Ammissibilità delle varianti progettuali e validità delle dichiarazioni “omnibus” (Artt. 38, 76)


TAR Torino, 10.10.2014 n. 1558

(sentenza integrale)
(estratto)
E’ infondato il primo motivo, con il quale la ricorrente lamenta la violazione della lex specialis di gara e dell’art. 38 del Codice dei contratti pubblici, in quanto la società aggiudicataria avrebbe omesso, in fase di dichiarazione sostitutiva allegata alla domanda di ammissione, ogni riferimento al direttore tecnico arch. F.B..
E’ sufficiente richiamare il principio recentemente affermato dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in ordine a controversia analoga, secondo cui “la dichiarazione sostitutiva relativa all’insussistenza delle condizioni ostative previste dall’art.38 d.lgs. n. 163 del 2006 non deve contenere la menzione nominativa di tutti i soggetti muniti di poteri rappresentativi dell’impresa, quando questi ultimi possano essere agevolmente identificati mediante l’accesso a banche dati ufficiali o a registri pubblici”, con la conseguenza che una dichiarazione sostitutiva riferita in via generale ai requisiti previsti dalla norma “è completa e non necessita di integrazioni o regolarizzazioni mediante l’uso dei poteri di soccorso istruttorio” (così Cons. Stato, ad. plen., 30 luglio 2014 n. 16).
Nella specie, peraltro, è provato che:
– il legale rappresentante della F.B. s.p.a. ha ritualmente compilato e sottoscritto il modulo n. 1) allegato al disciplinare di gara, attestando tra l’altro che “l’impresa non si trova in nessuna delle condizioni di esclusione dalle procedure di affidamento di appalti di lavori, forniture e servizi previste dall’art. 38 del d.lgs. 163/2006” (doc. 4 della difesa del Comune);
– l’arch. F.B. ha prodotto, seppur tardivamente, la propria dichiarazione sostitutiva circa l’assenza di precedenti penali e di altre cause ostative all’ammissione (doc. 6 della difesa della controinteressata).
In definitiva, il paragrafo 16 del bando di gara (che obbligava i concorrenti a presentare, in sede di offerta, la dichiarazione sostitutiva per ciascun amministratore e direttore tecnico in carica) non può che essere interpretato in conformità ai principi sopra richiamati, nel senso di non consentire l’automatica esclusione dell’impresa che abbia genericamente attestato l’assenza nei propri confronti (id est: anche nei confronti dei propri organi) delle condizioni elencate dall’art. 38 del Codice dei contratti pubblici, dovendo viceversa assegnarsi rilevanza al dato sostanziale dell’effettivo possesso dei requisiti morali soggettivi da parte dei concorrenti.
(omissis)
Come è noto, la possibilità di presentare varianti progettuali in sede di offerta è oggi generalizzata ai sensi dell’art. 76 del Codice dei contratti pubblici, per qualsivoglia tipologia di appalto. E’ l’amministrazione che deve indicare nella lex specialis di gara se le varianti siano ammesse e, in caso affermativo, deve identificarne i requisiti minimi ed i limiti oggettivi.
Si è così affermato che, indipendentemente dalla espressa previsione di varianti progettuali nel bando, è insito nella scelta del criterio selettivo dell’offerta economicamente più vantaggiosa che, anche quando il progetto posto a base di gara sia già dettagliato, le imprese concorrenti possano proporre variazioni migliorative, purché non si alterino i caratteri essenziali delle prestazioni richieste dalla lex specialis di gara, onde non ledere la par condicio (cfr. Cons. Stato, sez. V, 29 marzo 2011 n. 1925; Id., sez. V, 12 febbraio 2010, n. 743).
La stessa giurisprudenza ha elaborato alcuni criteri di ammissibilità delle varianti in sede di offerta:
a) si ammettono varianti migliorative riguardanti le modalità esecutive dell’opera o del servizio, purché “non si traducano in una diversa ideazione dell’oggetto del contratto, che si ponga come del tutto alternativo rispetto a quello voluto dall’amministrazione”;
b) risulta essenziale che la proposta tecnica sia migliorativa rispetto al progetto base, che l’offerente dia contezza delle ragioni che giustificano l’adattamento proposto e le variazioni alle singole prescrizioni progettuali, che si dia la prova che la variante garantisca l’efficienza del progetto e le esigenze dell’amministrazione sottese alla prescrizione variata;
c) viene lasciato un ampio margine di discrezionalità alla commissione giudicatrice, trattandosi dell’ambito tipico di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Ciò premesso, il Collegio osserva che nella fattispecie controversa il Comune aveva posto a base di gara un progetto esecutivo ed aveva, in tal modo, preventivamente individuato ogni dettaglio dell’intervento di restauro del “Palazzo S.”. Per ciò solo, è evidente che la verifica di ammissibilità delle varianti progettuali avrebbe dovuto attenersi ad un rigore ben maggiore di quello normalmente richiesto negli appalti integrati di progettazione ed esecuzione ovvero, più in generale, nella selezione dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

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