Valutazione sulla gravità del reato ai fini del requisito della moralità professionale (Art. 38)

admin-seaCons. Stato, sez. V, 25.02.2015 n. 927
(sentenza integrale)

“costituisce diritto vivente il principio per cui in sede di gara d’appalto i concorrenti non possono operare alcun filtro in sede di dichiarazioni relativamente alla indicazione delle condanne penali subite ed alla loro rilevanza sulla moralità professionale che è riservata in via esclusiva alla stazione appaltante, trattandosi di obbligo che scaturisce direttamente dalla legge e, per la precisione, dall’art. 38, co. 2, cit. (cfr. da ultimo Cons. St, sez. V, n. 400 del 27 gennaio 2014; n. 1378 del 2013; Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, determinazione n. 1 del 2010); nel caso di specie, inoltre, è evidente che il Modello A era perfettamente coincidente con la norma sancita dall’art. 38, co. 1, lett. c), secondo cui sono esclusi dalle procedure di gara i soggetti “nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato, o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale”, e coerente con la norma sancita dall’art. 38, co. 2, cit. secondo cui <<Il candidato o il concorrente attesta il possesso dei requisiti mediante dichiarazione….in cui indica tutte le condanne penali riportate, ivi comprese quelle per le quali abbia beneficiato della non menzione….>, e coerente con la norma sancita dall’art. 38, co. 2, cit. secondo cui <>; sotto tale angolazione è irrilevante che nel certificato del casellario rilasciato ad istanza di parte non risulti alcuna annotazione della condanna in questione;
c) costituisce diritto vivente il principio per cui nelle procedure di gara disciplinate dal codice dei contratti pubblici, il “potere di soccorso” sancito dall’art. 46, co.1, del medesimo codice – sostanziandosi unicamente nel dovere della stazione appaltante di acquisire elementi estrinseci relativi a documenti o dichiarazioni già esistenti, chiedere chiarimenti, rettificare errori materiali o refusi, fornire interpretazioni di clausole ambigue nel rispetto della par condicio dei concorrenti – non consente la produzione tardiva del documento o della dichiarazione mancante o la regolarizzazione della forma omessa, ove tali adempimenti, siano previsti a pena di esclusione (cfr. da ultimo Cons. Stato, Ad. plen. n. 9 del 2014);
d) circa la valutazione della gravità del reato, il Collegio non intende decampare dalla consolidata giurisprudenza (cfr. ex plurimis Cons. St., Sez. V, 11 luglio 2014, n. 3562; Sez. V, 6 marzo 2013, n. 1378), secondo cui: I) la valutazione della gravità delle condanne riportate dai concorrenti e della loro incidenza sulla moralità professionale è rimessa alla più ampia discrezionalità tecnico amministrativa della stazione appaltante; II) la giustificazione della scelta può desumersi per relationem dagli elementi documentali versati in atti, non richiedendosi l’assolvimento di un particolare onere motivazionale; III) in tal caso la motivazione si evince ob relationem col richiamo implicito al titolo penale acquisito al procedimento amministrativo, il ché consente al giudice di esercitare il controllo nei limiti del sindacato di legittimità operabile ab externo su valutazioni fiduciarie comunque riservate alla pubblica amministrazione; IV) ciò che conta davvero è che l’amministrazione, come verificatosi nel caso di specie, abbia acquisito tutti i dati utili seguendo lo schema tracciato dalla legge per la verifica del requisito della idoneità morale.”

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