e individuazione dei centri di responsabilità in base alla missione istituzionale dell’Autorità”;

VISTA la Delibera n. 1306 del 21 dicembre 2016 recante la “Definizione delle funzioni dell’Autorità per materia e ambiti di attività/uffici ed attribuzione delle funzioni di coordinamento al Presidente ed ai Consiglieri”;

VISTO l’atto di organizzazione di II livello “linee di indirizzo operative per il regolare andamento delle attività ed il raccordo funzionale in attuazione della delibera n. 1196 del 23 novembre 2016”;

TENUTO CONTO del parere del Consiglio di Stato 28 dicembre 2016, n. 2777

EMANA

il seguente Regolamento:

Art. 1
(Definizioni)

  1. Ai fini del presente Regolamento, si intende per:
      a) «codice», il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
      b) «Autorità», l’Autorità Nazionale Anticorruzione;
      c) «Presidente», il Presidente dell’Autorità;
      d) «Consiglio», il Consiglio dell’Autorità;
      e) «ufficio», l’ufficio di vigilanza competente in merito ai procedimenti concernenti l’esercizio dei poteri di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture;
      f) «dirigente», il Dirigente dell’ufficio;
      g) «codice», il d.lgs. n. 50 del 2016;
      h) «stazione appaltante», il soggetto di cui all’art. 3, co. 1, lettera o), del codice;
      i) «atto di raccomandazione vincolante», l’atto conclusivo del procedimento di vigilanza, adottato dal Consiglio, ai sensi dell’art. 211, comma 2, del codice, con il quale l’Autorità invita la stazione appaltante ad agire in autotutela e a rimuovere gli eventuali effetti degli atti illegittimi, di cui all’art. 12, comma 1, lettera a);
      j) «atto di raccomandazione», l’atto conclusivo del procedimento di vigilanza adottato dal Consiglio ai sensi dell’art. 213, comma 3, lettere a), b) g) del codice nei casi di riscontrate violazioni relative alla procedura di gara diverse da quelle di cui alla precedente lettera, ovvero di atti illegittimi o irregolari relativi alla fase dell’esecuzione del contratto;
      k) « CRI» la comunicazione di risultanze istruttorie.

Art. 2
(Oggetto)

  1. Il presente Regolamento disciplina i procedimenti dell’Autorità concernenti l’esercizio dei poteri di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di cui agli artt. 211, comma 2, e 213, comma 3, lettere a), b), g), del codice.

Art. 3
(Direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di vigilanza)

  1. L’attività di vigilanza si conforma agli indirizzi, alle prescrizioni e agli obiettivi indicati dal Presidente e dal Consiglio dell’Autorità.
  2. Entro il 31 gennaio di ogni anno, il Consiglio approva una direttiva programmatica, elaborata anche alla luce delle disfunzioni riscontrate dagli uffici nel corso dell’attività dell’anno precedente.
  3. Il Consiglio, sulla base della direttiva programmatica, approva altresì il “Piano annuale delle ispezioni”, svolte secondo le modalità operative contenute nelle “Linee guida per lo svolgimento delle ispezioni”, pubblicate sul sito istituzionale dell’Autorità.
  4. La direttiva annuale è pubblicata in forma sintetica, con l’indicazione dei criteri a cui si conforma l’attività di vigilanza, sul sito istituzionale dell’Autorità.
  5. Il Consiglio può integrare la direttiva ove ritenga necessario indicare ulteriori obiettivi o interventi di vigilanza.

