Rinnovo (parziale) del contratto d’appalto mediante procedura negoziata (Art. 57)

SeA no name miniTAR Torino, 17.04.2014 n. 674

(sentenza integrale)

Il servizio che l’Azienda ha chiesto, nella fase transitoria prima di concludere la gara per l’affidamento del servizio, è differente solo dal punto di vista quantitativo, rispetto a quello affidato, scaduto da sei anni e prorogato per altri sei, in quanto si chiede di eseguire solo alcune prestazioni (l’attività di custodia e consegna delle cartelle cliniche, con esclusione dell’attività ulteriore di prelevamento di ulteriore documentazione).

Si legge però nel provvedimento che “le condizioni contrattuali hanno dovuto essere necessariamente riviste e ridefinite con l’Azienda interessata” ed emerge chiaramente dagli atti che il servizio è poi stato eseguito dalla ricorrente, secondo le condizioni pattuite.

E’ noto come il giudice non sia in linea di principio vincolato dal “nomen iuris” attribuito dalle parti al provvedimento, ma possa qualificare l’atto sulla base del potere effettivamente esercitato.

Nel caso di specie, al di là della qualifica del provvedimento quale “proroga”, l’elemento maggiormente rilevante è che venga dato atto che tra le parti si sia raggiunto un accordo per l’oggetto differente del contratto e che la società XXX abbia poi eseguito il servizio.

Il servizio è stato affidato mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, ricorrendo l’ipotesi di cui all’art. 57, comma 2, lett. c), del d.lgs. 163/2006.

Vi è stata quindi una complessiva rinegoziazione del preesistente rapporto contrattuale, per cui il provvedimento non si configura come una mera “proroga” del termine finale del precedente contratto, ma come un rinnovo, in cui le parti hanno proceduto a rinegoziare il rapporto, giungendo a modificare il contenuto del servizio, eliminando alcune parti, non più attuali.

L’elemento che differenzia il rinnovo del contratto dalla proroga è infatti identificato proprio nella circostanza che mentre il rinnovo presuppone una rinegoziazione delle condizioni, la proroga si riduce soltanto ad un mero differimento temporale (cfr. Cons. St., sez. III nn. 2682/2012 e 1687/2012).

Pertanto, il ricorso è infondato, in quanto, riqualificato in tal modo l’atto impugnato, non si ravvisa alcuna violazione ai principi di correttezza e di buona fede, dal momento che le nuove condizioni, secondo quanto emerge dagli atti, sono state oggetto di contrattazione e sono state accettate dalla società ricorrente, che ha eseguito il servizio.

Fonte: www.giustizia-amministrativa.it