Regolarizzazione della cauzione provvisoria: limiti (Art. 46)

C.G.A., sez. giur., 02.03.2015 n. 173
(sentenza integrale)

“Come rilevato dal TAR e già da questo Consiglio in sede cautelare, la richiesta di certificazione della qualità e dei poteri del firmatario della polizza risulta del tutto ragionevole, dovendo l’Amministrazione cautelarsi circa la serietà dell’impegno assunto dal garante in un contesto in cui la base d’asta era superiore a 400 milioni di euro e la cauzione provvisoria superava gli 8 milioni.
Nel merito non può poi seguirsi l’appellante quando – con grande dovizia di argomenti dialettici – sostiene che la prescrizione è stata sostanzialmente rispettata e che comunque la stessa riguardava il caso della polizza sottoscritta da un mero agente e non quello della polizza sottoscritta ( come nel caso a mani) dal direttore esecutivo della compagnia assicuratrice.
Infatti, come fondatamente eccepisce l’Amministrazione, il bando imponeva l’onere della attestazione espressa dei poteri del firmatario senza distinguere tra firmatari muniti di poteri di rappresentanza e agenti nè tantomeno tra polizze rilasciate dalla sede centrale o dalle agenzie.
Concludendo sul punto si richiama infine quanto condivisibilmente rilevato dal TAR circa l’impossibilità di ritenere soddisfatta la prescrizione in base ad una visione sinottica o combinata della polizza e della dichiarazione autenticata, posto che tale modalità non corrisponde a quanto richiesto dal bando.
Da ultimo resta da considerare quanto sostenuto dall’appellante in ordine alla necessità del soccorso istruttorio.
Al riguardo la tesi impugnatoria non può essere seguita, in quanto – come chiarito dalla sentenza appellata – urta contro granitici indirizzi giurisprudenziali dai quali non c’è motivo alcuno per discostarsi.
Infatti, la giurisprudenza amministrativa è costante nell’affermare che la regolarizzazione documentale può essere consentita solo quando i vizi siano puramente formali, o chiaramente imputabili ad errore solo materiale, e sempre che riguardino dichiarazioni o documenti non richiesti a pena di esclusione, non essendo, in quest’ultima ipotesi, consentita la sanatoria o l’integrazione postuma, che si tradurrebbe in una violazione dei termini massimi di presentazione dell’offerta e, in definitiva, in una violazione del principio di parità delle parti, che deve presiedere ogni procedura ad evidenza pubblica (cfr. V Sez. n. 1038 del 2010).
In sostanza, come è stato da tempo chiarito, le sanatorie documentali sono ammesse, mediante la possibilità di integrare successivamente la documentazione prodotta con la domanda di partecipazione alla gara o, comunque, con l’offerta, con un duplice limite: a) la regolarizzazione deve riferirsi a carenze puramente formali od imputabili ad errori solo materiali b) la regolarizzazione non può mai riguardare produzioni documentali difformi da prescrizioni del bando (o della lettera di invito) presidiate dalla comminatoria di esclusione (cfr. III Sez. n. 4370 del 2013).”

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