Art. 4
(Attività di vigilanza d’ufficio e su segnalazione)

      1. L’attività di vigilanza dell’Autorità è attivata dall’ufficio competente, secondo la direttiva annuale di cui all’art. 3 ovvero su disposizione del Consiglio.
      2. L’attività di vigilanza dell’Autorità è attivata su iniziativa dell’ufficio competente e su disposizione del Consiglio:

a) a seguito di grave mancato adeguamento della stazione appaltante alle osservazioni dell’Autorità, ai sensi dell’art. 8 del Regolamento in materia di vigilanza collaborativa;

      b) a seguito di mancato adeguamento della stazione appaltante al parere di precontenzioso vincolante di cui all’art. 211, comma 1 del codice.
  1. L’attività di vigilanza può, altresì, essere attivata a seguito di segnalazioni presentate all’Autorità secondo le modalità di cui all’art. 5.
  2. Nel caso di segnalazione da parte di un dipendente pubblico che segnala illeciti (cd. whistleblower), la trattazione della stessa è svolta dall’ufficio competente, ai sensi del presente Regolamento e delle linee guida adottate dall’Autorità in materia, nel rispetto della tutela della riservatezza della identità del segnalante di cui all’art. 54-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Art. 5
(Modalità di presentazione delle segnalazioni)

  1. La segnalazione di cui all’art. 4, comma 3, è presentata, di norma, mediante il modulo allegato al presente Regolamento, disponibile sul sito istituzionale dell’Autorità e, ordinariamente, trasmessa ai sensi dell’art. 25 del presente regolamento.
  2. Il modulo di cui al comma 1 è compilato con chiarezza in ogni suo campo obbligatorio, corredato dalla eventuale documentazione, firmato e accompagnato da copia di un documento di identità o di altro documento valido del segnalante. Il segnalante indica, altresì, l’indirizzo, preferibilmente di posta elettronica certificata, cui possono essere indirizzate le eventuali comunicazioni dell’Autorità.
  3. Nel caso in cui non sia utilizzato il modulo di cui al comma 1, la segnalazione, firmata e accompagnata da copia di un documento di identità o di altro documento valido del segnalante, deve comunque indicare e documentare gli elementi rilevanti.

Art. 6
(Segnalazioni anonime)

      1. Ai fini del presente Regolamento sono considerate anonime le segnalazioni che:

a) non rechino alcuna sottoscrizione;

      b) rechino una sottoscrizione illeggibile;
      c) pur apparendo riferibili a un soggetto, non consentano, comunque, di individuarlo o di identificarlo con certezza.
  1. Le segnalazioni anonime sono archiviate dal dirigente.
  2. Le segnalazioni anon

Parere CdS su schema di regolamento ANAC – Rilascio dei pareri di precontenzioso (art. 211 d.lgs. n. 50/2016)

Consiglio di Stato, comm. spec., 14.09.2016 n. 1920

Il Consiglio di Stato ha reso il parere sullo schema di schema di regolamento redatto dall’Anac per il rilascio dei pareri di precontenzioso ai sensi dell’art. 211, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50

1. L’oggetto

Il regolamento in oggetto costituisce attuazione dell’art. 211 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante il nuovo Codice dei contratti pubblici, il quale stabilisce che: “Su iniziativa della stazione appaltante o di una o più delle altre parti, l’ANAC esprime parere relativamente a questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara, entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta. Il parere obbliga le parti che vi abbiano preventivamente consentito ad attenersi a quanto in esso stabilito. Il parere vincolante è impugnabile innanzi ai competenti organi della giustizia amministrativa ai sensi dell’articolo 120 del codice del processo amministrativo. In caso di rigetto del ricorso contro il parere vincolante, il giudice valuta il comportamento della parte ricorrente ai sensi e per gli effetti dell’articolo 26 del codice del processo amministrativo.”

Il provvedimento sostituisce i regolamenti già approvati ai sensi dell’art. 6, comma 6, lett. n) del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante il vecchio Codice dei contratti pubblici, secondo cui l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture – poi assorbita dall’ANAC – “su iniziativa della stazione appaltante e di una o più delle altre parti, esprime parere non vincolante relativamente a questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara, eventualmente formulando una ipotesi di soluzione; si applica l’articolo 1, comma 67, terzo periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266”.

La principale novità introdotta dal regolamento in esame risiede nella possibilità per le parti interessate di manifestare la volontà di uniformarsi al parere, con la conseguenza di renderlo vincolante, attraverso un duplice alternativo meccanismo:

– su istanza singola, qualora le altre parti esprimano il loro consenso entro dieci giorni dalla comunicazione dell’istanza;

– su istanza congiunta, nella quale sia stata espressa la volontà di attenersi al parere.

L’istruttoria dell’istanza è caratterizzata dalla massima celerità e dal metodo scritto, affinché la procedura possa concludersi entro trenta giorni dalla sua presentazione.

2. Le questioni generali

Molteplici e delicate, anche sul piano squisitamente teorico, le questioni affrontate dal Consiglio di Stato.

a) Il rapporto tra primo e secondo comma dell’art. 211 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Il comma 2 attribuisce all’ANAC un potere di invito nei confronti delle stazioni appaltanti ad agire in autotutela. Il potere di raccomandazione così introdotto è presidiato da una sanzione pecuniaria nei confronti del dirigente responsabile e dalla previsione della sua incidenza sulla reputazione delle stazioni appaltanti. Il rapporto naturale tra parere e raccomandazione è di alternatività, in guisa da dar luogo ad un sistema di tutela pre-processuale completo, attivabile su iniziativa di parte, o, in mancanza, d’ufficio. Tuttavia è possibile che le due procedure si intreccino, come si evince dallo stesso regolamento, che sancisce l’inammissibilità delle istanze di precontenzioso interferenti con esposti di vigilanza e procedimenti sanzionatori in corso di istruttoria presso l’Autorità. Né può escludersi che l’ANAC usi il potere di raccomandazione a seguito del precontenzioso. Il Consiglio di Stato, pertanto, ha ravvisato la necessità di una disciplina di regolamentazione della fattispecie, che delimiti i presupposti di esercizio del potere e individui le procedure su cui intervenire, anche alla luce del considerando n. 122 della direttiva UE 24/2014.

b) Il fondamento del potere regolamentare dell’ANAC, in assenza di un’espressa previsione di legge.

Dopo un excursus di carattere generale sul potere regolamentare delle Autorità Indipendenti, in cui si sottolinea l’importanza della fase istruttoria e, in particolare, dell’intervento consultivo del Consiglio di Stato, la Commissione ha affrontato il problema dell’inquadramento del regolamento in esame, riconducendolo alla categoria dei regolamenti di organizzazione, essendo principalmente volto a disciplinare lo svolgimento della funzione precontenziosa definita dalla fonte primaria. Ciò implica, da un lato, che non occorre evocare la teoria dei poteri impliciti per ravvisare una base legale al potere regolamentare esercitato, la teoria dei poteri impliciti per ravvisare una base legale al potere regolamentare esercitato, esso trovando fondamento nel potere di auto-organizzazione dell’ANAC, dall’altro, che il regolamento incontra dei limiti legati alla sua incidenza sulle posizioni giuridiche degli interessati.

Tuttavia, deve essere attentamente considerato il carattere necessariamente subordinato della fonte regolamentare in esame e la sua possibile incidenza sul diritto di difesa delle parti che intendono attivare lo strumento di tutela.

c) La distinzione dalle linee guida.

Dopo aver richiamato le considerazioni già svolte in precedenti pareri sulla natura delle linee-guida, la Commissione ne evidenzia la tipica efficacia “esterna”, come si conviene ad uno strumento di soft law, la cui origine è nella comunità degli affari – cosmopolita e in perenne movimento, bisognosa di regole transnazionali che siano dotate al tempo stesso di flessibilità e effettività, sovente originate dalle stesse pratiche commerciali che intendono regolare – e promana da fonti (gli usi non normativi, i codici di condotta, l’interpretazione e le clausole generali, i principi, la lex mercatoria, le regolamentazioni delle Associazioni di categoria, etc.) che trovano fondamento nell’effetto pratico che le relative disposizioni producono sui destinatari. Per contro, il regolamento dell’ANAC resta ancorato al sistema delle fonti di matrice kelseniana, costruito come un’architettura geometrica, sulla base del valore formale dell’atto, ed ha la funzione di dettare norme di azione per la Pubblica Amministrazione, non già regole di condotta per gli operatori.

d) La natura giuridica del precontenzioso.

Dopo aver agevolmente ricondotto il parere non vincolante alla moral suasion, con un quid pluris che lo avvicina ai responsa di romanisticaa memoria, la Commissione ha affrontato la complessa questione della qualificazione dogmatica del parere vincolante, o, più precisamente, della procedura da cui esita, inquadrandolo nelle ADR (Alternative Dispute Resolution), sia pure con indiscutibili tratti di specialità, poiché la procedura riposa sulla volontà delle parti, in base a un sistema binario, a seconda che vi sia o meno l’assenso all’efficacia vincolante del parere, e sfocia in un atto amministrativo che, quando ha efficacia vincolante, può essere impugnato in sede giurisdizionale.

Su tale profilo, il problema della giustificazione teorica dell’istituto all’interno del sistema amministrativo – dove vige il principio di indisponibilità dell’interesse legittimo e il conseguente divieto di arbitrato – si incrocia con quello del modello ad efficacia soggettiva variabile scelto dal regolamento, ed ancor prima dalla legge, per cui il parere è vincolante solo nei confronti delle parti che hanno aderito alla procedura.

La Commissione ha osservato che l’ancoraggio della vincolatività del parere al consenso delle parti è necessario se si vuole mantenere la distanza dai mezzi processuali, essendo la caratteristica principale delle tecniche di risoluzione alternativa delle controversie. È ben vero che le ADR attengono a diritti disponibili, ma tale principio appare insuperabile solo nell’ambito dei mezzi non aggiudicativi, come la mediazione o la negoziazione assistita, che hanno una connotazione marcatamente privatistica, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale. Nell’ipotesi in esame, invece, la procedura è svolta e decisa da un organo pubblico, che appartiene al novero delle Autorità indipendenti di settore, come AGCM, cui sono riconosciute funzioni non lontane dalla giurisdizione. Il pericolo, allora, è proprio quello di una processualizzazione dell’istituto, contraria alla sua ratio, che la Commissione suggerisce di evitare indicando una serie di specifici correttivi.

e) Le residue criticità

La Commissione individua quattro aree di criticità della procedura costruita dal regolamento, in larga misura dipendenti dal modello previsto dalla fonte primaria.

In primo luogo, una volta sancita l’impugnabilità del parere, non sembra più necessario subordinare l’efficacia vincolante al previo consenso delle parti. Nell’ordinamento, quando è previsto il ricorso (facoltativo) ad Autorità indipendenti, l’efficacia vincolante della decisione non è subordinata al previo consenso delle parti (si pensi al ricorso al difensore civico o alla commissione per l’accesso), ma tale soluzione non è perseguibile de iure condito.

In secondo luogo, l’efficacia soggettiva variabile compromette, se non l’effetto di deflazione, la linearità del sistema. Si pensi al caso della stazione appaltante che, sottoposta all’efficacia vincolante del parere, decida di adeguarsi ad esso. La parte che non è sottoposta alla forza vincolante del parere potrà limitarsi a dedurne l’inefficacia nei suoi confronti, con la conseguenza che – se sfavorevole – non sarà tenuta per tutelarsi a impugnarlo o a partecipare al giudizio da altri instaurato. Tuttavia, resterà pur sempre pregiudicata dal provvedimento adottato sulla base di tale parere, ragion per cui dovrà impugnarlo, ciò dando luogo a un problematico rapporto tra i due giudizi.

In terzo luogo, il parallelismo con l’arbitrato evidenzia un’aporia nella natura consensuale del meccanismo: in ambito civilistico, la struttura contrattuale del compromesso e dalla clausola compromissoria fa sì che non è revocabile l’assenso; nell’istituto in esame, invece, il carattere unilaterale del vincolo fa pensare alla possibilità di un ripensamento della parte stessa.

In quarto luogo, si pone il problema di individuare la disciplina applicabile al procedimento (termini, rapporti con la tutela giurisdizionale, inammissibilità e improcedibilità, revocazione, etc.) laddove non espressamente prevista.

Su questi punti occorre un espresso intervento normativo, anche in via legislativa.

3. Le questioni particolari

Diversi rilievi sono stati formulati al fine di migliorare la procedura e garantire le parti interessate alla decisione, per cui si dà conto dei più importanti.

In primo luogo è stato chiarito l’ambito di applicazione dell’istituto, che riguarda “questioni” e non “controversie” e si estende anche oltre la stipulazione del contratto, sempre che abbia ad oggetto situazioni relative alla procedura di gara, poiché in tal senso milita la lettera della legge e non può escludersi l’utilità di una soluzione precontenziosa anche in una fase avanzata dell’appalto.

In secondo luogo si è suggerito di precisare che l’istanza di parere precontenzioso, salva l’ipotesi in cui sia stata proposta contestualmente da tutti i soggetti coinvolti nella vicenda, venga comunicata a “tutti i soggetti interessati alla soluzione della questione oggetto della medesima”, dovendosi intendere nell’ampia dizione di “interessati” anche quelli che nel processo amministrativo sarebbero controinteressati, coerentemente al significato che detto termine ha negli articoli in esame, allorquando si usa l’espressione “parti interessate” per designare tutti coloro la cui posizioni giuridiche sono toccate dal parere. Tale soluzione è apparsa preferibile, oltre che per ragioni di coerenza sistematica, anche sul piano strettamente lessicale: il termine controinteressato assume una diversa valenza secondo che si riferisca al procedimento o al processo, poiché nel primo il controinteressato è colui che è, senza essere destinatario dell’atto, può riceverne pregiudizio (cfr. art. 7 della legge n. 241 del 1990) e perciò è legittimato ad impugnare il provvedimento finale, nel secondo il controinteressato è colui che vanta un interesse uguale e contrario a quello del ricorrente, quindi nella posizione di resistere al ricorso. Impiegare il termine “controinteressato” nel contesto della procedura di precontenzioso, dunque, darebbe adito a dubbi interpretativi.

In terzo luogo è apparso opportuno ripristinare l’audizione delle parti dinanzi all’Autorità, almeno per le controversie di maggior rilievo, collocandola dopo la scadenza del termine per prestare l’eventuale assenso al parere. La brevità del termine per concludere il procedimento non costituisce un impedimento assoluto, sol che si abbia l’accortezza di prevedere modalità di convocazione rapide, ad esempio in forma telematica, e un contraddittorio orale semplificato e senza formalità.

In quarto luogo è stata suggerita l’eliminazione della disposizione relativa al riesame del parere vincolante, foriera di ulteriori complicazioni, nell’ipotesi – piuttosto probabile – di un’interferenza tra il procedimento di riesame e il processo, attesa l’impugnabilità dei pareri vincolanti dinanzi al giudice amministrativo.

Da ultimo, è stata integralmente riformulata la disposizione relativa agli effetti del parere. La Commissione ha distinto tre ipotesi.

La prima è l’obbligo di comunicazione all’ANAC della stazione appaltante che abbia manifestato la volontà di attenersi al parere, avente ad oggetto la eventuale proposizione di ricorso giurisdizionale avverso il parere ovvero le determinazioni adottate al fine di adeguarsi al parere stesso.

La seconda è l’obbligo di comunicazione all’ANAC delle parti diverse dalla stazione appaltante che abbiano manifestato la volontà di attenersi al parere, avente ad oggetto la eventuale proposizione di ricorso giurisdizionale avverso il parere ovvero l’avvenuta acquiescenza al parere.

La terza è l’obbligo di comunicazione all’ANAC delle parti che non hanno manifestato la volontà di attenersi al parere, avente ad oggetto le proprie determinazioni conseguenti al parere.